Venezia, 22 settembre 2026 – Tra Caorle e la Valle Millecampi di Codevigo, si snoda un territorio dove acqua e terra si sfidano metro dopo metro, disegnando ancora oggi il legame profondo tra l’uomo e la laguna veneta. È proprio qui, tra argini e barene, che si capisce quanto sia fragile l’equilibrio di un ambiente che sembra sempre sull’orlo del cambiamento. Un equilibrio che racconta una storia fatta di bonifiche, migrazioni di uccelli e antiche colture.
Lungo i canali, tra sabbia e acqua salmastra
Si parte da Caorle, piccolo borgo di pescatori a nord-est di Venezia, in una mattina settembrina: le prime luci si riflettono sui canali mentre i pescherecci riprendono il lavoro. Sono circa le sette quando, lasciato alle spalle il centro storico e le sue calli, la strada diventa sterrata. Verso sud, seguendo la vecchia Romea, ci si addentra subito in un paesaggio dove acqua salata e vegetazione si mescolano senza confini netti. Le barene fangose spuntano qua e là, baciate da marea e vento; qui crescono solo salicornia, canne e qualche pioppo sparso.
Poco dopo San Gaetano, appare la prima delle tante chiuse: strutture semplici ma fondamentali per impedire al mare di risalire nell’entroterra. Chi passa in bici rallenta per ascoltare lo scricchiolio del legno bagnato e il richiamo delle folaghe nascoste nella vegetazione. “Sono zone delicate – spiega Carlo Dal Cin, agronomo locale –. Devi conoscere i ritmi della marea e imparare a rispettarli. Ogni stagione qui è una storia a sé.”
Antiche lagune e confini mai fissi
Più avanti si arriva alla Valle Millecampi, vasta palude al confine tra Venezia e Padova. Sono circa le dieci quando arrivano i primi pescatori con le loro barchette: remano lentamente, quasi in silenzio. Cercano anguille, cefali o vongole veraci nei canali solcati dal limo. Non ci sono cartelli che segnino i confini; terra coltivata, barena e acqua sono divisi solo da qualche palo piantato o reti messe ad asciugare.
“Questa zona vive in simbiosi con la laguna – dice Franco Bertin, guardiaparco della Riserva Naturale –. Non puoi tracciarle linee nette.” L’intervento umano qui è presente ma discreto: casette di legno per la pesca stagionale e argini rinforzati dopo ogni piena.
Nel cuore della valle il paesaggio sembra quasi lunare. La marea scopre fondali d’argilla grigia dove nidificano aironi cenerini, avocette e spatole. Tra aprile e ottobre i binocoli degli appassionati di birdwatching sono ovunque; qualcuno segna con cura l’avvistamento dei fenicotteri rosa all’alba.
Uomo e natura: un equilibrio fragile
Non è un angolo di natura intatta: qui le bonifiche hanno trasformato il territorio fin dal Novecento. Vecchie idrovore di ghisa degli anni ’20-’40 regolano ancora oggi l’acqua nei canali principali. Senza queste opere, con le piogge tutto tornerebbe palude nel giro di poche settimane. “Gestire l’acqua è una lotta quotidiana”, avverte Dal Cin. “Non puoi mai abbassare la guardia.” Gli agricoltori della zona lo sanno bene: seminano grano tenero o soia solo dove l’argilla lascia passare il trattore.
Negli ultimi anni il clima pazzo ha reso tutto più difficile: mareggiate d’inverno e siccità d’estate mettono a rischio raccolti e habitat naturali. “Abbiamo dovuto spostare più volte i campi – racconta Maria Zangrando, coltivatrice della frazione Valle Millecampi –. Basta un autunno piovoso per buttare via mesi di fatica.”
Un paesaggio da vivere senza fretta
Chi decide di attraversare questi luoghi a piedi o in bici – magari lungo l’anello delle Valli di Chioggia – incontra un’Italia fuori dal tempo: strade sterrate che passano accanto a casoni abbandonati, canali d’acqua ferma con ninfee ma anche plastiche portate dal vento. Un paesaggio che cambia aspetto ogni pochi chilometri ma conserva sempre quel senso di sospensione: qui il tempo sembra dilatarsi.
Le storie raccolte raccontano un rapporto pratico con l’ambiente: niente miti romantici sulla laguna selvaggia, solo fatica quotidiana, attenzione ai segnali del cielo e dell’acqua, ricerca continua del giusto equilibrio.
Dalla laguna di Caorle alla Valle Millecampi, questo angolo d’Italia continua a interrogarsi sul suo domani. Terra d’acqua e fatica, dove ogni argine porta con sé una storia diversa.