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Immersione tra gli squali senza gabbia: la nuova frontiera dell’adrenalina in Italia

Silvana Lopez by Silvana Lopez
25 Luglio 2026
in Soggiorni e dintorni
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Soggiorni e dintorni

Città del Capo, 25 luglio 2026 – Tuffarsi tra gli squali senza gabbia fa venire i brividi a molti solo a pensarci. Eppure, questa pratica sta prendendo sempre più piede in varie parti del mondo, a metà strada tra avventura e ricerca scientifica, sfidando idee consolidate su questi animali tanto temuti. Proprio qui, lungo la costa sudafricana, a Gansbaai, alle prime luci dell’alba, gruppi di appassionati e biologi si immergono senza alcuna protezione con uno degli abitanti più fraintesi degli oceani. Perché? Per capire meglio, fare ricerca e mettersi alla prova.

Immergersi senza gabbia: tra coraggio e passione scientifica

Dietro queste immersioni spesso c’è un biologo marino, come Markus Smit, sudafricano di 38 anni che da oltre dieci stagioni guida spedizioni simili. “Non è follia – racconta Smit a alanews.it – ma rispetto: entriamo nel loro mondo senza barriere per osservare e imparare. Gli squali non sono mostri spietati”. A conferma, i dati dell’Università di Stellenbosch dicono che più dell’80% degli incontri è pacifico. Nonostante questo, la paura resta forte. L’immagine degli squali “cattivi” rimane impressa da decenni di cinema e notizie sensazionalistiche.

Shark diving in Sudafrica: numeri reali e rischi calcolati

Tra Gansbaai e Mossel Bay si contano circa 1.500 immersioni all’anno senza gabbia. La locale Shark Research Unit segnala solo 7 incidenti lievi dal 2015 ad oggi. Dati che smentiscono un rischio così alto come lo si immagina. Ma la prudenza non manca: briefing severi prima di ogni immersione, regole precise – niente movimenti bruschi o provocazioni –, subacquei pronti a intervenire se serve. Il tutto comincia alle 6 del mattino sul molo di Kleinbaai, tra mute spesse e attrezzature essenziali.

Dal mito al contatto diretto: l’incontro con gli squali

Chi si è immerso racconta di un’esperienza quasi silenziosa. Si scende lentamente nel blu; il rumore del motore svanisce. In lontananza appaiono i primi squali: soprattutto squali pinna nera, lunghi circa due metri. “Sono torpedini d’argento che si muovono lente tra le alghe”, dice Marion Lefevre, turista francese ancora infreddolita sulla barca. Senza gabbia la distanza fisica si trasforma in rispetto mentale: “Ti osservano ma restano alla loro distanza. È come se non ti considerassero”.

Squali meno aggressivi? La scienza dice sì

Le ultime statistiche dell’International Shark Attack File, gestito dal Dipartimento di Biologia Marina della Florida, mostrano una diminuzione degli attacchi letali negli ultimi dieci anni. Nel 2025, su oltre 70 milioni di immersioni nel mondo, i casi gravi sono stati meno di una dozzina. “La paura è esagerata rispetto ai dati reali”, ammette Smit. Molto dipende da film come “Lo Squalo” e notizie sensazionaliste degli anni ’70-’80 che hanno costruito l’immagine dello squalo come killer.

Dopo l’immersione: stupore più che paura

Chi esce dall’acqua dopo un’immersione senza gabbia spesso non ha più paura ma stupore negli occhi. Sul molo si respira un’atmosfera raccolta: qualcuno sorride timido, altri restano in silenzio guardando il mare. “È come aver superato un limite dentro la testa”, spiegano con parole semplici i protagonisti. Marco Ricci, dall’Italia, confessa: “La paura sparisce subito; vedi animali curiosi, non mostri”. Il rispetto nasce così, dall’esperienza diretta.

Turismo sostenibile e futuro dello shark diving

Il turismo legato agli squali è una risorsa importante per molte comunità lungo le coste sudafricane e dell’Australia Occidentale. Secondo Marine Ecotourism, nel 2025 questa attività ha portato circa 8 milioni di euro solo nell’area di Gansbaai. “Più gente incontra gli squali da vicino, più cresce la voglia di proteggerli”, sottolinea Smit prima di lasciare il molo. Il punto è chiaro: meno paura irrazionale significa più tutela per questi habitat.

Nell’acqua che riflette la luce tremolante restano tante domande aperte. La sfida non riguarda solo sport o scienza: parla del modo in cui raccontiamo la natura – e di quanto siamo pronti a mettere in discussione le nostre paure più radicate.

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