Milano, 4 agosto 2026 – Chi ha apprezzato l’atmosfera sospesa di “Perfect Days” di Wim Wenders o la delicatezza di “Viaggio in Giappone” di Elise Girard con Isabelle Huppert, ora si trova a cercare una porta d’accesso al Giappone autentico. Da mesi in Italia cresce la voglia di scoprire mete meno frequentate nel Sol Levante: non solo Tokyo e Kyoto, ma anche città come Kanazawa, il quartiere Yanaka e i tradizionali onsen. Cinema e social stanno spingendo sempre più viaggiatori a uscire dai percorsi più battuti, alla ricerca di esperienze quotidiane e incontri veri con una cultura che, sotto molti aspetti, resta ancora un mistero.
La ricerca di autenticità oltre Tokyo
In primavera, dati della Japan National Tourism Organization mostrano un aumento del 14% degli arrivi dall’Italia rispetto al 2025. Più dei soliti tour organizzati o dei festival di Hanami, sono le zone meno affollate della capitale a catturare l’attenzione. Quartieri come Yanaka, a nord di Ueno, stanno diventando la meta preferita da chi vuole scoprire una Tokyo lontana dalle luci al neon: qui si trovano negozi d’antiquariato, botteghe artigiane e piccoli caffè che raccontano un Giappone diverso. “È come camminare in una Tokyo di cinquant’anni fa”, dice Marco Villa, architetto milanese che ha passato tre settimane nella zona a giugno.
Non è solo questione di atmosfera. Gli italiani cercano “esperienze vere”, spiega Elisa Sakamoto, agente locale. “Passeggiate all’alba, una ciotola di ramen tra i salaryman, il silenzio dei templi alle sette del mattino”. A Kanazawa, affacciata sul Mar del Giappone, i visitatori europei restano colpiti da ritmi più lenti e dal silenzio che avvolge tutto. “Kanazawa ha tutto: i quartieri storici come Higashi Chaya, i giardini Kenroku-en e un mercato del pesce dove la gente del posto si ferma a scambiare due chiacchiere”, racconta Fumiko Hashimoto, guida locale.
Viaggiatori sulle orme del cinema
La curiosità verso questi luoghi nasce anche dal racconto cinematografico recente. Wim Wenders, con “Perfect Days”, ha mostrato Tokyo da un’angolazione poco turistica: il protagonista è un addetto alle pulizie dei bagni pubblici che vive con semplicità fatta di gesti ripetuti, pause nei parchi e incontri casuali. Quel ritmo ha conquistato molti italiani. “Mi sono sentita parte della sua solitudine e allo stesso tempo avvolta dalla città”, racconta Elena Fabbri, studentessa che dopo aver visitato Shibuya si è spostata a Kamakura per godersi la quiete dei templi.
Anche “Viaggio in Giappone”, uscito lo scorso inverno, ha acceso l’interesse per itinerari meno battuti tra il Tohoku e la costa pacifica. “Non avevo mai considerato Sendai o Aomori prima d’ora; invece sono diventate tappe fondamentali”, confessa Davide Grassi, fotografo romano che ha condiviso il viaggio sui social. A colpire è soprattutto quel senso di spaesamento vissuto dai protagonisti: non una distanza fredda o ostile, ma un invito a rallentare e ascoltare.
Itinerari fuori dai circuiti classici
Secondo l’agenzia Viaggi Fuji di Milano, negli ultimi dodici mesi le richieste per soggiorni in ryokan tradizionali e onsen sono salite del 30%. Lo conferma anche JNTO Travel: “La voglia di autenticità spinge verso piccole città e villaggi”, dicono dall’ufficio stampa. Località come Takayama, ai piedi delle Alpi giapponesi, o la penisola di Noto sono ormai sulla mappa dei viaggiatori più consapevoli. Prezzi? Una notte in ryokan parte da circa 90 euro in bassa stagione; molto richiesti quelli con onsen all’aperto.
Il desiderio di vivere la normalità quotidiana si traduce spesso in scelte concrete: niente Shinkansen per girare tutto il Paese ma treni locali più lenti; soste nelle izakaya con menu senza traduzioni; passeggiate nei mercati alimentari dove assaggiare pesce crudo o dolci di riso venduti da anziani venditori. “Incontrare persone del posto resta l’esperienza più autentica – confida Maria Carli, insegnante appena tornata da Osaka – Una signora mi ha invitato a casa sua per preparare l’okonomiyaki: senza film o romanzi non avrei mai pensato fosse possibile”.
Quando il cinema ispira il viaggio
Così cresce il desiderio non solo di vedere templi o panorami famosi ma proprio di “stare” in Giappone: assaporarne i tempi morti e le abitudini. Gli operatori turistici notano uno spostamento della domanda dalle guide tradizionali ai racconti personali: blog come quello dell’expat italiano Luca Rodeo o il canale YouTube Japan Slow Living raccolgono centinaia di domande su “come si vive davvero” qui a Tokyo o nelle province più piccole. Non tutti però rimangono incantati: chi cerca servizi all’occidentale resta spesso spaesato dagli orari rigidi e dalle regole non scritte. Eppure – quasi tutti lo dicono – è proprio lì che sta la sorpresa: nelle pieghe della vita quotidiana.
In sintesi, le suggestioni cinematografiche hanno dato voce a una voglia già diffusa. Oggi gli italiani cercano un Giappone autentico, fatto di piccoli dettagli, gesti lenti e incontri inattesi – proprio come sul grande schermo.