Golden Gap Year: Perché Sempre Più Over 40 Lasciamo il Lavoro per Viaggiare

Simona Carlini

8 Agosto 2026

Milano, 8 agosto 2026 – Sempre più italiani sopra i 40 anni decidono di mettere in pausa la carriera, spesso molto prima della pensione, per vivere un’esperienza di gap year. Questo fenomeno, chiamato golden gap year, sta prendendo piede anche da noi: secondo l’Osservatorio Nomisma, dal 2023 c’è stato un aumento del 27% tra i professionisti tra i 40 e i 55 anni che scelgono di staccare a lungo dal lavoro. Dietro questa decisione, dicono i sociologi, ci sono motivazioni nuove: la ricerca del proprio benessere, il desiderio di imparare qualcosa di nuovo o anche la voglia di cambiare vita.

Cos’è il golden gap year: origini e motivazioni

Il termine golden gap year arriva dall’anglosfera, dove da anni aziende e agenzie di viaggio notano questa tendenza in crescita. In pratica è un periodo sabbatico – dai sei ai dodici mesi – in cui professionisti con alle spalle anche vent’anni di esperienza lasciano il lavoro per viaggiare, studiare, fare volontariato o semplicemente prendersi cura di sé. Secondo la Società Italiana di Psicologia del Lavoro, non si tratta di una crisi professionale vera e propria ma di una domanda più profonda: “Ho sempre fatto questo lavoro, ma è davvero ciò che voglio?”, racconta Marco Bellini, 48 anni, manager assicurativo di Torino, ora in viaggio tra Portogallo e Marocco.

Un trend in crescita tra gli over 40

I numeri delle agenzie di outplacement come Gi Group confermano il boom: nel 2025 quasi il 20% dei richiedenti riorientamento professionale aveva tra i 42 e i 54 anni e voleva “prendersi una pausa per scoprire altro”. Non è solo viaggio: il golden gap year serve anche per formazione o per prepararsi a un nuovo lavoro o a un’attività imprenditoriale. Francesca Rocchi, consulente HR a Milano, racconta: “Ho lasciato l’ufficio per quasi dieci mesi. Ho imparato lo spagnolo a Barcellona e fatto un corso di cucina in Galizia. Mai stata così lucida”.

Impatto sulle aziende e gestione delle pause

Per le aziende italiane questo fenomeno segna un cambio importante. Una volta una lunga pausa era vista come segno di crisi o licenziamento; oggi molte imprese stanno creando regole specifiche che permettono ai dipendenti di assentarsi anche per mesi senza perdere il posto. Secondo Assolombarda, il 38% delle medie e grandi aziende lombarde ha inserito nel welfare strumenti per sabbatici da 3 fino a 12 mesi. Ma non mancano dubbi: “Per ora riguarda pochi casi, ma se dovesse diffondersi servirà ripensare i modelli organizzativi”, ammette un responsabile HR anonimo.

Benefici personali e rischi economici

Gli esperti mettono in guardia sui rischi: chi sceglie il golden gap year deve fare i conti con la perdita temporanea del reddito e deve proteggere la propria posizione previdenziale. Però chi torna dalla pausa spesso racconta di aver ritrovato energie e motivazioni nuove. “Quando sono rientrata mi sentivo più coinvolta”, confida Claudia Bianchi, 53 anni, impiegata nella logistica a Verona. I consulenti del lavoro sottolineano quanto sia importante pianificare bene tutti gli aspetti fiscali e contributivi prima della partenza.

Un fenomeno destinato a crescere?

Il golden gap year parla anche di una nuova visione del tempo e della carriera. Gli over 40 italiani non vedono più la carriera come una linea retta da seguire senza dubbi: vogliono bilanciare diversamente vita privata e lavoro. “Non sono solo i giovani a voler rallentare”, dice la sociologa Ilaria Zambelli dell’Università Bicocca. Per ora si tratta ancora di numeri contenuti – circa 38mila richieste formali censite dagli studi privati dal 2024 a oggi – ma il trend sembra solido. E chi parte per un golden gap year spesso torna con uno sguardo diverso sulla vita. Anche solo per raccontare ai colleghi cosa ha imparato lontano dalla scrivania.

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