Perché le brioche siciliane hanno il tuppo: storia e curiosità della colazione tipica con granita e panna

Giulia Ruberti

19 Agosto 2026

Catania, 19 agosto 2026 – La mattina in Sicilia ha un suo ritmo preciso: brioche col tuppo e granita al caffè con panna sono quasi un rito, soprattutto nei bar di Catania, Palermo e Messina. Ma vi siete mai chiesti perché proprio quel rigonfiamento sulla brioche – il famoso “tuppo” – è diventato così importante nella colazione isolana?

Origini di una forma iconica

Gli storici locali e i pasticcieri del posto raccontano che il termine “tuppo” viene dal dialetto siciliano e indica lo chignon che un tempo le donne portavano, raccolto stretto sulla nuca. La somiglianza con la cupola di pasta sulla brioche è evidente. Maria Puglisi, 61 anni e una vita passata dietro il bancone di una pasticceria ad Acireale, ricorda: “Le nonne ci dicevano sempre di non mangiare il tuppo per primo quando preparavano i dolci per le feste”.

La ricetta della brioche col tuppo arriva almeno dall’Ottocento, anche se i forni siciliani la custodivano già da molto prima in versioni diverse. Non era solo una questione estetica: per alcuni antropologi, il tuppo aiutava a intingere la brioche nella granita senza sporcarsi le dita, un perfetto equilibrio tra praticità e golosità.

L’abbinamento con la granita

All’inizio del Novecento la colazione con brioche col tuppo e granita al caffè con panna si diffonde nelle città siciliane. La granita, già citata nei testi del Settecento, cambiava sapore secondo la stagione: limone o mandorla d’estate, caffè nelle mattine più fresche. Lo storico Alfio Russo spiega: “Il salto decisivo è stato quando i bar hanno iniziato a servire la granita con un ricciolo di panna fresca. Un gesto semplice che è diventato il segno distintivo”.

Nei bar più antichi – come il Savia in via Etnea a Catania o il Caffè Sicilia di Noto – si racconta ancora che sbaglia chi comincia dalla base: si parte sempre dal tuppo, spezzandolo con le mani e tuffandolo nella granita.

Il valore simbolico del gesto

Secondo fonti dell’Università di Palermo, l’usanza di intingere la brioche affonda radici lontane, probabilmente legate ai banchetti religiosi dove il pane veniva condiviso immergendolo nel vino o nel miele. In Sicilia, questo gesto ha preso corpo con l’arrivo delle prime ghiacciaie naturali sull’Etna e nei Nebrodi tra Settecento e Ottocento.

Giovanni La Spina, maestro pasticcere a Messina, racconta: “Per noi oggi è normale, ma per i nonni era una festa; la granita si faceva solo poche volte all’anno e la brioche col tuppo era un lusso domenicale”. E anche se oggi pochi ci pensano davvero alle origini cerimoniali, nei gesti lenti e nella cura degli ingredienti (farina tenera siciliana, uova fresche, burro locale) c’è ancora qualcosa di antico.

Un rito collettivo che resiste

Nonostante le mode alimentari che arrivano da nord o dall’estero, la colazione siciliana resta fedele a se stessa. D’estate sui social spopolano le foto di brioche col tuppo accompagnate da granite dai colori accesi, come confermano gli operatori turistici di Taormina. I prezzi? Secondo una ricerca Confesercenti Catania aggiornata a giugno 2026, vanno dai 2,50 ai 4 euro per l’accoppiata completa. Una cifra accessibile che ha fatto innamorare anche i turisti.

Molti raccontano l’emozione del primo morso: “All’inizio sembra un abbinamento strano – confessa Martina De Luca, studentessa torinese in vacanza – ma poi capisci che è il modo perfetto per iniziare la giornata”. Un piacere semplice che tra lievitati e granite dense racconta senza fronzoli quanto contano i piccoli rituali condivisi. E spiega perché qui in Sicilia anche un piccolo tuppo può diventare memoria viva e identità quotidiana.

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