Brent de l’Art in Veneto: Il Canyon Segreto per un Weekend tra Natura e Freschezza

Giulia Ruberti

18 Agosto 2026

Belluno, 18 agosto 2026 – Nelle tranquille valli della Valbelluna, dove il Piave scivola piano e le montagne incorniciano il paesaggio, si nasconde una fenditura nella roccia che negli ultimi mesi sta facendo parlare di sé. È il Brent de l’Art: due pareti verticali, segnate come vecchi tessuti, lambite da un ruscello che rompe il silenzio. Da inizio estate, ogni fine settimana una piccola folla si raccoglie per esplorare questa gola scavata dall’acqua nel cuore delle Dolomiti Bellunesi. Non solo escursionisti esperti, ma anche turisti di passaggio e gente del posto, tutti attratti da quel mix perfetto tra paesaggio selvaggio e facilità di accesso.

Tra le gole del Brent de l’Art: un gioiello geologico nel cuore delle Dolomiti

Domenica mattina, verso le 8.30, la minuscola frazione di Sant’Antonio Tortal (Trichiana) ha già i parcheggi pieni. C’è chi parte a piedi dal paese, chi invece lascia l’auto lungo la strada sterrata che sale verso il sentiero CAI 862. Si sentono risate di bambini, lo scrocchiare degli zaini che si aprono, il ticchettio dei bastoncini da trekking sulla ghiaia. Il percorso non è faticoso: appena un paio di chilometri con segnali ben visibili – alla fine si arriva al punto panoramico sulla forra.

Il nome Brent de l’Art, che in dialetto locale significa “gola dell’Arte”, deriva dal torrente che da millenni si infila tra queste rocce. L’acqua ha modellato pareti lisce e sinuose, a tratti arrossate dal ferro o punteggiate dal muschio. In certi momenti della giornata la luce filtra solo a mezzogiorno, creando riflessi verdi nell’acqua – oggi trasparente come uno specchio. I ponticelli di legno rendono sicuro l’attraversamento; c’è chi si sporge per guardare giù, chi si ferma a scattare qualche foto col cellulare e chi invece sceglie di sedersi in silenzio ad ascoltare il corso del ruscello.

Weekend in Valbelluna: trekking, borghi e sapori autentici

La passeggiata al Brent de l’Art dura poco ma lascia il segno – un’ora e mezza circa tra andata e ritorno –, così molti ne approfittano per spingersi oltre verso altri punti panoramici nei dintorni. Poco distante c’è il classico Bosco delle Castagne, ideale per le famiglie; altri invece imboccano la strada che porta al Pont de la Mortis, un antico ponte in pietra sospeso su una gola laterale.

La zona offre quella tipica accoglienza di montagna: agriturismi con menu legati alla stagione, piccole locande con camere semplici ma ordinate. “Arrivano soprattutto gruppi da Padova, Treviso e Udine,” racconta Marco Bianchet della locanda “La Vena d’Oro”, “restano un paio di giorni: sabato si esplora la forra, domenica ci si sposta tra borghi e musei”. Prezzi? Dai 35 ai 60 euro a notte per una doppia con colazione inclusa. In tavola polenta con pastin (una salsiccia speziata tipica), formaggi locali e dolci alla ricotta. “La gente cerca pace e natura – continua Bianchet – niente spa o grandi resort. Qui vogliono solo silenzio e boschi.”

Come arrivare e cosa sapere: tutto quello che serve sapere

Per arrivare al Brent de l’Art in auto da Belluno servono circa 30 minuti (direzione Trichiana). Da Venezia il viaggio supera le due ore: meglio evitare gli orari di punta nei weekend estivi. Il sito ufficiale del comune aggiorna costantemente sullo stato dei sentieri e dei parcheggi; d’estate è attiva una navetta dal centro di Trichiana fino all’inizio del sentiero pedonale.

L’ingresso è gratuito e senza permessi speciali, confermano dall’ufficio turistico. Gli operatori consigliano però scarpe da trekking robuste e una mantella soprattutto dopo le piogge estive: la gola può restare fresca anche ad agosto. Alcuni cartelli avvertono del rischio smottamenti dopo forti temporali; comunque ogni mattina ci sono controlli per garantire sicurezza ai visitatori.

Turismo sotto osservazione: tra tutela dell’ambiente e opportunità nuove

Negli ultimi anni la popolarità del Brent de l’Art ha acceso qualche riflessione sulla sostenibilità turistica in valle. Nel 2025 sono stati contati circa 50 mila visitatori tra aprile e ottobre; numeri ancora contenuti rispetto ad altre mete alpine ma in crescita del 30% rispetto al 2023. Il Comune assicura potenziamenti alle aree di sosta e campagne mirate per far capire quanto sia importante rispettare questi luoghi.

“I sentieri vanno percorsi con attenzione,” dice Paolo Dell’Angelo, guida escursionistica locale, “ma senza timori: qui la natura tiene duro.” Solo così – tra rocce striate e ponticelli sospesi – si capisce perché tanti promettono di tornare… magari già il prossimo weekend.

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