Capture the Dark 2026: Le foto mozzafiato dei cieli più bui e spettacolari contro l’inquinamento luminoso

Giulia Ruberti

18 Agosto 2026

Milano, 18 agosto 2026 – Un viaggio tra aurore boreali e nebulose firmato da fotografi da tutto il mondo sbarca questa settimana a Palazzo Reale. La mostra, aperta al pubblico dal 17 agosto fino al 1° ottobre, vuole raccontare con immagini nitide la magia dei cieli notturni ancora incontaminati e lancia un chiaro monito contro l’inquinamento luminoso, che rischia di farci perdere queste meraviglie.

Il richiamo dei cieli bui e la minaccia dell’inquinamento

Non è solo una rassegna di fotografie. Sotto i sontuosi affreschi del piano nobile si alternano scatti di aurore boreali che danzano sopra Tromsø (Norvegia) e immagini più rare delle nebulose riprese nell’Atacama, in Cile. È un viaggio per gli occhi ma anche un percorso che, come ha spiegato ieri la curatrice Marina Pozzi, “vuole far capire cosa rischiamo se continuiamo ad accendere troppe luci nelle nostre città”.

Secondo i dati dell’International Dark-Sky Association, oggi oltre l’80% delle persone nel mondo non riesce più a vedere la Via Lattea. Qui in Italia la cifra è ancora più alta: il 90%. “Lo sapevate che da Milano il cielo è quasi sempre piatto?”, ha chiesto Pozzi a un gruppo di studenti, mostrando una foto notturna scattata da Brera. E si vede: in città le stelle sono solo un debole ricordo, mentre basta spostarsi pochi chilometri fuori per ritrovare il vero cielo.

Fotografi da quattro continenti e storie dietro ogni immagine

Le circa cinquanta grandi stampe esposte arrivano da una selezione internazionale. C’è Jari Saarinen dalla Finlandia con le sue aurore sopra Rovaniemi all’una di notte; Francesca Olivieri dall’Italia che racconta i cieli stellati del Parco Nazionale del Pollino; e Alex Sanders con i suoi scatti dai deserti degli Stati Uniti.

Ogni foto nasconde una storia: Sanders ha raccontato di aver aspettato “tre notti di fila” nel Mojave senza una nuvola all’orizzonte. Olivieri ha confidato che “la pazienza è tutto”, tra vento gelido e qualche incontro ravvicinato con la fauna locale (“una volpe mi ha soffiato vicino allo zaino”). Alcuni usano ancora pellicola, altri lavorano con sensori digitali capaci di catturare la luce delle nebulose con esposizioni lunghe anche più di trenta minuti.

Un campanello d’allarme dagli astronomi

Accanto agli scatti, i visitatori trovano pannelli informativi curati dall’Osservatorio Astronomico di Brera e dalla Società Astronomica Italiana. Numeri e mappe mostrano come negli ultimi trent’anni l’aumento delle luci artificiali abbia “cancellato” gran parte del cielo visibile soprattutto nelle pianure del nord e nelle grandi città.

Andrea Leone, presidente della Società Astronomica Italiana, avverte: “Senza regole più severe sull’illuminazione pubblica rischiamo di perdere per sempre la bellezza del cielo notturno”. Non è solo questione estetica: uno studio uscito su Nature nel 2025 segnala che molte specie migratorie si disorientano a causa delle luci artificiali. Solo allora si capisce quanto il problema coinvolga anche la biodiversità.

Tra curiosità dei visitatori e nuove iniziative

Domenica pomeriggio erano già oltre 600 i visitatori nelle prime ore, raccontano i custodi. Molti si sono fermati davanti alle foto delle nebulose dai colori pastello scattate nel sud della Francia. Qualcuno tra i giovani ha confessato di non aver mai visto una vera notte stellata (“In città il cielo è sempre grigio”, dice Luca, ventidue anni). Una mamma ha spiegato ai figli perché “spegnere almeno una luce ogni tanto fa la differenza”.

La mostra propone anche due serate speciali: il 22 agosto e il 15 settembre ci saranno uscite guidate con telescopi nella campagna vicino a Melegnano. Se il tempo lo permetterà, sarà possibile vedere dal vivo alcuni degli oggetti celesti immortalati nelle foto.

Non è solo un’esposizione, ma un invito a ripensare il nostro rapporto con la notte e la luce artificiale. Una chiamata – come ricorda Pozzi – a “guardare in alto con più rispetto”.

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