Napoli e l’overtourism: la guida di Lonely Planet per visitare senza impattare i residenti

Luca Mangano

17 Agosto 2026

Napoli, 17 agosto 2026 – Negli ultimi anni, tra le vie strette del centro storico e i vicoli di Spaccanapoli, “overtourism” è diventato un termine familiare per i napoletani. Una parola che – con un misto di ironia e fastidio – racconta di un flusso di visitatori sempre più intenso, percepito come un torrente in piena senza sosta. Ma cosa significa davvero per chi abita qui? E quali sono le conseguenze più concrete nella vita di tutti i giorni?

Cosa significa “overtourism” per chi vive a Napoli

Per chi ogni mattina si ferma a prendere un caffè al bar sotto casa, l’overtourism a Napoli non è solo un termine inglese. “Vuol dire che non riesci più a camminare, che ogni angolo è preso d’assalto, che trovi la fila pure per entrare in farmacia”, racconta Vincenzo, 54 anni, commerciante in via Tribunali. Da almeno tre estati, dice lui, la città “non si svuota mai”. Intanto i dati della Camera di Commercio parlano chiaro: più di 8 milioni di presenze nel solo 2025. Un record per una città che da sempre vive di turismo ma che ora comincia a fare i conti con il rovescio della medaglia.

Case, lavoro e servizi messi sotto pressione

Negli ultimi tempi chi abita Napoli fatica sempre di più a trovare case in affitto a prezzi accessibili. Secondo Abitare Napoli, “gli affitti brevi sono triplicati negli ultimi tre anni” – un fenomeno che spinge fuori dal centro molti giovani e famiglie. Il problema si fa sentire anche nei servizi pubblici: metropolitane affollate fino all’inverosimile, rifiuti in aumento e ospedali messi sotto pressione. “Quando c’è una folla così tutti i giorni”, spiega Rosa Di Maio, infermiera dell’ASL Napoli 1 Centro, “anche le cose normali diventano difficili da gestire”.

Dal cuore storico al Vomero: dove il problema si fa sentire di più

I luoghi più colpiti dall’afflusso turistico sono ormai noti: Decumani, piazza del Gesù, il lungomare Caracciolo. Ma negli ultimi mesi anche il Vomero e Mergellina stanno cambiando faccia. “Tutto è cambiato da quando sono arrivati i voli low cost”, osserva Giovanni Esposito, tassista. Dall’alba fino a notte fonda trascinano valigie sui sampietrini come se fosse la norma. Nei ristoranti storici – come la trattoria Nennella – si aspettano anche più di due ore per sedersi, anche durante la settimana. È solo così che si capisce quanto sia diventata centrale questa questione.

Reazioni in città: tra fastidio e voglia di dialogo

Il sentimento comune tra i napoletani sull’overtourism oscilla tra esasperazione e voglia di accogliere. “Non è colpa dei turisti”, dice Margherita, studentessa universitaria, “ma della gestione caotica degli spazi”. Qualcuno propone limiti agli ingressi nel centro storico o una tassa extra nei periodi più affollati. Il sindaco Gaetano Manfredi ha dichiarato pochi giorni fa: “Dobbiamo trovare un equilibrio tra sviluppo economico e qualità della vita”. Un equilibrio che però molti abitanti sentono ancora lontano.

Consigli pratici per i visitatori: come muoversi senza disturbare

Evitate le ore di punta nei luoghi più gettonati e usate i mezzi pubblici nelle fasce meno frequentate: sono questi i consigli spesso dati dai residenti ai turisti più attenti. “Il vero centro di Napoli va scoperto presto al mattino o dopo le otto di sera”, suggerisce Antonio Russo, guida turistica autorizzata. I mercati rionali come quello della Pignasecca regalano scorci autentici lontano dalla confusione di via Toledo. E chi vuole una pizza senza fare file infinite può puntare sulle pizzerie di Secondigliano o Fuorigrotta: “Meno turisti ma stessa qualità”, assicurano i pizzaioli del posto.

L’appello finale: conoscere Napoli rispettandola

In fondo la richiesta dei napoletani è semplice: “Abbiate rispetto”, dice Don Carmine, parroco a Forcella, “ricordate che questa non è solo una meta turistica ma la nostra casa”. La sfida dell’overtourism a Napoli resta aperta: da un lato l’orgoglio di mostrare la città al mondo; dall’altro la fatica quotidiana di conviverci. Ma la chiave resta sempre quella: ascoltare chi Napoli la vive davvero, ben oltre le immagini delle cartoline.

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