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Islanda, la verità sulle foreste perdute: dai Vichinghi alle nuove piantagioni di alberi

Giulia Ruberti by Giulia Ruberti
30 Agosto 2026
in Destinazioni
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Destinazioni

Reykjavík, 30 agosto 2026 – Da sempre in Islanda c’è una domanda che torna: perché ci sono così pochi alberi? La risposta non sta solo nel clima duro o nella latitudine estrema. Bisogna fare un salto indietro nel tempo, più di mille anni fa, quando i primi Vichinghi misero piede su queste coste aspre, intorno all’anno 874 d.C. Fu allora che la storia dell’isola cambiò per sempre, con foreste abbattute e pascoli allargati.

Un paesaggio segnato dai Vichinghi

Quando i coloni norreni arrivarono in Islanda, l’isola non era quella distesa spoglia e battuta dal vento che vediamo oggi. Vari studi, tra cui quelli dell’Università d’Islanda e del Landgræðsla Íslands, raccontano di un territorio coperto per quasi il 40% da foreste di betulle, con qualche sorbo e salici nani sparsi qua e là. Ma l’arrivo degli uomini del Nord segnò il primo grande cambiamento: “I Vichinghi avevano bisogno di legno per costruire case, barche, recinti. E poi liberarono le pecore”, spiega Guðrún Stefánsdóttir, esperta di Storia Ambientale a Reykjavík.

Man mano che cresceva il numero degli animali da pascolo, si iniziarono a tagliare ettari su ettari di bosco. Si cercava legna da ardere e terra da coltivare — orzo, soprattutto — per sopravvivere agli inverni rigidi.

Pecore e terreno in erosione

Secondo il Ministero dell’Ambiente islandese, già nel X secolo le foreste erano ridotte a macchie isolate nelle zone più riparate. Oggi gli alberi coprono appena il 2% del territorio, mentre in Europa continentale si arriva al 33% in media. Il colpevole principale? Le pecore. Migliaia di questi animali vagano liberi nei mesi estivi: brucano germogli e piantine appena nate impedendo agli alberi di crescere. “Se smettessimo di far pascolare le pecore dappertutto anche solo per dieci anni, molti alberi tornerebbero”, ammette Árni Guðmundsson, pastore vicino ad Akureyri.

Il danno umano si è sommato a quello naturale: i terreni vulcanici sono fragili e le piogge acide non aiutano. Il vento poi porta via la poca terra buona rimasta: ogni anno si perdono circa 5 milioni di tonnellate di suolo superficiale, secondo il Land Restoration Institute.

Le prime iniziative per riforestare

Solo negli ultimi decenni — dal dopoguerra in poi — si è cominciato a pensare seriamente a invertire la tendenza. Sono nati programmi pubblici come il National Reforestation Project, che coinvolge scuole e comunità locali. Ogni primavera, tra aprile e giugno, si vedono gruppi di bambini e anziani intenti a piantare abeti rossi e larici siberiani vicino a Selfoss o Egilsstaðir.

I risultati arrivano piano ma sono concreti. Nel sud-est dell’isola, attorno a Hallormsstaðaskógur, si trova ormai la più grande foresta islandese: oltre 750 ettari riforestati. Un piccolo miracolo dove si sperimentano specie arboree autoctone e straniere per capire quali reggano il vento gelido dell’Atlantico del Nord.

Clima duro e mentalità radicata

Il clima rimane una sfida difficile: lunghi inverni, estati fresche con temperature poco sopra i 10°C e tempeste improvvise rallentano tutto. “Non abbiamo mai avuto le grandi querce inglesi o le pinete scandinave”, spiega Ingvar Sigurðsson dell’Icelandic Forest Service. “Ma ci sono boschetti di betulla che possono tornare”.

Poi ci sono resistenze culturali forti. Per molti allevatori i pascoli aperti sono una tradizione sacra. Nei villaggi dell’interno c’è chi guarda con diffidenza le recinzioni necessarie a proteggere i giovani alberi dalle pecore: “Gli alberi tolgono spazio alle pecore, dicevano già i miei nonni”, racconta Helgi Jónsson, pastore sulle alture vicino Húsavík.

Foreste che fanno capolino: un nuovo spirito

Oggi però qualcosa sta cambiando: il turismo porta soldi ma anche maggiore attenzione all’ambiente. Il governo islandese mette soldi sui rimboschimenti sperimentali; tra i giovani cresce la voglia di vedere boschi dove prima c’erano solo lava e muschio.

Insomma, la domanda sui pochi alberi in Islanda racconta molto del rapporto tra uomo e natura su questa terra lontana. E dopo mille anni dalle prime asce vichinghe c’è chi spera davvero che i boschi ricomincino a farsi strada nel paesaggio grigio-verde d’Islanda. Passo dopo passo, germoglio dopo germoglio.

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