Milano, 4 novembre 2026 – Immergersi tra gli squali senza gabbia: fino a qualche anno fa sembrava un azzardo quasi da incoscienti. Eppure oggi sono sempre di più gli appassionati che scelgono di nuotare a pochi metri da questi animali, in varie parti del mondo, spinti dalla curiosità e dal desiderio di sfatare i miti che li circondano. Un tempo riservato a pochi coraggiosi, questo tipo di immersione sta conquistando anche molti sub italiani, attratti da destinazioni come le Bahamas, il Sudafrica o il Pacifico, dove il turismo legato agli squali è ormai una realtà consolidata.
Shark diving, oltre i pregiudizi
Il primo pensiero che viene in mente – soprattutto per chi non ci ha mai provato – è sempre quello del rischio. Le immagini veicolate dai media e il mito degli squali, da “Lo Squalo” di Spielberg ai resoconti di attacchi rarissimi ma molto amplificati, alimentano paure spesso esagerate. “Si tratta di animali molto più timidi di quanto si creda,” spiega Andrea Ghisotti, istruttore PADI con base a Milano, che ogni anno guida gruppi di sub alle isole caraibiche per esperienze di shark diving. Gli incidenti sono un’eccezione: l’International Shark Attack File dell’Università della Florida segnala meno di 80 casi non provocati nel 2025 in tutto il mondo.
Come funziona un’immersione senza gabbia
Ma cosa succede davvero sott’acqua? La preparazione è scrupolosa e comprende briefing dettagliati: niente movimenti improvvisi, attenzione alla posizione delle mani, mantenere la giusta distanza. La maggior parte degli operatori – quelli di Tiger Beach, alle Bahamas, per esempio – accettano solo sub con brevetto avanzato. Si va in piccoli gruppi, seguiti da guide esperte che controllano ogni dettaglio. L’incontro avviene spesso intorno ai 10-15 metri di profondità. In acqua si ha la sensazione di essere ospiti in un territorio altrui: gli squali – limone, tigre o persino martello – passano lentamente, talvolta indifferenti, altre volte curiosi, ma mai aggressivi.
“Quando lo vedi da vicino ti passa subito la paura,” racconta Giulia Rizzi, biologa milanese alla sua terza immersione a Playa del Carmen, Messico. “All’inizio il cuore batte forte, ma ti rendi conto che sono animali attenti, che osservano e non attaccano.”
Turismo e tutela dell’ecosistema marino
Oltre all’adrenalina dell’incontro ravvicinato c’è un aspetto importante: la conservazione. Molti centri immersione investono in programmi educativi e sensibilizzazione. “Far conoscere questi animali da vicino è il modo migliore per proteggerli,” spiega John Pinder, operatore con sede a Freeport (Bahamas). Secondo dati della WWF, milioni di squali vengono uccisi ogni anno per la pesca delle pinne: un commercio che mette a rischio l’equilibrio degli oceani. Il turismo responsabile può invece offrire alternative sostenibili alle economie locali: solo nelle Bahamas l’indotto stimato supera i 100 milioni di dollari l’anno.
L’esperienza italiana: tra isole e relitti
Anche in Italia non mancano occasioni per chi cerca forti emozioni sott’acqua. L’area di Ustica, al largo della Sicilia, ospita regolarmente squali grigi e verdesche; le immersioni sono controllate e i contatti avvengono sotto stretta sorveglianza. “Sono incontri brevi ma intensi,” conferma Davide Leto, guida sub locale. “Ci vogliono nervi saldi e tanto rispetto.” Più rari – ma non impossibili – gli avvistamenti nell’Argentario o sul promontorio di Portofino, soprattutto d’estate.
Sicurezza prima di tutto
La parola d’ordine resta preparazione e rispetto delle regole. Nessuna improvvisazione: serve almeno un brevetto Advanced Open Water, confidenza con la profondità e capacità di gestire lo stress. Gli operatori consigliano sempre una buona conoscenza delle specie presenti e del loro comportamento. “Non è uno sport per chi cerca solo il brivido,” rimarca ancora Ghisotti. “Bisogna studiare, informarsi e affidarsi solo a chi ha esperienza.”
E così quel primo momento di paura lascia spazio a qualcos’altro – rispetto, forse meraviglia –, davanti a creature che navigano silenziose nei mari da milioni di anni. Restano impressi i ricordi: gli movimenti lenti degli squali, le bolle d’aria che risalgono verso la superficie, la luce filtrata dall’alto. Un’esperienza che chi l’ha vissuta fatica poi a raccontare senza sentirsi ancora lì sotto, per un attimo ospite silenzioso nel regno degli squali.