Allarme Escursionisti: Uomini di Pietra Minacciano l’Ambiente sulle Montagne Italiane

Silvana Lopez

18 Luglio 2026

Bolzano, 18 luglio 2026 – Il Club alpino austriaco ha tirato un chiaro freno a chi si diverte a costruire minisculture lungo le creste delle montagne. L’avvertimento, uscito in questi giorni, è stato subito raccolto anche dal Cai Alto Adige, che ieri mattina sul suo sito ha ribadito l’appello a “rispettare il paesaggio alpino” e a non lasciare tracce del proprio passaggio. Dietro a questo richiamo c’è una tendenza che è cresciuta moltissimo negli ultimi tempi: quella di impilare pietre, erigere piccoli obelischi o improvvisare sculture proprio nei punti panoramici più frequentati.

Le nuove abitudini lungo i sentieri: il fenomeno delle minisculture

Negli ultimi anni – spiegano dal Club alpino austriaco – si è diffusa una moda particolare: lasciare piccoli oggetti fatti di pietra o legno sulle cime e nelle soste più conosciute, soprattutto nelle Dolomiti e nelle Alpi orientali. Succede lungo i sentieri della Val Fiscalina, ma anche sulle creste che dalla Val Pusteria portano al confine con il Tirolo. In giornate di sole si possono contare decine di torrette di pietra, alcune anche alte più di mezzo metro, costruite dagli stessi escursionisti. “Abbiamo visto che, anche in luoghi isolati, chi passa sente il bisogno di lasciare un segno”, racconta Josef Innerkofler, guida storica di Sesto.

Le ragioni dell’appello: ambiente e memoria

Quel gesto che sembra innocente può invece avere conseguenze serie sul fragile ambiente di montagna. Le pietre spostate per queste sculture spesso proteggono piante rare, muschi o piccoli animali. “Muovere quelle rocce cambia il microclima locale”, aggiunge Innerkofler, “e disturba gli animali che si rifugiano sotto i sassi”. Il messaggio delle associazioni è netto: “Chi ama la montagna deve rispettarne il silenzio”. Nel comunicato del Cai Alto Adige si legge chiaramente come questa abitudine sia vista “come un disturbo al paesaggio”, oltre che una mancanza di rispetto verso i segni storici — come le croci di vetta o i muretti a secco — che da secoli testimoniano la presenza umana in quota.

Un fenomeno social e la risposta delle comunità locali

A spingere questa moda c’è anche il desiderio di condividere le proprie creazioni sui social. Instagram in particolare è pieno di foto scattate tra Dolomiti e Alto Adige con pile di sassi, archi improvvisati o “omini” con cappelli fatti al volo. “Si rischia un effetto valanga”, avverte Martina Rienzner, volontaria in un’associazione ambientalista di Brunico, “perché ogni foto diventa quasi un invito a copiarla”. Le comunità locali, soprattutto nei paesi più piccoli come Sesto, si sono già mosse per far capire ai turisti e ai residenti che non bisogna creare queste strutture. Cartelli in tedesco e italiano dicono chiaramente: “Niente sculture. Lasciate solo le vostre orme”.

Le regole dei club alpini e i segnali dal territorio

Nel regolamento aggiornato del Club alpino austriaco si ribadisce senza giri di parole che “la montagna non va personalizzata”. Dopo anni in cui si era fatto finta di niente o si era lasciata correre la cosa, ora anche il Cai altoatesino prende posizione ufficiale. Dal Rifugio Fondovalle fino alla Croda dei Toni le guide stanno già rimuovendo alcune minisculture con gesti simbolici, per restituire ai sentieri il loro aspetto naturale. “Non vogliamo vietare la creatività”, precisa Innerkofler, “ma ricordare che qui tutto ha un significato antico”.

Prospettive per l’estate e il ruolo dell’educazione

L’estate appena cominciata porterà ancora più escursionisti sulle dorsali alpine principali. Secondo i dati del Cai locale, nei weekend da certi punti passano fino a 700 persone al giorno. Le guide puntano molto sulle campagne informative per far capire l’importanza del rispetto. “Bisogna spiegare bene, non solo dire no”, sottolinea Rienzner, “perché chi sale in quota porta sempre entusiasmo e buona volontà”.

Da questa estate chi salirà sulle vette dell’Alto Adige troverà meno minisculture — almeno questo è l’obiettivo delle associazioni — e forse più attenzione verso il paesaggio intorno a sé. Chi lavora nei rifugi lo ripete ai nuovi arrivati: “Non serve lasciare segni visibili. Il vero ricordo resta dentro chi cammina”.

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