Bolzano, 21 luglio 2026 – Sui sentieri più battuti dell’Alto Adige, al mattino presto, non è raro imbattersi in piccoli omini di pietra messi in fila sul bordo del percorso o vicino ai punti panoramici. Questi cumuli di sassi, nati come moda sui social network e diventati virali in poco tempo, stanno cambiando il volto delle montagne altoatesine. Ma dietro questo gesto semplice e molto fotografato da escursionisti di ogni tipo, si nasconde un problema serio per gli ecosistemi alpini. Biologi, guide e istituzioni lanciano un chiaro allarme: “Così si rischia di compromettere gli equilibri naturali dell’alta quota”.
Crescita virale degli omini di pietra sulle Dolomiti
Da San Genesio a Racines, passando per i sentieri più frequentati del Parco Naturale Sciliar-Catinaccio, gli omini di pietra – piccoli mucchi di sassi impilati a mano – sono aumentati parecchio con l’arrivo dell’estate e del turismo. Una moda che trova terreno fertile soprattutto su Instagram e TikTok: qui le foto di queste sculture improvvisate raccolgono migliaia di visualizzazioni. “Ormai quasi tutti i gruppi che salgono in quota ne costruiscono almeno uno”, racconta Rudi Auer, guida CAI di Ortisei, mentre aspetta due clienti davanti al rifugio Bolzano. “È diventata una specie di rito: tutti vogliono lasciare il proprio segno, raccontare la propria esperienza”.
Secondo i primi dati del servizio forestale provinciale, solo nell’area tra Siusi e passo Sella la quantità degli omini è cresciuta del 40% rispetto all’anno scorso. Sono numeri ancora parziali ma “sufficienti a mostrare una tendenza chiara”, dice Lara Rabanser, biologa esperta in ecosistemi alpini.
Gli effetti sull’ecosistema: rischi per muschi e microfauna
Anche se sembra un gesto innocuo, raccogliere pietre per costruire questi cumuli ha un impatto ecologico spesso sottovalutato dai turisti. “Questi sassi servono a proteggere la flora pioniera”, spiega Rabanser. “Togliendoli si espongono muschi e licheni al rischio di seccarsi e si danneggiano piccoli habitat”. Il problema più immediato è che il terreno superficiale perde umidità, già scarsa a causa delle temperature in aumento negli ultimi anni. Poi ci sono gli insetti, i ragni e anche alcune specie rare di formiche che vivono proprio tra le crepe delle pietre.
L’associazione Mountain Wilderness ha segnalato come in zone come le pendici dello Sciliar interi tratti siano rimasti privi di vegetazione a causa del passaggio continuo dei visitatori attratti dalla moda degli omini di pietra. Un danno che emerge solo dopo settimane o mesi. Per questo il Comune di Tires ha messo cartelli lungo i sentieri principali: “Costruire omini di pietra non è un gesto innocuo”, avvertono in tre lingue.
Campagne di sensibilizzazione e divieti in arrivo
Di fronte a questa crescita esponenziale del fenomeno, le autorità locali cercano contromisure. L’assessora provinciale all’ambiente Maria Pichler ha annunciato una campagna informativa per l’estate: “Stiamo preparando video e manifesti per spiegare perché non bisogna raccogliere i sassi”, ha detto ieri durante il Consiglio provinciale. Intanto alcune zone del Parco dello Stelvio, secondo l’Ente Parco, stanno valutando ordinanze con divieti precisi: chi viene sorpreso a spostare pietre fuori dai sentieri ufficiali rischia multe fino a 150 euro.
Non è la prima volta che una moda social lascia il segno sulle montagne. Già con i droni – vietati in quasi tutti i parchi dal 2024 – o con i picnic improvvisati in quota si erano sollevate preoccupazioni simili. Intanto chi lavora nel turismo cerca un equilibrio tra promozione e tutela ambientale. “Non possiamo pensare solo alla foto perfetta”, ammette Lukas Ebner, gestore del rifugio Gampenalm.
Il ruolo dei social e la ricerca del “segno” personale
Il successo degli omini di pietra sembra legato anche al desiderio comune di lasciare qualcosa dietro di sé, un segno tangibile della propria presenza. Lo racconta Silvia Masera, 32 anni, in gita con il figlio sull’Alpe di Siusi: “Li avevamo visti su Instagram e ci sembrava divertente provare anche noi”. Solo dopo aver notato i cartelli con il divieto si sono fermati. “Non lo sapevamo, abbiamo smesso subito”, confida.
Per l’antropologo Davide Lorenzoni questa abitudine rispecchia “la ricerca attuale di senso attraverso simboli semplici”. Però avverte: “Quando una cosa diventa moda per tutti può portare a conseguenze impreviste”.
Verso una nuova consapevolezza in montagna
La questione delle sculture di sassi mette in evidenza quanto siano fragili gli ambienti d’alta quota e quanto sia importante avere regole condivise tra escursionisti, operatori e istituzioni. Gli esperti ricordano che camminare sui sentieri significa anche rispettare ciò che ci circonda. Il rischio reale è che un gesto apparentemente piccolo ma ripetuto da migliaia finisca col cancellare proprio quell’autenticità che tanti cercano fra le cime altoatesine.