Civita Arbëreshë in Calabria: il borgo incantato dove tradizioni e sorrisi animano le case

Giulia Ruberti

23 Giugno 2026

Civita, 23 giugno 2026 – Nel cuore del Pollino calabrese, tra i profili decisi della montagna e l’azzurro infinito del Mar Ionio, Civita si conferma uno dei borghi più belli d’Italia. Con poco più di mille abitanti, questo piccolo paese continua a sorprendere per la sua vitalità e la forza con cui, giorno dopo giorno, riesce a restare un punto di riferimento. Qui i visitatori non mancano mai: il flusso turistico non conosce pause, alimentato da un mix solido di storia, natura e tradizioni che si intrecciano senza sosta.

Un ponte tra passato e futuro

Camminando nei vicoli di Civita, tra case in pietra e balconi colmi di gerani rossi, con le insegne in doppia lingua – italiano e arbëreshë –, si percepisce subito che il tempo qui scorre diversamente. Le radici albanesi, nate alla fine del XV secolo quando i profughi scappavano dall’avanzata ottomana, restano ben vive nei costumi, nel dialetto e nelle ricette della tradizione. Ma non sono solo gli anziani seduti davanti alle porte a tenere alta la memoria: sono soprattutto i giovani a spingere forte. “Non possiamo permetterci di perdere la nostra identità”, racconta con passione Marika Rrapaj, 27 anni, impegnata nell’organizzazione della Settimana Arbëreshë. “Molti ragazzi scelgono di restare e investire qui”.

Turismo, motore silenzioso

Negli ultimi cinque anni gli arrivi a Civita sono cresciuti del 15%, secondo l’ufficio turistico comunale. La posizione strategica – a metà strada tra mare e montagna – regala un doppio vantaggio: escursioni nelle spettacolari gole del Raganello in primavera e autunno, trekking fino ai belvedere sospesi sulla valle; ma anche relax sulle spiagge ioniche raggiungibili in meno di mezz’ora d’auto. Gli alberghi diffusi e i bed & breakfast familiari segnano un’occupazione media dell’80% anche durante l’inverno. “Rispetto a molti altri borghi dell’entroterra – ammette il sindaco Alessandro Tocci – qui il turismo non conosce soste”.

Tradizioni che parlano giovane

Il filo rosso che lega passato e presente è nelle tradizioni popolari: danze, canti, costumi fatti a mano. Nel giorno della Festa della Bandiera i ragazzi indossano le lunghe gonne nere con ricami d’oro e sfilano fino alla chiesa madre di Santa Maria Assunta. Le donne più anziane guidano il coro, ma sono le nuove generazioni a curare ogni dettaglio con attenzione quasi maniacale. “Per noi non è folklore da cartolina – dice Giacomo Bellusci, 19 anni – è la vita di tutti i giorni”. Il laboratorio linguistico organizzato ogni sabato pomeriggio da alcuni studenti ha superato quest’anno i cinquanta iscritti. Un chiaro segno che la lingua arbëreshë non è solo un ricordo lontano.

Sfide e scelte di ritorno

Il turismo dà lavoro a camerieri, guide ambientali e artigiani, ma non basta per far decollare davvero il paese. Qualcuno è tornato dopo esperienze all’estero: “In Germania ho fatto il cuoco per due anni, poi sono rientrato”, racconta Mario Meli, 31 anni. Ora gestisce una trattoria sulla piazza centrale: “Qui posso cucinare i piatti tradizionali con i prodotti dell’orto dietro casa”. Le difficoltà però ci sono: la scuola superiore più vicina è a Castrovillari, venti chilometri più a sud; la connessione internet fa capricci ogni tanto. “Ma la qualità della vita qui nessuno te la regala”, sottolinea Mario.

Un modello da imitare?

Diversi studiosi stanno iniziando a guardare Civita come esempio da seguire per rilanciare gli altri borghi dell’entroterra calabrese. Secondo una ricerca recente dell’Università della Calabria, la partecipazione attiva dei giovani è la chiave per fermare lo spopolamento. “La differenza la fanno le comunità vive”, riassume il professor Giuseppe Tarsia, che segue da mesi l’evoluzione del paese. E anche nei bar – tra un caffè e una partita a carte – si torna sempre allo stesso discorso: radici forti e futuro costruito insieme, passo dopo passo.

Chi arriva a Civita non cerca solo paesaggi da cartolina: trova una comunità che ha scelto di restare e rinnovare il proprio passato senza paura di cambiare. Forse questa è davvero la vera attrattiva del borgo: una tradizione che cammina sulle gambe dei suoi giovani.

Change privacy settings
×