7 Motivi Per Cui Fare Crociere È il Modo Migliore per Scoprire il Mondo

Silvana Lopez

22 Giugno 2026

Roma, 22 giugno 2026 – Immergersi con gli squali senza gabbia: un’esperienza che per molti suona quasi da incosciente, ma che sempre più persone scelgono per capire davvero cosa c’è sotto la superficie, lontano dalle paure e dai miti popolari. A raccontarlo è Marco Bellini, istruttore subacqueo romano con più di duecento immersioni nell’oceano Indiano alle spalle: “Gli squali non sono quei mostri affamati di sangue che ci immaginiamo – spiega –. Spesso sono piuttosto timidi e diffidenti verso l’uomo”.

Shark diving: la passione cresce in tutto il mondo

Da Città del Capo alle Fiji, passando per le coste australiane e le Bahamas, il fenomeno dello shark diving senza gabbia sta attirando sempre più appassionati di natura e sport estremi. Secondo i dati della Global Shark Diving Association, le richieste di immersioni guidate sono aumentate del 28% negli ultimi anni. Perché? “Curiosità, voglia di superare la paura ma anche il desiderio di vedere da vicino specie a rischio come lo squalo tigre o lo squalo martello”, spiega Alice Valli, responsabile di un’agenzia specializzata alle Bahamas. “Abbiamo più richieste che posti disponibili – racconta via Zoom –. C’è chi arriva dall’Italia solo per questa esperienza”.

L’approccio è cambiato rispetto a qualche anno fa, quando gli incontri con gli squali erano considerati troppo pericolosi. Ora si va in acqua in gruppi controllati, con guide esperte: un modo per imparare e rispettare questi animali. Le immersioni si fanno all’alba o nel primo pomeriggio, in punti dove gli squali sono sempre presenti ma la visibilità è buona. “Non ci si tuffa mai da soli – sottolinea Bellini – e si seguono tutte le regole: briefing prima dell’immersione, controlli sugli equipaggiamenti e comportamenti precisi in acqua”.

Cosa si prova davvero quando si è sotto

Sott’acqua cambia tutto: il rumore soffocato del respiro attraverso l’erogatore, i raggi di luce che filtrano dall’alto. Gli squali arrivano silenziosi, nuotano a qualche metro di distanza senza mostrare particolari interesse. “Stanno a debita distanza – racconta Francesca Lupi, fotografa subacquea che segue spedizioni tra Maldive e Mozambico –. È lì che capisci che non siamo noi la loro preda”. Lo sguardo degli animali è più curioso che minaccioso; capita che si avvicinino appena, quasi a scrutare chi c’è dall’altra parte. Poi spariscono.

La paura non va mai via del tutto. Anche i sub più esperti sentono l’adrenalina al primo tuffo. “Il battito accelera sotto la muta – confida Bellini – ma dopo pochi minuti arriva una certezza: loro sono qui da milioni di anni; il vero ospite sei tu”.

Squali e attacchi: cosa dicono i numeri

Secondo l’International Shark Attack File dell’Università della Florida, nel 2025 gli attacchi non provocati di squalo nel mondo sono stati 61 — un dato stabile rispetto agli anni passati. “Il rischio reale è davvero basso – commenta Giovanni Piras, biologo marino –. Gli incidenti spesso coinvolgono surfisti o bagnanti in acque torbide; non si tratta mai di un comportamento predatorio mirato”.

Anche il modo in cui i media raccontano queste storie ha fatto molta strada tra sensazionalismo e realtà distorta. “Pensiamo ai film come Jaws o ai video virali online – osserva Lupi –: ci facciamo l’idea dello squalo fuori controllo, invece questi animali evitano l’uomo appena possono”. Le spedizioni servono proprio a questo: mostrare una faccia diversa degli squali, animali fondamentali per l’equilibrio marino.

Un turismo green che muove milioni

Dietro all’avventura c’è anche un giro d’affari importante: uno studio pubblicato su Marine Policy parla di oltre 300 milioni di dollari all’anno generati dal turismo legato allo shark diving nel mondo. Una risorsa preziosa soprattutto nelle aree dove la pesca ha messo in difficoltà diverse specie marine. “Uno squalo vivo vale molto più economicamente di uno pescato – sottolinea Piras – chi li protegge lavora per il futuro del mare”.

Resta la sfida educativa: insegnare che il rispetto e la prudenza contano più della paura. In mezzo all’oceano aperto, mentre incroci lo sguardo antico di uno squalo grigio o limone, la lezione diventa chiara: questi animali non sono mostri da temere ma sentinelle silenziose degli oceani da conoscere e difendere meglio.

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