Route 66 compie 100 anni: Claudio Castellacci racconta la leggenda della strada più famosa nel suo nuovo libro

Giulia Ruberti

22 Giugno 2026

Los Angeles, 22 giugno 2026 – La Route 66, la storica strada che collega Chicago a Santa Monica e ha attraversato quasi un secolo di vita americana, spegne oggi 100 candeline. Un traguardo che richiama viaggiatori, appassionati e nostalgici da tutto il mondo lungo quei 3.940 chilometri nati nel lontano 1926. Proprio in queste ore arriva in libreria “Mother Road. Un secolo di polvere e sogni”, il nuovo libro di Jonathan Miller, giornalista e narratore di viaggi, che ripercorre la vicenda della cosiddetta “strada principale d’America”.

Dalla Chicago degli anni ruggenti al mito della California

Miller, voce nota al “New Yorker”, ha passato più di due mesi a percorrere la Route 66, incontrando gestori di motel, vecchi benzinaiai e giovani musicisti blues. “Sono partito dal cartello storico all’incrocio tra Adams Street e Michigan Avenue a Chicago. Erano le sette del mattino e già c’era chi si faceva selfie,” racconta al telefono l’autore. Il suo viaggio si snoda tra fotografie d’epoca e nuove storie, attraversa città fantasma in Oklahoma, le insegne vintage di Kingman in Arizona, per finire sul molo di Santa Monica, dove la Mother Road si getta nell’oceano.

Non è solo un percorso: “La Route 66 è stata la strada della speranza durante la Grande Depressione. Migliaia di famiglie si sono messe in marcia verso ovest con poche valigie ma tanti sogni,” spiega Miller all’inizio del libro. E nelle sue pagine riaffiorano le parole di Steinbeck (“Furore” è ambientato proprio su questa via) e i ritmi lenti dei diner ancora in attività, nonostante i fast food abbiano preso piede ovunque.

Luoghi, ricordi e cambiamenti: la strada raccontata oggi

Il volume alterna ricordi collettivi a piccole storie personali. C’è il signor Peterson, 81 anni, che nel suo garage di Pontiac, Illinois, custodisce una Ford del 1938: “Mio nonno ci portava a vedere le corse pazze verso St. Louis,” racconta con un sorriso davanti a una birra locale. Poi ci sono i motel con le loro insegne al neon – il Blue Swallow Motel a Tucumcari è diventato addirittura set per videoclip – o la stazione Midpoint Café, tappa fissa per i motociclisti.

Negli ultimi decenni molto è cambiato: gran parte della Route 66 è stata sostituita dall’Interstate 40 o abbandonata al tempo. Ma proprio nell’ultimo anno gruppi di volontari hanno ripulito tratti dimenticati vicino a Barstow e Gallup, New Mexico. Le amministrazioni locali investono su restauri e percorsi turistici: secondo la Camera di commercio dell’Arizona le prenotazioni per i tour classici quest’estate sono cresciute del 18%.

Un simbolo culturale tra cinema, musica e politica

“Parlare della Route 66 vuol dire parlare dell’America,” sintetizza Miller nel libro. Dal celebre brano “(Get Your Kicks on) Route 66”, registrato per la prima volta da Nat King Cole nel ’46, alle apparizioni in film come “Easy Rider” o il cartone Pixar “Cars”. Perfino presidenti come Bill Clinton hanno usato tratti della Route per campagne ed eventi pubblici.

Non mancano però anche le ombre: Miller chiude ricordando le cittadine svuotate dalla crisi agricola degli anni Ottanta, i negozi abbandonati tra Amarillo e Tulsa, il rischio che tutto finisca inghiottito dal tempo. Ma emergono anche la forza e la tenacia dei piccoli imprenditori locali: “Finché qualcuno racconterà una storia davanti a una tazza di caffè lungo questa strada, la Route 66 vivrà.”

Cent’anni dopo: tra celebrazioni e futuro incerto

Per questo centenario – proprio oggi, 22 giugno – sono previsti raduni da Missouri alla California. In calendario sfilate di auto d’epoca, concerti blues vicino alle stazioni storiche e una corsa simbolica tra Springfield e Joplin. Le feste guarderanno con attenzione anche alle comunità native che vivono lungo il percorso.

Intanto “Mother Road. Un secolo di polvere e sogni” (Harper Books, pp. 320, 24 dollari) è già ai primi posti nelle prenotazioni online negli Stati Uniti e Gran Bretagna. Come si legge nelle ultime pagine: a cent’anni dalla sua nascita la Route 66 resta un simbolo di libertà su quattro ruote. Una linea d’asfalto che continua a segnare profondamente l’immaginario americano.

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