Milano, 27 ottobre 2026 – Sempre più hotel, borghi e destinazioni turistiche in Italia stanno voltando le spalle ai set fotografici improvvisati e all’overtourism che deriva dall’ondata di influencer. La parola d’ordine è mettere regole chiare e nuovi limiti per difendere l’autenticità e la vivibilità dei luoghi. Un fenomeno che si sta allargando da nord a sud, con testimonianze dirette di chi lavora sul campo e interventi delle amministrazioni per proteggere le comunità locali.
Il rifiuto degli hotel: “Non siamo uno sfondo per reel e selfie”
A Cortina d’Ampezzo, albergatori come Beatrice De Lorenzi, che gestisce una struttura storica nel centro, raccontano: “Negli ultimi mesi abbiamo detto no ad almeno quindici richieste di ospitalità gratuita in cambio di visibilità sui social. Non vogliamo essere semplici comparse per contenuti che durano pochi minuti.” Stessa linea anche a Firenze, dove l’hotel Albergaccio di Machiavelli, a due passi da piazza della Signoria, ha deciso di non accettare più richieste per shooting fotografici nei propri spazi. “Riceviamo mail quasi ogni giorno – spiega Laura Benelli, responsabile delle pubbliche relazioni – spesso non prenotano nemmeno una camera, chiedono solo di usare gli ambienti”.
Nelle città d’arte come Venezia e Roma, il fenomeno degli influencer in giro per i centri storici è esploso negli ultimi anni, con effetti tangibili sulla gestione degli alberghi e sulla tranquillità degli ospiti tradizionali. Gli operatori parlano di “poca considerazione per la privacy” e di “continui rallentamenti” causati da pose, luci e attrezzature ingombranti. Ma non sono solo i grandi hotel a muoversi: anche piccoli B&B come il Soleado di Matera hanno scelto la prudenza, limitando gli accessi e vietando riprese video nelle aree comuni.
I borghi reagiscono: stop a set e location invasive
Non sono soltanto gli alberghi a dirsi stanchi. Nel borgo ligure di Tellaro, il Comune ha messo in piedi da settembre una nuova regolamentazione: per scattare foto in alcune piazzette più caratteristiche serve ora un permesso preventivo, anche se si tratta di scatti privati che rischiano però di diventare virali. L’assessore al turismo Marta Vescovi spiega chiaramente: “Abbiamo visto crescere in modo esponenziale i visitatori attratti dalle immagini sui social, ma questo creava grandi disagi per chi ci vive”.
Situazione simile a Civita di Bagnoregio. Qui, dall’inizio dell’estate, sono state limitate le riprese video nelle strette vie del centro storico. “Non siamo un parco giochi – dice il sindaco Luca Profili – chi viene deve rispettare i ritmi del paese”. Nel piccolo centro in provincia di Viterbo, cartelli all’ingresso avvisano turisti e content creator dei nuovi divieti: niente cavalletti o shooting professionali fuori dagli orari stabiliti.
Overtourism: tra economia e tenuta sociale
L’ultimo rapporto del CNR conferma che l’Italia è fra i paesi più colpiti dall’overtourism, soprattutto nei centri storici più piccoli. Se nel 2025 Venezia ha registrato oltre 14 milioni di presenze, borghi come Portofino o San Gimignano hanno visto aumentare i visitatori del 30% nei fine settimana primaverili. Il risultato? Prezzi immobiliari alle stelle, servizi saturi e tensioni sociali crescenti.
“Il rischio vero è perdere l’anima dei posti”, commenta la sociologa Serena Belli, autrice di uno studio all’Università di Bologna sulle trasformazioni portate dai social nelle città. Secondo Belli, “le regole servono soprattutto a far sentire la voce degli abitanti, troppo spesso dimenticata”. Non tutti però sono d’accordo. Alcuni commercianti temono un calo degli incassi: “Senza influencer rischiamo meno visibilità”, dice il titolare di un negozio artigianale a Burano. Ma chi difende la qualità della vita risponde netto: “Non possiamo più accettare ogni richiesta solo perché fa promozione online”.
Le reazioni: un’Italia divisa tra promozione e difesa dell’identità
Sui social si è acceso un dibattito acceso. Da una parte chi chiede stop al turismo mordi-e-fuggi per “restare autentici”, dall’altra i creator che si sentono esclusi e accusano alcune amministrazioni di “arretratezza digitale”. Su Instagram l’influencer milanese Francesca Perri si è detta “delusa dall’atteggiamento ostile dei piccoli centri”, mentre su gruppi Facebook dedicati al turismo slow tanti residenti chiedono “più limiti per proteggere chi vive qui tutto l’anno”.
Il confronto resta aperto. Intanto aumentano le realtà che preferiscono meno presenze ma più consapevoli, puntando su un’ospitalità autentica invece che sulla visibilità fugace dei follower. In questa Italia che riscopre il valore del limite, il futuro del turismo sembra giocarsi sul sottile equilibrio tra accoglienza e difesa dell’identità.