Hunan, la provincia cinese che ha ispirato Avatar: paesaggi mozzafiato e villaggi da fiaba

Giulia Ruberti

30 Agosto 2026

Pechino, 30 agosto 2026 – Nella Cina più nascosta, nella provincia dello Hunan, c’è un luogo che ancora riesce a stupire chi lo visita: il Parco forestale nazionale di Zhangjiajie. Qui si ergono colonne di roccia che, come raccontano gli abitanti del posto, sembrano proprio “galleggiare tra le nuvole”. Non è un caso che questi pinnacoli abbiano ispirato le immagini sospese del film Avatar di James Cameron. Situato a circa quattrocento chilometri da Changsha, il capoluogo della provincia, questo parco ogni anno richiama centinaia di migliaia di turisti attratti dalle sue strane forme in arenaria e dalla vegetazione fitta che ne copre la base.

Le colonne di arenaria: uno spettacolo senza paragoni

Il cuore del parco, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1992, è un insieme di oltre tremila pilastri e pinnacoli di pietra. Alcuni si alzano per più di 200 metri. Guardarli all’alba, quando una nebbia leggera li avvolge e i primi raggi del sole filtrano tra gli alberi, regala una sensazione quasi surreale. Non è un caso se anche la troupe hollywoodiana ne è rimasta affascinata: “Sembrava di camminare in un altro mondo”, ha detto uno degli assistenti alla regia durante una visita nel 2008, pochi mesi prima dell’uscita del film.

Zhangjiajie è soprattutto famosa per il “Pillar of the Southern Sky”, oggi conosciuto come Avatar Hallelujah Mountain. Questa colonna principale – che si trova a 1.080 metri sul livello del mare – si erge da sola come un vero totem naturale. I fotografi arrivano qui già all’alba per catturare la magia dai sentieri della zona panoramica Yuanjiajie.

Biodiversità tra canyon e villaggi

Ma non ci sono solo rocce: questa zona ospita una delle foreste subtropicali più grandi della Cina. Secondo l’amministrazione locale, qui crescono più di 3.000 specie di piante, fra cui felci rare e abeti antichi. La fauna? Tra i boschi si aggirano scimmie dal naso dorato, fagiani argentati e piccoli cervi silenziosi che si muovono tra le querce. Gli esperti dell’Accademia delle Scienze cinesi hanno registrato almeno 116 specie di uccelli e spesso i loro richiami si mescolano con il rumore del vento che sale dai burroni.

Tra gli alberi spuntano anche i villaggi della minoranza etnica Tujia, dove alcune case in legno ancora si appoggiano su palafitte secondo la tradizione locale. Liao, un anziano incontrato vicino all’ingresso orientale del parco, racconta che “la sera le montagne sembrano parlare tra loro” e non mancano storie sugli spiriti delle rocce da raccontare ai visitatori più curiosi.

Il ponte di vetro e le nuove attrazioni

Dal 2016 spicca il famoso ponte di vetro di Zhangjiajie, sospeso a 300 metri sopra il canyon omonimo. Progettato dall’architetto israeliano Haim Dotan, collega due versanti con una struttura lunga oltre 430 metri. I più coraggiosi lo attraversano anche a piedi nudi, seguendo le indicazioni degli addetti alla sicurezza mentre la passerella scricchiola leggermente sotto i loro passi.

Solo allora si capisce l’impatto economico dell’opera: secondo il governo locale, nel 2025 il turismo ha portato oltre 1,8 miliardi di yuan in tutta l’area. L’apertura del ponte ha fatto sì che molti influencer cinesi scelgano Zhangjiajie come sfondo per foto e video virali sui social.

Tra leggende antiche e sfide moderne

Zhangjiajie vive costantemente su questo confine sottile tra passato e presente. Da un lato ci sono le leggende dei “draghi di pietra” e degli spiriti che avrebbero formato queste colonne; dall’altro ci sono le preoccupazioni degli ambientalisti per l’aumento dei visitatori. “Abbiamo aumentato i controlli nei periodi più affollati”, spiega Wu Ming, portavoce dell’amministrazione del parco parlando dei limiti d’ingresso introdotti durante la Festa di Primavera.

Eppure resta intatta la sua magia, negli occhi dei bambini che guardano incantati il profilo frastagliato delle montagne dal punto panoramico Tianzi Shan o nei flash rubati dai balconcini dei piccoli hotel a conduzione familiare attorno all’ingresso ovest. Come dice una guida locale, qui la natura resta “un mistero che non si svela mai completamente”.

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