Madrid, 4 luglio 2026 – La Spagna, un paese di forti contrasti, continua a richiamare viaggiatori e studiosi da tutto il mondo grazie alla sua straordinaria varietà di paesaggi naturali. Dal bianco profilo dei Pirenei, che segnano il confine con il resto d’Europa, fino alle lunghe spiagge sabbiose delle coste mediterranee, questa terra offre un mosaico geografico che segna profondamente la vita di chi ci vive. Ma dietro le immagini da cartolina si nasconde una realtà fatta di adattamenti, cambiamenti climatici e nuove sfide quotidiane.
Dai Pirenei al Mediterraneo: un paese che cambia faccia
Chi si avventura in questi giorni tra Jaca e Vielha, vicino alle cime di Monte Perdido o del Pic du Midi d’Ossau, racconta di neve che ancora resiste sopra i 2.000 metri. Poche ore d’auto più a sud, sulla Costa Brava, invece, il termometro segna spesso più di 32 gradi a mezzogiorno. “Qui passi dal piumino al costume in due giorni,” racconta Marta López, guida alpina di Huesca, mettendo in luce come questa varietà si rifletta anche sulla ricchezza naturale: “Ogni valle ha la sua storia, con animali che non trovi altrove”.
Più a sud il paesaggio cambia bruscamente. Attorno ad Almería, in Andalusia, si apre un panorama fatto di pianure secche e colline spoglie dove il vento piega gli ulivi bassi. Questa è una delle zone più aride d’Europa: nel Desierto de Tabernas piove meno di 250 millimetri l’anno. “È un mondo a parte,” commenta José Antonio Ruiz, agronomo del posto, mentre mostra le crepe nel terreno sotto il sole cocente delle tre del pomeriggio.
Vulcani e foreste: isole opposte
Le isole raccontano storie diverse dalla penisola. Sulle Canarie, la terra scura dei vulcani e le spiagge di sabbia nera circondano città come Santa Cruz de Tenerife e Las Palmas. Qui i geologi tengono d’occhio l’attività intorno a La Palma, dove ci sono state eruzioni negli ultimi anni. L’Istituto Geografico Nazionale spagnolo parla di “piccole ma continue emissioni di gas”, pur rassicurando che “la situazione resta stabile”.
Invece, in Galizia si respira un’atmosfera completamente diversa: boschi fitti, pioggia quasi quotidiana e paesaggi verdi da far pensare all’Irlanda. “D’estate non usciamo mai senza ombrello,” scherza Manuel Castro, insegnante a Santiago de Compostela, indicando i sentieri fangosi vicino alla costa atlantica. Qui le acque fredde sono perfette per alcuni dei migliori frutti di mare d’Europa.
Turismo in crescita ma con nuove sfide
Questa grande varietà geografica è uno dei motori del turismo spagnolo: nel 2025, secondo il Ministero dell’Industria, Commercio e Turismo spagnolo, oltre 84 milioni di visitatori internazionali hanno scelto montagne, mari e città storiche come Granada o Salamanca. Il beneficio economico è netto ma porta con sé problemi seri: l’aumento dei turisti mette sotto pressione l’acqua soprattutto nelle zone più secche e accende dubbi sulla sostenibilità futura.
L’emergenza ambientale è ormai al centro del dibattito pubblico: negli ultimi tre anni la siccità ha costretto alcune province a limitare l’uso dell’acqua e ad anticipare la vendemmia nelle vigne della Rioja. Gli esperti del Centro de Investigaciones Energéticas, Medioambientales y Tecnológicas (CIEMAT) avvertono che “l’aumento delle temperature medie rischia di compromettere molte colture tradizionali”.
Tra sfide e soluzioni
Nonostante tutto, la Spagna prova a reagire. Nelle Alpujarras della Sierra Nevada piccole cooperative stanno sperimentando sistemi d’irrigazione a goccia e coltivazioni più resistenti al caldo con piante autoctone. Nel frattempo le città costiere – da Barcellona a Malaga – puntano su infrastrutture verdi per conciliare turismo e tutela ambientale.
“Non possiamo permetterci di perdere questa ricchezza,” dice con convinzione Ana Sánchez, funzionaria del Ministero dell’Ambiente parlando dei boschi della Castiglia-León. E così tra nuove strategie e tradizioni antiche la Spagna rimane un paese in movimento: qui il paesaggio non è solo uno sfondo ma protagonista vivo di una storia che continua a scriversi ogni giorno.