Roma, 4 luglio 2026 – Il governo italiano ha messo sul tavolo una sfida ambiziosa: portare a 60 milioni i turisti stranieri entro il 2030. Un obiettivo che, se realizzato, spingerebbe il turismo a livelli mai visti prima. Ma c’è già un nodo che fa discutere: per far decollare questa crescita, l’esecutivo punta a finanziare nuove strutture ricettive e infrastrutture aumentando i costi di accoglienza, spostando parte del peso anche sui viaggiatori.
Più turisti dall’estero, ma a quale prezzo?
Ieri pomeriggio a Palazzo Chigi, durante una conferenza stampa, il ministro del Turismo Massimo Vella e il sottosegretario all’Economia Giulia Rimondi hanno spiegato le linee guida del piano. “Non è solo una questione di numeri – ha detto Vella – ma di lavoro e rilancio per aree oggi trascurate”. Ha poi aggiunto che “per accogliere più visitatori servono alberghi nuovi e funzionanti, trasporti efficienti e servizi anche nei piccoli centri”.
Rimondi ha fatto chiarezza sul come finanziare tutto questo: “Ci sarà un mix di investimenti pubblico-privati, in parte coperti dall’aumento delle tasse di soggiorno, dei costi aeroportuali e portuali e delle tariffe nei siti culturali”. Una notizia che punta dritta sia agli operatori del settore sia ai turisti.
Le reazioni degli operatori: “Non penalizziamo la competitività”
L’annuncio è arrivato un po’ a sorpresa e già ieri sera sono arrivate le prime voci da chi vive il turismo ogni giorno. Alessandro Vitale, presidente di Federalberghi Lazio, ha commentato: “I numeri sono belli e crediamo nel turismo come motore dell’economia. Però serve attenzione che nuovi costi non finiscano solo su alberghi e ristoranti, o si rischia di rendere meno attraente l’Italia rispetto agli altri paesi”.
Preoccupazioni simili arrivano anche dal mondo dei trasporti, dove si teme l’effetto domino sui prezzi dei biglietti. Il rischio – sottolineano gli operatori – è una crescita senza un reale potenziamento dell’accoglienza.
Le cifre attuali e la sfida dell’accoglienza diffusa
L’Istat dice che nel 2025 l’Italia ha accolto quasi 52 milioni di turisti stranieri. Per arrivare ai 60 milioni nel 2030 bisognerà crescere in media dell’8% all’anno. Le grandi città d’arte come Roma, Firenze e Venezia restano le mete preferite, ma il ministero vuole distribuire meglio i flussi: esempi recenti sono Matera (+19% rispetto al 2024) e alcune zone interne della Toscana.
Il governo punta su incentivi per ristrutturare gli alberghi nelle province meno battute e sostiene startup nel turismo “slow”. Però restano dubbi su quando e come arriveranno davvero questi soldi. “Aspettiamo i fatti per capire se sarà una vera svolta o solo un gioco di numeri”, ha commentato ieri sera un operatore turistico di Perugia.
Sostenibilità e impatto sociale: il nodo della convivenza
La questione della sostenibilità è ormai centrale nelle città d’arte dove la pressione dei turisti si fa sentire sempre più forte. A Venezia già dal 2025 c’è un ticket d’accesso per limitare le visite mordi-e-fuggi. “Non basta puntare ai record – avverte il sociologo Edoardo Andreini – bisogna proteggere la qualità della vita dei residenti e conservare i luoghi”.
Anche sulle coste da Rimini alla Costiera Amalfitana si alzano voci di allarme. La sindaca di Positano, Elena Cammarata, chiede infrastrutture solide prima dell’arrivo massiccio di turisti: “Non è solo questione di camere o treni, ma della tenuta sociale dei centri storici e dei piccoli borghi”.
Un bilancio ancora incerto
Il ministro Vella assicura che il piano è già partito: entro settembre usciranno i primi bandi per finanziare nuove strutture. Ma tra gli addetti ai lavori resta una domanda sospesa: “Aumentando tasse e tariffe rischiamo di rendere meno appetibile l’Italia?”, si chiede l’economista Luisa Ferrante. Secondo alcuni dati del Censis, una crescita troppo veloce potrebbe creare squilibri tra domanda e offerta.
Il governo però non vuole tornare indietro. “Vogliamo un’Italia pronta ad accogliere il mondo senza perdere la sua anima”, ha ribadito Vella chiudendo la conferenza. Per ora però la scommessa resta aperta.