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Immersione con gli squali senza gabbia: la verità sorprendente sul mare di Machu Picchu

Silvana Lopez by Silvana Lopez
30 Ottobre 2026
in Soggiorni e dintorni
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Soggiorni e dintorni

Milano, 30 ottobre 2026 – Immergersi in acqua aperta, a pochi metri da uno squalo senza la protezione di una gabbia può sembrare un azzardo, una vera follia. E invece, è quello che fanno sempre più appassionati di shark diving, che negli ultimi anni hanno scelto di avvicinarsi a questi animali con un approccio molto diverso da quello dei film o dai titoli allarmistici dei giornali. Una visione che – come raccontano operatori, biologi marini e sub esperti – mette in discussione l’idea diffusa dello squalo come “mostro” sempre pronto all’attacco.

Il fascino (e la paura) degli squali

L’idea di nuotare con uno squalo senza barriere divide ancora oggi tra chi è incuriosito e chi teme il peggio. Spesso la paura nasce dall’immaginario collettivo, costruito a suon di cinema e leggende, che dipinge questi animali come predatori spietati. “Mi aspettavo un incontro adrenalinico, quasi pericoloso – racconta Martina Rossi, 29 anni, fisioterapista di Torino, appena tornata da un viaggio a Bimini, alle Bahamas – e invece ho trovato una specie attenta, quasi curiosa, ma mai aggressiva”. Le immersioni senza gabbia sono consentite solo in alcune aree ben precise, sempre sotto la guida di istruttori certificati e rispettando regole ferree per la sicurezza. Si va in acqua in piccoli gruppi, immersi in acque cristalline e su fondali sabbiosi dove spesso è il silenzio a farla da padrone più del frastuono delle pinne.

Un’esperienza regolata e studiata

Il turismo legato allo shark diving – dicono i dati della Global Shark and Ray Initiative – vale circa 314 milioni di dollari all’anno nel mondo. In posti come il Sudafrica, le Figi o le Bahamas è diventato una risorsa chiave sia per proteggere gli habitat sia per l’economia locale. A ogni immersione c’è una guida specializzata: “Lavoriamo con biologi marini che conoscono bene gli animali e teniamo sotto controllo le condizioni del mare”, spiega Francesca Alberti, coordinatrice di un diving center a Malindi, in Kenya. Vietati i movimenti bruschi e l’uso di oggetti che potrebbero attirare lo squalo in modo innaturale.

Una minaccia spesso sopravvalutata

Secondo l’International Shark Attack File, nel 2025 sono stati 63 i casi registrati di attacchi non provocati nel mondo, con 5 esiti mortali. Numeri sostanzialmente stabili rispetto agli anni precedenti. “È molto più facile essere colpiti da un fulmine che morire per il morso di uno squalo”, ripete spesso il biologo marino Luca Grandi citando le statistiche ufficiali. “Quando ci immergiamo – aggiunge – rispettiamo le distanze e osserviamo come si comportano gli animali. L’aggressività scatta quasi sempre se noi facciamo errori: rumori forti, tentativi improvvisi di toccarli o la presenza di pesci feriti”.

Il racconto degli appassionati

Le esperienze di chi si è tuffato nello shark diving senza gabbia sono molto diverse: c’è chi parla di “paura all’inizio” e chi invece si lascia andare alla calma dell’incontro ravvicinato. Riccardo Prandi, milanese, racconta che i primi minuti sott’acqua sono quelli più intensi. “Vedi l’ombra dello squalo avvicinarsi lentamente e poi ti rendi conto che sta seguendo solo una rotta precisa”, dice. Solo allora la tensione lascia spazio al rispetto per un animale che appare ben lontano dal “killer” descritto dai media.

Sostenibilità e futuro

La questione ambientale rimane al centro dell’attenzione. Organizzazioni come la Shark Trust o l’italiana MedSharks lavorano con i diving center locali per promuovere immersioni responsabili. Gli squali oggi rischiano molto più per la pesca intensiva che non per gli incontri con l’uomo: secondo la FAO ne vengono catturati fino a 100 milioni ogni anno nel mondo.

“Proteggere questi animali significa anche salvaguardare il futuro delle comunità costiere”, sottolinea Monica Fabbri di MedSharks. I diving center offrono corsi dedicati proprio a ridurre l’impatto delle escursioni e a formare subacquei più consapevoli.

Un’immagine da cambiare

A tanti anni dall’arrivo sul grande schermo dei film sugli squali – con “Lo Squalo” di Steven Spielberg ancora in cima alla lista – resta difficile scardinare l’immagine dello squalo come minaccia costante. Ma chi si è immerso senza gabbia racconta tutt’altra storia: animali timidi, molto meno interessati all’uomo di quanto si pensi. La vera sfida ora è continuare a raccontare questa realtà senza sensazionalismi. Con fatti concreti, testimonianze dirette e – ogni tanto – anche un pizzico di meraviglia.

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