Immersione con gli squali senza gabbia: l’esperienza estrema che sta conquistando l’Italia

Silvana Lopez

20 Marzo 2026

Città del Capo, 20 marzo 2026 – Immergersi tra gli squali senza alcuna protezione. È questa la scelta azzardata di alcuni subacquei, questa settimana al largo di Gansbaai, noto per la presenza stabile degli imponenti squali bianchi. Una decisione che a molti sembra pura follia, ma chi l’ha vissuta racconta un’esperienza ben diversa dall’immagine degli squali come predatori spietati e imprevedibili.

Immersioni senza gabbia: il racconto degli esperti

«Gli squali non sono affatto le bestie assetate di sangue che si immagina», racconta Marnus Prinsloo, istruttore di immersioni con oltre dieci anni di esperienza in zona. Lo incontro all’alba, nel piccolo centro diving, tra mute e bombole già pronte. «La paura c’è, è normale. Però basta un briefing serio per capire che il loro comportamento è molto meno aggressivo di quanto si pensi». I numeri confermano: il Museo Sudafricano di Storia Naturale segnala solo due incidenti gravi in vent’anni nella zona, senza vittime.

Da film e cronaca a realtà: sfatare un mito

L’immagine dello squalo come pericolo in agguato nasce da decenni di film e media. Basta pensare a “Lo Squalo” di Steven Spielberg, del 1975, che ha cementato l’idea dello squalo come la minaccia numero uno dei mari. Ma i ricercatori, come Jessica Van Dyk dell’Università di Città del Capo, mettono le cose in chiaro: «Gli squali si avvicinano ai sub con molta cautela e spesso tengono le distanze». Sono loro i primi a spaventarsi davanti a rumori o movimenti improvvisi sott’acqua.

Dati e precauzioni: cosa succede davvero sott’acqua

Un’immersione tipo dura circa venticinque minuti, tra i 10 e i 20 metri di profondità. Gli incontri con gli squali bianchi seguono regole rigide: niente esche o provocazioni, solo osservazione passiva. Il gruppo resta compatto; movimenti lenti sono d’obbligo e il contatto diretto è vietato. «Se stai fermo e non dai fastidio all’animale, tutto fila liscio», spiega Prinsloo mentre riporta a bordo la GoPro usata per le riprese. Le autorità locali monitorano meteo e visibilità e sospendono subito l’attività se il mare si fa cattivo o la vista peggiora.

Il punto di vista dei partecipanti: “Adrenalina pura, ma mai paura”

Chi si tuffa senza gabbia racconta emozioni intense ma diverse dalle aspettative iniziali. Alessia De Rossi, sub milanese arrivata con un gruppo di amici, confessa: «Quando vedi lo squalo per la prima volta ti manca il fiato, pensi subito al pericolo. Poi però ti rendi conto che lui ti guarda soltanto». Anche i principianti riescono a superare il timore grazie alle guide sempre presenti: «In gruppo ti senti subito più sicuro», aggiunge De Rossi.

Impatto sul turismo e sull’ambiente locale

Negli ultimi anni queste immersioni sono diventate una calamita per appassionati europei e americani. Il Dipartimento sudafricano del Turismo segnala un aumento delle richieste del 12% nel 2025. Non mancano però i dubbi sull’impatto ambientale: alcune associazioni temono che la presenza umana possa disturbare gli squali. Gli operatori rispondono che i protocolli sono severi e studiati insieme a biologi marini per proteggere l’ecosistema.

Sicurezza o rischio? Gli esperti invitano alla cautela

L’esperienza non va mai presa alla leggera, avvertono gli istruttori. «Non è uno scherzo», rimarca Prinsloo mentre rientra verso le 11.30, mentre alla banchina di Gansbaai arrivano le prime barche turistiche. L’attrezzatura deve essere certificata e le immersioni autorizzate dalle autorità locali. «Gli squali non vanno cercati dall’uomo — ma ricordiamoci che restano animali selvatici», conclude l’istruttore.

Per chi cerca una scarica d’adrenalina lontana dai soliti cliché, incontrare gli squali senza gabbia – tra paura e stupore – è meno folle di quanto si immagini. O forse, come dicono quelli che escono dall’acqua con la maschera ancora appannata: “è stato più umano del previsto”.

Change privacy settings
×