Le 7 abitudini in aeroporto che fanno infuriare i viaggiatori: code, bagagli e caos negli imbarchi

Simona Carlini

10 Maggio 2026

Roma, 10 maggio 2026 – Passeggeri nervosi in coda, valigie lasciate in giro, urla ai gate: sono questi i comportamenti che più infastidiscono chi si muove negli aeroporti. A dirlo è un’indagine internazionale fatta da Travel Pulse tra marzo e aprile, che ha coinvolto oltre 10 mila viaggiatori in Europa, Stati Uniti e Asia. Il sondaggio mette in luce le abitudini peggiori nei terminal, dalle attese al check-in fino al caos nelle aree di sosta, offrendo un quadro comune – e spesso esasperante – del viaggio aereo di oggi.

Code e bagagli sparsi: il fastidio numero uno

Al primo posto tra le “irritazioni da aeroporto” c’è la gestione dei bagagli. Il 42% di chi ha risposto indica come problema principale chi si prende più sedili con zaini e trolley. “C’è chi si stende su tre poltrone come fosse a casa”, racconta Stefano, consulente milanese che parte da Fiumicino alle sette del mattino. Scena simile nei corridoi affollati di Heathrow o JFK: trolley ammucchiati ovunque, con i passeggeri costretti a cercare un posto altrove o a stare in piedi per ore.

Subito dietro nella lista dei comportamenti più odiati c’è il caos all’imbarco. Il 35% degli intervistati non sopporta chi si butta avanti al gate prima che inizi l’imbarco, obbligando chi rispetta la fila a stare in piedi interminabili minuti. “Mettersi in fila mezz’ora prima è inutile”, spiega Mara, assistente di volo Alitalia. “Le procedure ci sono, ma molti fanno finta di niente”.

Telefono alto e regole calpestate

Tra i giovani tra i 18 e i 34 anni, il fastidio maggiore è un altro: il telefono cellulare usato a tutto volume negli spazi comuni. Il 29% degli under 35 si lamenta di chi parla forte nelle sale d’attesa e soprattutto durante gli annunci d’imbarco. “Sembrano al bar di casa”, osserva una viaggiatrice americana a Chicago O’Hare. Le differenze culturali si vedono soprattutto qui: negli aeroporti asiatici le telefonate in pubblico sono molto meno frequenti rispetto a Usa ed Europa.

Le regole di sicurezza? Spesso vengono ignorate senza troppa cura: il 18% segnala passeggeri poco collaborativi ai controlli, che portano oggetti vietati o discutono con gli operatori. “Chiediamo di togliere computer e liquidi dal bagaglio già in fila”, dice uno steward a Francoforte, “ma almeno metà fa finta di niente”.

Ritardi e tensione: una realtà globale

Il report di Travel Pulse sottolinea come questi problemi siano ovunque: non conta la destinazione o la nazionalità, il nervosismo nei terminal è diventato la norma. Le lunghe code al controllo passaporti – segnalate dal 26% come uno dei momenti più stressanti – si accompagnano alla lotta per trovare un posto libero e a una sensazione generale di fretta e confusione.

Molti aeroporti provano a correre ai ripari con campagne informative. A Schiphol, vicino ad Amsterdam, ci sono cartelli multilingue che invitano i passeggeri a non occupare troppi posti con i bagagli. Anche Fiumicino ha lanciato video educativi sugli schermi nelle sale d’attesa.

Viaggiatori chiedono ordine e rispetto

Dalla ricerca emerge una richiesta netta: più rispetto per lo spazio degli altri e una gestione più ordinata delle fasi di imbarco e attesa. Solo il 7% dice di non avere lamentele; la maggioranza vorrebbe più personale in sala e indicazioni chiare sui comportamenti giusti.

Alla domanda su come migliorare l’esperienza aeroportuale le risposte variano: alcuni puntano su controlli più veloci con la tecnologia; altri suggeriscono sedute “segnalate” che impediscano di occupare più posti con le valigie. C’è chi – come Carla, manager romana di 49 anni – riassume tutto così: “Basterebbe ricordarsi che siamo tutti nella stessa barca. Un po’ di educazione farebbe bene a tutti”.

Un’impressione condivisa che racconta un ambiente dove la corsa contro il tempo – tra ritardi e voli persi – si scontra ogni giorno con la fatica della convivenza negli spazi pubblici.

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