Mascienda Guadalupe: la prima masseria messicana in Italia che unisce design e ospitalità pugliese

Giulia Ruberti

9 Maggio 2026

Ostuni, 9 maggio 2026 – Jennifer Andreu, architetta venezuelana, ha trasformato una vecchia masseria pugliese poco lontano da Ostuni in un luogo dove design internazionale e ospitalità locale si intrecciano in modo originale. Il progetto è partito nel 2020, tra ulivi centenari e muretti a secco: qui Andreu ha dato vita a una sua idea di accoglienza, che unisce le sue radici sudamericane alla tradizione rurale italiana. La scelta di trasferirsi in Puglia è stata quasi casuale, ma è diventata presto una vera missione di vita e lavoro.

Design venezuelano e atmosfera mediterranea

Nel cuore della Valle d’Itria, la sua masseria-hacienda si fa notare per gli spazi pieni di luce, arredati con pezzi provenienti dal Sud America – ceramiche di Mérida, tessuti di Caracas – mescolati a pietra viva e tufo tipici del luogo. Jennifer, che già nel suo studio a Barcellona aveva lavorato a mix di stili diversi, racconta: “Volevo che la casa parlasse due lingue: la mia, fatta di colori e memoria; e quella del territorio, concreta e un po’ ruvida”. Così, tra stanze e cortile, convivono poltrone in legno tropicale e tavoli recuperati nelle botteghe artigiane di Ceglie Messapica.

Secondo chi ha già soggiornato qui – molti arrivati dagli Stati Uniti e dalla Francia – l’ospitalità è qualcosa di diverso rispetto alle classiche masserie pugliesi: “Non è un resort ma nemmeno una casa privata”, precisa Andreu. L’idea è offrire “un’esperienza con un’anima”, con colazioni che mescolano sapori venezuelani come arepas e platano fritto accanto a crostate di fichi locali. E tutto si riflette anche nel modo di vivere la casa: “Si mangia tutti insieme senza formalità”.

Un progetto nato da una scelta di vita

Jennifer ha lasciato il Venezuela durante la crisi politica del 2017 e ha vissuto tra Barcellona e Milano. Nel 2019, durante una visita in Puglia da amici, ha scoperto questa masseria semiabbandonata sulle colline tra Ostuni e Martina Franca. “C’era una luce fortissima che mi ricordava le case del mio paese”, ricorda. Da lì è partito il restauro: quasi due anni di lavoro insieme ad artigiani locali come il mastro muratore Cosimo Tarantino e la ceramista Antonia Greco.

I costi dell’intervento – circa 450 mila euro, secondo i documenti catastali – sono stati coperti in parte da fondi europei dedicati al recupero del patrimonio rurale. Gli spazi sono stati ridisegnati per ospitare fino a 14 persone: ogni stanza ha dettagli unici, dalle lampade portate da Bogotà alle coperte ricamate in Valle d’Itria.

La nuova frontiera dell’accoglienza rurale

Oggi la masseria-hacienda di Andreu vuole essere un punto d’incontro tra culture diverse ma anche un laboratorio per giovani architetti. Da marzo a ottobre organizza workshop e residenze creative; tra gli ospiti più recenti il designer argentino Matías Romero e la chef parigina Claire Dumont. “Non vogliamo essere solo un luogo per vacanze di lusso”, sottolinea Jennifer. “Chi passa da qui deve lasciare qualcosa di sé e trovare ciò che non si aspettava”.

Tra le attività ci sono corsi di cucina fusion, passeggiate a cavallo tra gli ulivi all’alba (“quando c’è solo silenzio”) e sessioni di yoga al mattino presto. Le camere partono da 160 euro a notte in bassa stagione. Chi viene apprezza soprattutto l’atmosfera rilassata: “Qui nessuno si sente fuori posto”, confida Anna Ferraro, una delle prime italiane ad aver soggiornato.

Tra passato contadino e contaminazioni globali

Alla domanda sul perché abbia scelto proprio la Puglia, Jennifer risponde con un sorriso: “Cercavo pace e nuove radici. Qui ho trovato entrambe”. Nei suoi racconti tornano spesso i nonni venezuelani ma anche l’orgoglio per aver imparato la lingua del posto (“le signore del mercato mi hanno insegnato quasi tutto”), mescolando spagnolo e dialetti locali.

La scommessa sembra già vinta: negli ultimi mesi la masseria ha ottenuto riconoscimenti dalla rivista AD Italia e dal circuito internazionale Design Hotels. Qualche problema burocratico non manca (“ogni permesso richiede tanta pazienza”), ma l’accoglienza degli abitanti è calorosa. “Ormai Jennifer è una di noi”, sorride Cosimo Tarantino mostrando i nuovi lavori nel giardino degli agrumi.

La storia di Jennifer parla di integrazione – tra stili, sapori e lingue – ma anche della possibilità di reinventare un territorio senza tradirlo. “Alla fine”, dice mentre serve il caffè nel portico al tramonto, “la vera accoglienza nasce quando smettiamo di voler fare solo i padroni di casa”.

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