Le isole più belle del mondo dove fare immersioni con gli squali senza gabbia

Silvana Lopez

27 Giugno 2026

Città del Capo, 27 giugno 2026 – Tuffarsi tra gli squali senza una gabbia, proprio lì, davanti alla costa sudafricana, sembra un gesto da pazzi. Eppure, negli ultimi anni, sempre più persone decidono di buttarsi in questa esperienza. A spingere è una serie di studi che stanno cambiando il modo in cui guardiamo questi predatori. Tutto comincia qui, alle prime luci del mattino sulle spiagge di False Bay, quando i pescherecci escono carichi di attrezzature per immersioni e grandi aspettative. Le guide locali dicono che il boom è partito già nel 2024 e continua a crescere senza frenare. Il motivo? Gli squali non sono quei mostri che ci immaginiamo.

Il fascino della paura: cosa spinge a immergersi senza protezioni

Quando si parla di squali, la prima immagine che viene in mente è spesso quella di “Lo Squalo” di Spielberg. «Me l’aspettavo molto più aggressivo», racconta Mara F., sub romana alla sua terza spedizione. Si entra in acqua con la muta addosso e le istruzioni della guida ancora in testa: niente movimenti bruschi, colori sgargianti da evitare e braccia ben strette ai fianchi. Nessuna gabbia d’acciaio a separarti dai pesci più temuti dell’oceano.

Le escursioni di shark diving senza gabbia sono aumentate negli ultimi anni, spinte anche da nuovi studi – come quello dell’Università di Pretoria del 2025 – che ridimensionano l’idea dell’aggressività degli squali verso l’uomo. «La maggior parte degli incidenti succede perché gli squali confondono la sagoma umana con una preda», spiega Mark Daniels, biologo marino della Shark Trust.

Una nuova consapevolezza tra mito e realtà

Il gruppo parte spesso all’alba: l’acqua è fredda ma limpida. A poche miglia dalla costa cominciano a farsi vedere le pinne dei primi squali pinna nera. Le guide dicono che il comportamento degli animali sta diventando più prevedibile: «Sono curiosi, si avvicinano piano piano e quasi mai attaccano», racconta Joseph Moyo, guida esperta con dieci anni alle spalle.

L’idea non è mai quella di sfidare il pericolo: «Ci si immerge per osservare da vicino, non per provocare», precisa Moyo. Però basta uno sguardo sotto la superficie per capire il fascino primordiale del rischio.

Cosa dicono i numeri: rischio reale o percezione distorta?

Secondo il Global Shark Attack File, nel 2025 ci sono stati 67 incidenti con squali nel mondo – solo 5 fatali. Un numero stabile rispetto agli ultimi dieci anni. «I media ingigantiscono ogni singolo episodio», dice Daniels, «ma se si seguono le regole il rischio resta basso».

In Sudafrica, dove ci sono immersioni celebri come a Gansbaai, Mossel Bay e False Bay, appena lo 0,003% dei subacquei segnala piccoli incidenti o ferite durante immersioni senza gabbia. Le compagnie lavorano seguendo protocolli rigidi: almeno due esperti in acqua e un supporto costante dalla barca.

L’esperienza diretta: adrenalina e rispetto

«All’inizio avevo le gambe molli», racconta Filippo L., milanese di trentadue anni al suo primo shark dive. Ma appena immerso l’acqua prende il sopravvento sulla paura: lo sciabordio lento degli animali e la distanza che si accorcia metro dopo metro. Spesso sono gli squali stessi a tenersi a distanza: «Sembravano più curiosi che minacciosi», ricorda Filippo.

Il rispetto per il mare è centrale: ogni gruppo riceve un briefing sulle specie da proteggere e sull’impatto del turismo non regolato. «Chi conosce gli squali cambia idea», sottolinea una guida locale. E anche uno studio dell’Università di Stellenbosch conferma: dopo l’immersione, l’86% ammette di aver ridimensionato le proprie paure.

Impatto su ambiente e turismo

Negli ultimi dodici mesi, Cape Town e dintorni hanno visto crescere del 18% gli arrivi legati allo shark diving. Il settore muove milioni di rand all’anno: agenzie come Apex Shark Expeditions danno lavoro a decine tra skipper, biologi e guide.

Non mancano però le critiche: alcune ONG mettono in guardia sugli effetti a lungo termine del contatto umano con gli animali. Marine Conservation South Africa avverte che «l’aumento delle interazioni potrebbe cambiare abitudini e rotte migratorie». Il dibattito resta aperto.

Un’avventura che cambia prospettiva

A conti fatti, quello che emerge dalle testimonianze raccolte sul campo è una nuova consapevolezza verso uno degli animali più fraintesi al mondo. Tra i flutti gelidi di False Bay o al largo di Gansbaai, l’incontro ravvicinato con gli squali diventa quasi un atto di fiducia nella natura. E chi ha provato racconta spesso che solo dopo aver lasciato andare la paura costruita dal mito si riesce davvero a vedere l’oceano per quello che è: vasto, misterioso e ancora tutto da scoprire.

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