Tokyo, 31 agosto 2026 – Chi sta per partire per il Giappone in queste settimane, sia per vacanza che per lavoro, si trova davanti a una domanda pratica: come restare connessi durante il soggiorno? A oggi, avere una connessione internet affidabile non è più un lusso, ma una necessità che si fa sentire già al momento della prenotazione. Non è solo questione di postare foto sui social, come dicono spesso i giovani: il traffico dati serve davvero per orientarsi nei labirinti di Shibuya e Shinjuku, comunicare con hotel e ristoranti, prenotare treni o tradurre cartelli e menù.
Internet in Giappone: sim locali, pocket WiFi o roaming?
Negli aeroporti di Tokyo e Osaka, ma anche nelle stazioni di Kyoto e Nagoya, i punti vendita propongono varie soluzioni per restare online. Molti turisti scelgono le “SIM locali” prepagate: si comprano in pochi minuti inserendo il passaporto in un terminal. “Consigliamo spesso questa soluzione perché il supporto è in inglese e l’attivazione è veloce,” racconta un addetto del negozio UMobile a Haneda. I prezzi? Dai 3.000 yen (circa 19 euro) per una settimana fino a 6.500 yen per tre settimane, spesso con traffico dati illimitato.
C’è poi chi preferisce il pocket WiFi, un modem tascabile che permette di collegare più dispositivi insieme. Ideale per famiglie o gruppi di amici, si può noleggiare online prima di partire o direttamente sul posto. “La domanda è aumentata del 20% nell’ultimo anno, soprattutto da viaggiatori europei,” spiega una portavoce di Ninja WiFi. Restituirlo è semplice: basta metterlo in una busta prepagata e lasciarlo in una cassetta postale dell’aeroporto.
Ultima opzione è il roaming internazionale. Alcuni operatori italiani offrono pacchetti dedicati: WindTre propone 50 euro per 10 gigabyte; Tim punta su tariffe giornaliere attivate automaticamente. Ma attenzione – avverte l’Unione Consumatori – i costi extra non sono sempre chiari, soprattutto lontano dalle grandi città.
Il WiFi gratuito? Funziona solo nei grandi centri
Chi pensa di affidarsi solo al WiFi pubblico gratuito potrebbe rimanere deluso. Secondo JNTO, nel 2025 appena il 35% degli esercizi commerciali offriva connessione aperta ai clienti. In metro le reti sono spesso instabili o richiedono registrazioni complicate. Nei quartieri centrali come Ginza o Akihabara qualche bar e hotel hanno reti libere ma lente.
Fuori dai grandi centri la situazione peggiora. A Nara o Hakone molti italiani hanno segnalato problemi nelle guesthouse e ryokan tradizionali. “Ho dovuto scaricare tutte le mappe offline prima di partire,” racconta Paolo, studente universitario tra Kyoto e Osaka, “perché fuori città trovare WiFi era un’impresa.”
Navigare sicuri: attenzione alla privacy
La cultura della cybersecurity in Giappone è solida – dicono i dati della Japan Security Association – ma non mancano rischi se ci si collega a reti aperte non protette. Il consiglio è semplice: preferire sempre reti con password personali, evitare siti sensibili sugli hotspot pubblici e aggiornare programmi e browser prima di partire.
Le società che affittano pocket WiFi garantiscono spesso la crittografia delle loro reti; alcuni operatori suggeriscono anche l’uso della VPN per una sicurezza in più durante la navigazione. “La sicurezza digitale resta fondamentale anche quando si viaggia,” sottolinea il portavoce di GlobalWiFi.
Come orientarsi? I consigli pratici
Allora cosa scegliere? Dipende da quanto si resta e da cosa serve davvero navigare. Una coppia in vacanza breve può puntare sulla SIM locale, mentre una famiglia o un gruppo potrebbe trovare nel pocket WiFi la soluzione più comoda ed economica.
Attenzione ai documenti richiesti: per attivare le SIM serve quasi sempre il passaporto; alcune zone chiedono anche la prenotazione dell’alloggio. Meglio muoversi prima nei periodi più affollati come agosto o la stagione dei ciliegi quando questi servizi vanno a ruba.
Insomma, pianificare la connessione prima della partenza conviene sempre. Restare raggiungibili e poter consultare una mappa nelle viuzze di Gion può fare la differenza tra un viaggio tranquillo e ore perse a cercar segnale. Chi parte ora lo sa bene: in Giappone, essere connessi non è uno scherzo da poco.