Milano, 15 ottobre 2026 – È autunno, e come ogni anno le piazze italiane si animano con le fiere dei Santi: tra bancarelle piene di prodotti tipici e famiglie che si fermano a chiacchierare davanti a un bicchiere caldo di vin brulè, il rito si rinnova. Da Asti a Sondrio, passando per i borghi nascosti dell’Appennino, i fine settimana di ottobre e novembre cambiano faccia, con un’atmosfera più raccolta mentre le giornate si accorciano e l’aria si fa più frizzante.
Le fiere dei Santi: tradizione viva nelle piazze
Le fiere dei Santi non sono mai state solo una festa: sono un appuntamento fisso per chi vive in campagna e in città. «Per noi è il segnale che la stagione del raccolto è finita», spiega Francesca Rovelli, 47 anni, commerciante della Valtellina, mentre sistema sacchetti di castagne al suo banco in piazza Garibaldi. «L’atmosfera ti riporta indietro, quando davvero ci si incontrava», aggiunge.
In molte città la fiera coincide con il giorno di Ognissanti (1° novembre), ma spesso dura anche qualche giorno in più, con sagre dedicate ai prodotti autunnali – zucche, noci, tartufi – e qualche concerto sparso qua e là. Gli organizzatori parlano di oltre 500mila visitatori nelle principali località lombarde solo in questa edizione. E secondo l’Associazione Nazionale delle Sagre, a Sondrio il prossimo weekend potrebbero arrivare fino a 60mila persone.
Profumi d’autunno: caldarroste e vin brulè
I veri protagonisti restano loro: le caldarroste che scoppiettano sulle padelle forate, l’odore della legna che brucia e le botti di vin brulè all’ingresso delle piazze. Prezzi abbordabili: tre euro per una porzione di caldarroste, due per un bicchiere caldo di vino speziato. Soldi ben spesi, che mantengono viva la natura popolare della festa.
Gli espositori arrivano all’alba per montare tutto; già dalle sette del mattino a Como si formano file davanti alle bancarelle del miele locale. «Non è solo business – dice Davide Benassi, agricoltore brianzolo – qui si ritrovano i sapori dell’infanzia». Si vende parecchio, certo, ma soprattutto si scambiano ricette sussurrate e consigli su come cuocere le castagne o quali spezie mettere nel vin brulè.
Famiglie in strada: tra giostre e chiacchiere
Nel pomeriggio sono soprattutto le famiglie a riempire le strade: bambini con le guance rosse dal freddo che corrono dietro ai palloncini colorati; anziani seduti sulle panchine che raccontano com’era una volta. «Si sente proprio un senso di comunità», commenta Luca Ferri, insegnante elementare di Lecco. «I miei figli aspettano tutto l’anno questa fiera solo per salire sulle giostre e mangiare torrone».
Non mancano i turisti stranieri. L’Ente Turismo Lombardia segnala un +15% nelle prenotazioni per i weekend d’autunno. «Molti cercano queste tradizioni lontane dai circuiti più battuti», spiega la direttrice Sofia Greco.
Tra fede e mercato locale
Il cuore della fiera resta la tradizione religiosa. In molte zone ci sono processioni dedicate ai Santi patroni e messe nella chiesa principale. Il parroco di Asti, don Luigi Menegatti, ha ricordato ai fedeli quanto sia importante non perdere la memoria collettiva: «La fiera non è solo divertimento, è sentirsi parte di una storia comune».
Ma è anche una vetrina importante per i produttori locali spesso schiacciati dalla grande distribuzione. Funghi freschi, salumi fatti in casa, formaggi d’alpeggio: tanti piccoli coltivatori mostrano con orgoglio quello che sanno fare. «Senza queste occasioni saremmo invisibili», ammette Marta Delpero, giovane produttrice della Val Seriana.
Una tradizione che non molla
Quando il sole cala e i colori delle bancarelle sfumano nel crepuscolo, resta il profumo delle castagne sulle mani e la sensazione di aver partecipato a qualcosa che va oltre la semplice compravendita. È una tradizione che resiste al tempo, capace ancora oggi di radunare persone diverse attorno allo stesso fuoco o al medesimo tavolo. Così l’autunno trova nelle fiere dei Santi il suo volto più autentico — tra risate e luci fioche sotto i lampioni della piazza.