Greve in Chianti, 25 maggio 2026 – Ieri pomeriggio si è alzato il sipario sulla Cantina del Cabreo, nuovo fiore all’occhiello delle tenute Folonari e un chiaro segnale per l’enoturismo di alta gamma in Toscana. Un progetto studiato nei dettagli: un’esperienza che parte dai vigneti e arriva fino alle camere del relais, tra degustazioni guidate, panorami mozzafiato e incontri diretti con chi produce il vino.
Un nuovo polo per l’enoturismo in Chianti
La struttura si affaccia sulle dolci colline tra Greve e Montefioralle, con un design semplice ma moderno e grandi vetrate che lasciano entrare la luce del pomeriggio. All’inaugurazione non sono mancati ospiti importanti come il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e rappresentanti dell’Associazione Nazionale Città del Vino. “Abbiamo voluto creare prima di tutto un luogo che accoglie davvero,” ha detto Giovanni Folonari, amministratore delegato dell’azienda, subito dopo il taglio del nastro. “Non solo produzione, ma una cultura del vino fatta di passione e radici forti nel territorio.”
I presenti hanno potuto visitare la barricaia – 450 metri quadri sotterranei dove riposano le botti – e la sala degustazioni affacciata sui filari di Sangiovese e Cabernet Sauvignon. La cantina nasce da un investimento deciso nell’enoturismo: la richiesta di esperienze autentiche è in crescita, spiegano dall’azienda, “e vogliamo rispondere puntando su qualità e sostenibilità.”
Dalla vigna al relais: un percorso immersivo
L’offerta delle tenute Folonari non si limita alla sola cantina. A pochi passi, a duecento metri in linea d’aria, sorge il Relais Borgo del Cabreo, un antico casale cinquecentesco ristrutturato con materiali locali. Qui ci sono camere accoglienti, dettagli in pietra viva, ulivi tutt’intorno e una piscina con vista sui vigneti.
“Il nostro obiettivo,” racconta Francesca Moscardini, direttrice dell’accoglienza, “è far sentire gli ospiti parte della tenuta. Non solo una visita veloce, ma restare per capire davvero cosa significa fare vino.” Le esperienze sono varie: visite guidate nei vigneti, corsi di degustazione e pranzi nel vecchio granaio trasformato in ristorante dove lo chef Giacomo Bartoli punta su prodotti a chilometro zero.
Il prezzo per una notte al relais parte da 320 euro in bassa stagione. Chi invece arriva solo per la degustazione paga dai 30 ai 60 euro. “Abbiamo già prenotazioni dalla Germania, dal Regno Unito e dagli Stati Uniti,” conferma Moscardini. Una domanda internazionale che sottolinea il richiamo verso un turismo di qualità.
Vino, sostenibilità e territorio: la scommessa Folonari
Secondo i dati del Consorzio Vino Chianti Classico, nel 2025 la zona ha ospitato circa 700 mila turisti legati al mondo del vino. “La tendenza è chiara,” spiega Luca Bianchi, enologo locale: “chi visita vuole sentire un racconto vero, capire come si coltiva la vite sul campo.”
La nuova Cantina del Cabreo è stata pensata anche in ottica green: pannelli solari sul tetto, recupero delle acque piovane e attenzione al risparmio energetico nelle aree di produzione. “Qui si lavora rispettando un equilibrio antico,” dice Federica Landi, agronoma della tenuta. “Abbiamo piantato nuovi filari seguendo i principi della viticoltura integrata per ridurre l’impatto sull’ambiente.”
Non mancano i richiami alla tradizione: in cantina si trovano vecchie etichette delle prime annate Cabreo – la storia della famiglia Folonari nel vino toscano parte dalla fine dell’Ottocento – mentre gli archivi fotografici raccontano com’è cambiata la tenuta dagli anni ’60 a oggi.
Un modello replicabile?
Per le istituzioni locali l’apertura della Cantina del Cabreo è un esempio da imitare. Giani lo ha detto senza mezzi termini: “Questa è una Toscana che punta sull’autenticità. Serve un turismo che rispetti davvero i luoghi.” Anche i piccoli produttori osservano con interesse: questo slancio può aiutare tutto l’indotto – agriturismi, ristoranti locali, artigiani – in una fase difficile per molte aziende agricole.
Le stime del Centro Studi Turismo Toscana parlano chiaro: ogni euro speso nell’enoturismo ne fa girare quasi tre nell’economia locale. Ma serve programmazione seria. “Solo così,” sottolinea Bianchi, “si può creare vera ricchezza diffusa.”
A Greve in Chianti, tra filari rigogliosi e case di pietra illuminate dal sole di maggio, il futuro del vino toscano passa anche da qui. La vera sfida resta trovare il giusto equilibrio tra apertura e identità, innovazione e rispetto per la storia dei luoghi.