Roma, 9 agosto 2026 – Chi cerca davvero di scappare dalla routine sa dove mettere piede? Viaggiare per perdersi: suona strano, ma è proprio questo che molti stanno cercando in questi giorni. Gli operatori del turismo confermano: negli ultimi tempi sono aumentate le richieste di chi vuole “staccare sul serio”, abbandonando i soliti percorsi segnati, i selfie a comando e gli itinerari imposti. Dai sentieri nascosti dell’Appennino ai vicoli dimenticati di piccoli borghi, la voglia di sparire si fa strada ovunque. Chi parte non vuole solo vedere qualcosa, ma sparire per un po’.
Dove si perde davvero: borghi, montagne e foreste
È chiaro: l’Italia è piena di posti dove “perdersi apposta”. “Nel Casentino”, racconta Matteo Roncaglia, che gestisce una piccola struttura a Pratovecchio Stia, “abbiamo ospiti che chiedono mappe senza nomi e percorsi dove il telefono non prende. Sono quelli che la sera tornano con la terra sulle scarpe e qualche storia da raccontare”. Lo stesso spirito si respira nella Val Trebbia, tra Liguria ed Emilia: minuscoli paesi come Brugnello o Fontanigorda, dove le case guardano sentieri che finiscono nel nulla e ogni tanto spunta un vecchietto seduto davanti al fiume.
In quota, la Valle Maira (Cuneese) rimane una meta ambita per chi ama “andare a caso”: cammini poco segnati, pascoli silenziosi e solo il suono dei campanacci a rompere il silenzio. E al Sud? La Sila Grande in Calabria è un vero labirinto di pinete e laghi dove si può camminare per ore senza incontrare nessuno, racconta Laura Mirarchi, guida locale.
Perché ci si perde: il fascino dell’ignoto
“È una necessità reale: mollare il controllo, ritrovare un ritmo più umano nello spazio e nel tempo”, spiega Federico Desideri, psicologo del turismo all’Università di Bologna. I dati Enit diffusi a giugno parlano chiaro: cresce la quota di italiani (e stranieri) che vogliono vacanze “senza programmi fissi”, senza tappe obbligate o check-in digitali. I social sono pieni di immagini sfuocate di sentieri nel bosco o pietre coperte di muschio: foto scattate “mentre non succede nulla”, come racconta Anna B., fotografa trentina che sceglie il Val di Fumo per le sue passeggiate estive.
La tendenza coinvolge giovani e famiglie. Silvia Nardi, 28 anni, partita con uno zaino leggero da Genova, dice che “è la prima volta che viaggio senza sapere esattamente dove dormirò. Non avere piani mi fa sentire libera”.
Consigli per perdersi in sicurezza
Non basta solo la voglia d’avventura. Gli esperti consigliano prudenza. Prima regola: avvisare qualcuno del percorso (o almeno della zona) e portare sempre con sé acqua, qualche barretta energetica e una vecchia mappa cartacea – anche se sembra roba d’altri tempi. “Le montagne italiane sono splendide ma non perdonano”, mette in guardia Giorgio Tinti del Soccorso Alpino Piemonte. Solo a luglio sono stati 27 gli interventi in Valle d’Aosta legati a escursionisti persi o disorientati.
Le app offline come Komoot o Mapy.cz possono essere utili, ma il telefono spesso perde campo in certe zone. Meglio quindi tornare alle vecchie abitudini: bussola, scarpe robuste e un po’ di sano buon senso.
Quando conviene perdersi: i momenti giusti
Chi lavora nel turismo suggerisce di scegliere periodi lontani dal caos estivo. Agosto porta anche nei posti più isolati un po’ di gente; settembre invece regala silenzio e cieli limpidi perfetti per camminate senza fretta. Alcuni borghi – come San Leo in Romagna o Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo – organizzano giornate a tema proprio sul “perdersi”: mappe bianche e tappe suggerite senza insistenza.
Chi vuole andare oltre confine può puntare sulla regione della Carinzia in Austria, con laghi dove incontrerete più cervi che turisti; oppure su Monsanto in Portogallo, villaggio da segnarsi se si vuole salire e scendere tra le rocce senza trovare una guida dietro ogni angolo.
Il ritorno del viaggiatore errante
In fondo questa idea è antica quanto il viaggio stesso. Prima delle guide turistiche, prima dei social o dei navigatori satellitari – “si viaggiava perdersi”, ricorda lo scrittore Paolo Ciampi, esperto di cammini poco battuti. “Solo così succede qualcosa che non ti aspetti: incontri persone giuste o semplicemente te stesso”.
Così ritornano i sentieri scompagnati, le mappe con punti interrogativi e la libertà totale di non sapere se tra un chilometro troverai un paese o solo alberi ancora più fitti. Un modo diverso – forse più vero – di guardare il mondo. E perdercisi dentro davvero.