San Lorenzo a Roma: il quartiere ribelle da scoprire secondo The Guardian

Giulia Ruberti

31 Luglio 2026

Roma, 31 luglio 2026 – A meno di due chilometri da Piazza Venezia e dal Colosseo, San Lorenzo si conferma ancora una volta come uno dei quartieri più autentici e alternativi della capitale. A rilanciare la zona è stata, in queste ore, un’inchiesta del quotidiano inglese The Guardian, che definisce il quartiere il “ribelle da scoprire” per chi vuole evitare i soliti percorsi del centro storico.

San Lorenzo: la Roma alternativa vista dalla stampa estera

Nella sezione viaggi, il Guardian racconta il fascino unico di San Lorenzo: strade ampie e vissute, muri pieni di murales colorati, botteghe e bar aperti già dalle sette del mattino. Il pezzo parte proprio da via dei Volsci, cuore pulsante del quartiere, dove ancora si sente il brusio degli studenti fuori dalla Sapienza e dei residenti storici, i “sanlorenzini”. “Qui si respira l’energia giovane della città”, scrive il quotidiano inglese, che suggerisce una passeggiata mattutina tra le pasticcerie di via Tiburtina e i caffè con tavolini improvvisati sul marciapiede.

Secondo la testata britannica, San Lorenzo è l’incrocio perfetto tra un passato operaio — con fabbriche abbandonate e magazzini dalle porte scrostate — e la vivacità creativa romana. I turisti che si avventurano qui cercano spesso “un’esperienza meno costruita”, spiega la giornalista Liz Boulter. Niente negozi per turisti tipici del centro: al loro posto ci sono piccole librerie indipendenti e mercati rionali con prezzi più bassi rispetto alle vie più eleganti.

Dai bombardamenti alla rinascita: la memoria di un quartiere resistente

La fama “ribelle” di San Lorenzo non nasce oggi. Chi vive a Roma sa bene che il quartiere porta ancora i segni dei bombardamenti del 1943, che hanno segnato anche l’assetto urbano. Ancora oggi le lapidi su via degli Ausoni e piazza dell’Immacolata ricordano le oltre mille vittime di quella tragica notte. Solo dopo la guerra è partita una lenta ricostruzione, accompagnata dal fermento politico degli anni Sessanta e Settanta.

“San Lorenzo è sempre stato un laboratorio sociale”, spiega Massimiliano Coccia, storico locale. “Qui sono nati movimenti studenteschi e associazioni culturali che animano ancora oggi la zona con festival estivi, cineforum all’aperto e concerti improvvisati sotto le finestre”. Ma come sottolineano molti residenti, il quartiere mantiene una certa fragilità: alcune zone soffrono ancora il degrado; altre sono teatro di piccoli furti o atti vandalici.

Caffè storici e street art: dettagli che conquistano i visitatori

Tra i luoghi segnalati dal Guardian, spicca il caffè Panella — aperto nel 1929 in via Merulana — e la Pasticceria Regoli, famosa per i maritozzi alla panna serviti già dalle sei del mattino. Poco più avanti, sui muri di via degli Ausoni, ci sono murales realizzati negli ultimi anni da artisti come Alice Pasquini e Blu: disegni che raccontano storie di resistenza civile, solidarietà tra generazioni e vita quotidiana.

Nel pomeriggio i cortili interni si trasformano in birrerie o gallerie d’arte temporanee. “Qui puoi trovare studenti seduti accanto a pensionati”, osserva Valeria Marchetti, titolare di un negozio vintage su via dei Marrucini. La sera cambia tutto: le luci soffuse delle osterie lasciano spazio alla musica nei club di via dei Sabelli.

Fuggire dalla folla senza perdere autenticità: perché San Lorenzo resta speciale

Il Guardian – ma anche chi vive qui – racconta come chi sceglie San Lorenzo voglia soprattutto sentirsi dentro una Roma vera. “Non ci sono itinerari prestabiliti o attrazioni da selfie”, confida Matteo, libraio quarantenne in via degli Equi. “I turisti cercano un pezzo autentico della città”.

La popolarità crescente tra gli stranieri non ha snaturato il quartiere: prezzi accessibili per mangiare o affittare casa per brevi periodi; nessuna catena internazionale in vista. Solo attraversando via dello Scalo San Lorenzo — lasciandosi alle spalle il caos della stazione Termini — si capisce perché qui la vita ha un ritmo tutto suo.

A poco più di un chilometro dai Fori Imperiali, San Lorenzo resta così un laboratorio sociale vivo, mosaico di culture diverse, incrocio tra passato e futuro. Per il Guardian – ma soprattutto per chi lo conosce davvero – rimane uno degli angoli più veri della capitale.

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