Bortigali, 31 luglio 2026 – Nel cuore della provincia di Nuoro, a pochi passi dal paese di Bortigali, un’équipe di archeologi italiani ha riportato alla luce, nelle ultime settimane, una Tomba dei Giganti della civiltà nuragica. La scoperta, avvenuta tra giugno e luglio di quest’anno, sta attirando l’attenzione sia degli studiosi che degli abitanti del luogo. Sul sito – una collina spoglia ai margini della SP33, come raccontano i ricercatori – sono riaffiorati non solo i massicci blocchi che definiscono la struttura funeraria ma anche una serie di reperti ceramici datati tra il 1500 e il 1200 a.C. Gli scavi, guidati dall’archeologa Monica Pisano dell’Università di Cagliari, erano partiti dopo alcune segnalazioni di movimenti sospetti del terreno.
Un monumento nuragico emerge tra le campagne del Marghine
Il sito si presenta con una camera funeraria allungata – poco meno di 9 metri, secondo le prime misure – e un’esedra monumentale composta da lastre di basalto conficcate nel terreno. Le pietre spiccano nette tra sterpi e erba secca. «Non ci aspettavamo una struttura così ben conservata», ha spiegato Pisano durante un sopralluogo venerdì mattina. «Le condizioni ci hanno permesso di recuperare elementi praticamente intatti». L’esedra, cioè la parte semicircolare davanti all’ingresso, si estende per circa 12 metri in larghezza. Secondo gli archeologi, proprio lì si svolgevano riti pubblici legati al culto degli antenati.
Il sito era noto da tempo sulle mappe catastali ma mai esplorato a fondo. «Da ragazzo ci passavo in bici davanti», racconta Antonello Piras, 68 anni, residente a Bortigali. «Non avrei mai immaginato che sotto quel pezzo di terra ci fosse tutta questa storia». Solo negli ultimi mesi, complice la pioggia abbondante della primavera e i successivi smottamenti del terreno, alcuni frammenti ceramici sono venuti fuori tra le zolle.
Ceramiche e tracce di antichi rituali
Tra i materiali recuperati spiccano brocche, bicchieri, ciotole con incisioni e almeno tre tazze con manico a nastro, tipiche della fase matura della cultura nuragica. Gli oggetti sono stati trovati sia nella camera funeraria sia nell’area antistante. Secondo il team dell’università – che include giovani dottorandi provenienti da Roma e Sassari – si tratta molto probabilmente di offerte lasciate durante le sepolture.
«Questi reperti sono davvero importanti», spiega l’archeologo Marco Lai. «Ci aiutano a capire non solo come si svolgevano i riti funebri ma anche le abitudini quotidiane di chi viveva qui tremila anni fa». Alcuni frammenti mostrano segni di bruciature: questo fa pensare a rituali legati al fuoco, forse libagioni o pasti collettivi», ipotizza Lai indicando un’ansa decorata ancora parzialmente coperta dalla terra. Gli oggetti sono stati portati al laboratorio di restauro di Nuoro dove saranno studiati nei prossimi mesi.
Un tesoro per il territorio e nuovi progetti in vista
Per la sindaca di Bortigali, Paola Deidda, la scoperta della Tomba dei Giganti è «un’occasione preziosa per valorizzare il territorio e coinvolgere soprattutto i giovani nel conoscere le proprie radici». Il Comune ha già annunciato che chiederà alla Regione Sardegna fondi per mettere in sicurezza l’area con recinzioni e installare una segnaletica adeguata. Gli scavi sono stati momentaneamente interrotti in attesa dei nuovi finanziamenti; si prevede la ripresa dei lavori a settembre.
Secondo gli archeologi, nel territorio del Marghine ci sarebbero oltre venti monumenti simili – spesso nascosti tra le campagne o inglobati in vecchi ovili. Il caso di Bortigali riporta al centro l’urgenza di salvaguardare questi siti: «Molti rischiano seriamente di andare persi», avverte Pisano. Al momento non sono stati trovati resti umani nella camera funeraria; le analisi del terreno dovranno chiarire se ci siano state sepolture secondarie o se la tomba sia stata saccheggiata in epoca antica.
La comunità locale ha accolto la notizia con curiosità: piccoli gruppi si sono avvicinati al cantiere fin dalle prime ore del mattino, smartphone alla mano. Al bar centrale, affacciato su piazza San Giorgio, si commentava: «Chissà se questa scoperta attirerà visitatori». Intanto gli studi proseguono con calma ma non senza interesse: solo alla fine sarà possibile ricostruire davvero la storia della tomba e chi l’ha costruita.