Sanremo e Dintorni: Guida Completa alle Meraviglie del Festival e delle Vicinanze

Silvana Lopez

7 Luglio 2026

Sanremo, 7 luglio 2026 – Nel cuore della Riviera di Ponente, tra la luce intensa del mare e il verde che si stende verso l’entroterra, Sanremo si svela ancora oggi come un mosaico fatto di scorci, storie e suggestioni. Chi cammina lungo le piste ciclabili a ridosso del mare, chi si perde nei vicoli stretti della Pigna – il quartiere amato da Italo Calvino – chi si ferma ad ammirare le cupole luccicanti della Chiesa Russa, o chi cerca il panorama dalle terrazze che guardano la costa: qui ognuno trova la propria versione di Sanremo, in un intreccio urbano e umano che cambia con le stagioni.

Tra piste ciclabili e sentieri letterari

Il nuovo percorso ciclabile, inaugurato lo scorso maggio tra Porto Vecchio e Ospedaletti, taglia fuori il traffico del centro restituendo silenzio e aria fresca. “Pedalo ogni mattina, anche d’estate; la brezza aiuta a schiarire le idee”, racconta Elena Grassi, insegnante che abita a due passi dalla stazione. Sono oltre dodici chilometri di asfalto colorato che costeggiano il mare, collegando piccoli stabilimenti balneari, orti urbani e giardini nascosti. Poco più in là, lasciata la costa, la Pigna aspetta con i suoi vicoli ripidi e i portoni consumati dal tempo. Il cuore medievale di Sanremo è un labirinto dove perdersi piacevolmente: tra botteghe chiuse, graffiti improvvisati e panni stesi al sole.

Italo Calvino li ricordava come “scale che salgono verso il cielo e improvvisi slarghi dove i gatti fanno assemblea”. Oggi qualche turista curioso si avventura tra quelle case strette, mentre gli anziani – seduti sulle panche all’ombra – osservano senza fretta chi passa.

Architetture orientali e terrazze sospese

Impossibile non notare la Chiesa Russa, con le sue cupole dorate e le icone che catturano la luce delle undici del mattino. Costruita agli inizi del Novecento per i nobili russi che trascorrevano l’inverno a Sanremo, resta ancora oggi meta di pellegrinaggi e set fotografici improvvisati. “Da qui il mare sembra più vicino”, sussurra una turista bionda mentre guarda le palme illuminate dal sole.

A pochi passi, le terrazze panoramiche raccontano un altro volto della città. Dall’alto dei palazzi ottocenteschi, tra piante grasse e tavolini in ferro battuto, lo sguardo spazia fino all’orizzonte. Al tramonto si raccolgono gruppi di giovani, pensionati in cerca d’aria fresca, coppie che sorseggiano una birra guardando le barche rientrare in porto.

I borghi dell’entroterra: silenzio e sapori

Ma la vera sorpresa dell’estate sanremese si trova appena fuori città. I piccoli borghi dell’entroterraBajardo, Ceriana, Perinaldo – restano rifugi di calma per chi cerca ritmi lenti e tradizioni autentiche. Le strade si stringono tra muretti a secco e profumi d’erbe selvatiche. Nei bar del paese si parla ancora di piogge tardive e raccolta delle olive, mentre sulle tavole arrivano farinata appena sfornata, fiori di zucchina fritti e vino bianco delle colline.

“A Perinaldo c’è ancora la notte delle stelle cadenti: si spengono le luci e tutti col naso all’insù”, racconta Sergio Vassallo, custode dell’osservatorio astronomico locale. Anche questo è Sanremo: lontana dai riflettori del Festival ma viva nella sua autenticità.

Una città dalle molte facce

La città dei fiori non perde mai la sua natura multiforme. Cambiano i suoni – dal rombo dei motorini ai cori del mercato coperto –, mutano i colori dei dehors e le file fuori dalle pasticcerie storiche come Giovanni & Giovanni. Ma rimane solido il tessuto: accoglienza discreta, spazi condivisi tra chi abita qui e chi arriva da fuori.

Nonostante i cantieri sul lungomare o nuove costruzioni nella zona sud, Sanremo mantiene quell’atmosfera sospesa che portò Calvino a definirla “un luogo da inventare ogni giorno”, fatto di salite improvvise e orizzonti aperti. Chi arriva oggi trova una città che non è solo quella del Festival: fatta di piccole storie e sguardi diversi, pronta a mostrare angoli nascosti a chi sa fermarsi davvero.

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