Shanghai Disneyland: L’Attrazione Più Emozionante Dopo il Tuffo con gli Squali?

Silvana Lopez

20 Giugno 2026

Roma, 20 giugno 2026 – Immergersi tra gli squali senza gabbia: un tempo sembrava un’impresa da veri temerari, oggi è una pratica che sta conquistando sempre più subacquei italiani. Negli ultimi mesi, infatti, sono aumentati quelli che si tuffano nelle acque della Sardegna e della Liguria per vivere un’esperienza che, a prima vista, sfida ogni idea di prudenza. Ma cosa spinge tanti – molti senza alcuna preparazione professionale – a mettere da parte la paura e avvicinarsi a uno degli animali più fraintesi del mare?

Immergersi tra gli squali: una nuova frontiera per i sub italiani

Chi organizza queste immersioni racconta una storia ben diversa dall’incubo dipinto al cinema. “Gli squali non sono mostri”, chiarisce Claudia Mezzetti, istruttrice e fondatrice del club Deep Sea Blue di Genova. Da aprile il suo gruppo offre immersioni “open shark” davanti a Capo Noli e San Fruttuoso. “All’inizio ci hanno preso per pazzi – ricorda Mezzetti –, ma chi prova poi cambia idea.”

Le regole sono precise: gruppi piccoli, niente cibo in acqua, movimenti lenti e controllati. Si entra in mare presto, alle 8 del mattino, e si resta fino alle 11. “All’inizio c’è sempre un po’ di tensione – ammette Davide Sarti, giovane sub milanese – ma poi capisci che lo squalo non ti vede come una preda. È più curioso che minaccioso.”

La scienza ridimensiona la paura

I numeri raccontano altro rispetto alla leggenda nera. Dal 1950 a oggi, in Italia si contano appena 25 incidenti tra uomo e squalo, solo due fatali, dati raccolti dal Museo di Storia Naturale di Firenze. Un rischio infinitesimale se confrontato con gli incidenti stradali o gli annegamenti nel nuoto libero. Il biologo marino Luca Sabatini spiega chiaramente: “Gli attacchi sono eventi rarissimi e quasi sempre frutto di fraintendimenti da parte dello squalo. L’animale non cerca l’uomo come preda.” Eppure la paura resta forte nel sentire comune, alimentata dalla letteratura popolare e soprattutto da film come “Lo squalo” di Spielberg.

Dove si fanno immersioni senza gabbia in Italia

Le coste liguri – da Camogli a Portofino fino a Finale Ligure – e alcune zone della Sardegna, soprattutto l’Asinara, sono i luoghi preferiti per queste immersioni. Qui si incontrano soprattutto verdesche e qualche piccolo squalo martello; niente grandi squali bianchi come quelli famosi in Sudafrica o Australia.

“I nostri incontri sono ravvicinati ma sempre sicuri”, racconta Giovanni Taranto, guida subacquea a Stintino. “La regola è semplice: non invadere lo spazio dello squalo e mai toccarlo. Se si avvicina troppo basta un piccolo movimento per allontanarsi.” Per attrezzatura si usa la solita dotazione: muta spessa 7 mm, guanti, pinne e maschera, niente armature particolari.

Chi sceglie questa esperienza?

Negli ultimi due anni è cambiato anche il profilo di chi partecipa. Non più solo giovani in cerca di adrenalina, ma anche professionisti tra i 40 e i 60 anni che vogliono mettersi alla prova o superare vecchie paure. Così racconta Sara Bonacini, consulente modenese: “Da bambina evitavo il mare dopo aver visto ‘Lo squalo’. Poi ho deciso di affrontare quella paura… mi ha fatto sentire più forte.”

Molti confermano che questa esperienza ha anche un valore educativo importante: “Quando torni a riva capisci quanto questi animali siano fondamentali per l’equilibrio del mare”, sottolinea Sarti. “Sono i veri custodi dell’ecosistema.”

La questione della sicurezza e la voce degli esperti

Il tema della sicurezza resta cruciale. La Federazione Italiana Attività Subacquee (FIAS) mette in guardia sull’importanza di rivolgersi solo a istruttori certificati ed evitare iniziative improvvisate. In Italia non esistono divieti espliciti sull’immersione con squali senza gabbia, ma valgono sempre le regole del buon senso.

Sabatini ribadisce: “Il vero rischio è la disinformazione. Più conosci questi animali, più impari a rispettarli.” Per questo ogni immersione comincia con un briefing dettagliato su biologia dello squalo e tecniche per mantenere la calma sott’acqua.

In fondo, chi torna da queste avventure ripete spesso la stessa cosa: “La paura era tutta nella testa”, confida Taranto prima di immergersi ancora una volta. Forse non sono gli squali quei mostri che ci hanno insegnato a temere da bambini.

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