Arnhem, 13 luglio 2026 – Da pochi giorni e fino all’11 ottobre, il parco di Sonsbeek ad Arnhem, nel cuore dei Paesi Bassi, si trasforma in un vero e proprio museo a cielo aperto. Una tradizione che si rinnova dal 1949 e che continua ad attirare visitatori da tutta Europa. Qui, arte contemporanea, memoria storica e vissuto collettivo si intrecciano in un appuntamento che molti considerano unico. Arnhem, città segnata dalla Storia e dalle battaglie della Seconda Guerra Mondiale, offre con questa rassegna uno spunto per riflettere sul legame fra cittadini, spazio urbano e cultura.
L’edizione 2026: memoria e nuovi sguardi sugli spazi pubblici
La direzione di quest’anno è affidata alla curatrice olandese Ingrid Luyten, che ha messo al centro il concetto di spazio condiviso. “L’arte è sempre stata un dialogo: con chi la guarda e con i luoghi che la ospitano”, ha detto Luyten domenica mattina, davanti al laghetto centrale del parco. Esposte ci sono opere di venticinque artisti provenienti da quindici paesi diversi: installazioni temporanee – alcune visibili solo al tramonto –, sculture sospese tra gli alberi, performance nelle radure e opere site-specific che riflettono sulle ferite del passato.
Quest’anno molti lavori affrontano la memoria collettiva: dalla guerra alla ricostruzione urbana, passando per il delicato equilibrio tra conservazione e rinnovamento. Il percorso ideale collega la grande fontana storica alla collina panoramica, dove le installazioni dialogano con l’architettura secolare del parco. Non pochi si fermano davanti alle “Case del vento” di Floris Veldhuis – piccole strutture di legno e tessuto che cambiano forma col passaggio delle persone. “È un modo per ricordare come ogni storia personale contribuisca al tessuto della città”, ha spiegato Veldhuis ai giornalisti.
Sonsbeek: tra tradizione e innovazione
Sonsbeek è considerata dagli storici dell’arte la rassegna più longeva in Europa dedicata all’arte all’aperto. Nata nel secondo dopoguerra, ha visto passare artisti come Henry Moore e Sol LeWitt, accompagnando i mutamenti sociali e urbanistici di Arnhem. Nel 2024 il Comune ha contato oltre centomila visitatori, circa il 30% stranieri.
L’edizione attuale punta a superare questi numeri grazie anche alla nuova attenzione internazionale verso sostenibilità urbana e riuso degli spazi verdi. Il percorso si sviluppa su 67 ettari tra prati, colline e boschi: ingresso gratuito, poche regole (niente droni, animali solo al guinzaglio), apertura dalle 7 alle 22 tutti i giorni. “Vogliamo avvicinare tutti a un’esperienza artistica informale e aperta a tutte le età”, ha precisato Luyten.
Installazioni e percorsi: il parco diventa laboratorio sociale
Non c’è un itinerario obbligato: chi entra a Sonsbeek può scegliere se seguire la mappa digitale sullo smartphone o farsi guidare dalle “guide in bicicletta”, studenti delle scuole d’arte locali che raccontano storie e retroscena degli artisti coinvolti. Tra le opere più fotografate c’è “Crossing Paths” dell’artista messicana Alma Gutiérrez: fili colorati tesi tra gli alberi che disegnano percorsi sempre diversi a seconda della luce. “Abbiamo pensato questa mostra come un laboratorio aperto a tutti”, racconta uno dei volontari alla reception.
In un angolo appartato, vicino al padiglione storico in stile neoclassico, ci sono le sculture in metallo dell’olandese Jan De Vries: superfici ruvide, forme spezzate che riflettono sull’identità europea dopo il conflitto; ombre nette sul prato già caldo delle undici del mattino.
Oltre l’arte: l’impatto sulla comunità locale
Per gli abitanti di Arnhem, Sonsbeek non è solo una mostra: è occasione di incontro, condivisione e a volte anche dibattito sulle scelte degli organizzatori. “Mi piacerebbe vedere più artisti locali”, commenta Willem Janse, insegnante in pensione qui ogni estate. Eppure l’atmosfera resta serena. Molti bar e ristoranti offrono menù speciali per l’occasione – colazioni da portare per picnic tra le opere –, mentre le scuole organizzano visite guidate quasi ogni giorno.
Il Comune sostiene l’iniziativa con un contributo diretto (400 mila euro l’anno scorso) puntando anche sull’indotto turistico: uno studio del 2025 pubblicato dal Centro Studi sull’Arte Pubblica stima che ogni euro investito in Sonsbeek ne abbia generati quasi tre per i servizi locali come trasporti e ospitalità.
Una visita tra arte e storia
Passeggiare oggi a Sonsbeek significa attraversare settant’anni di storia europea. Ogni installazione porta tracce del passato ma anche domande sul presente. Non è solo arte da guardare – ma da vivere insieme agli altri – tra i rumori del parco e le voci dei visitatori. Solo così si capisce davvero il senso della mostra: mantenere viva la memoria attraverso l’arte in uno spazio davvero comune.