Milano, 15 ottobre 2026 – È il naan indiano a prendersi il primo gradino del podio nella nuova classifica TasteAtlas 2026 dei pani più amati al mondo. Ma anche l’Italia può tirare un sospiro di soddisfazione: al terzo posto c’è infatti la focaccia genovese, vera bandiera della Liguria. Il verdetto è arrivato lunedì sera, quando il popolare portale gastronomico ha pubblicato la lista aggiornata dopo mesi di recensioni e valutazioni raccolte in ogni angolo del globo.
TasteAtlas incorona il naan: come è nata la classifica
Gli organizzatori di TasteAtlas spiegano che la classifica 2026 si basa su più di 24mila recensioni verificate, arrivate da viaggiatori, cuochi e appassionati. “Abbiamo chiesto ai nostri utenti di votare i pani provati in patria o in viaggio,” racconta Matija Babic, fondatore del sito. Non si è guardato solo al gusto: anche la consistenza e il legame con la tradizione sono stati fondamentali. Ogni voto è stato passato al setaccio per evitare ripetizioni o anomalie. Alla fine, ne è uscita una classifica mondiale che riflette le preferenze reali degli utenti – con qualche sorpresa, va detto.
Il naan ha raccolto una media di 4.68 su 5, staccando nettamente gli altri. Soffice, leggermente affumicato grazie alla cottura nel tandoor e spesso servito caldo accanto ai curry, è stato descritto come “un compagno insostituibile per ogni piatto”. Secondo posto per il pão de queijo brasiliano (4.61/5), piccole pagnotte tonde fatte con farina di tapioca e formaggio, molto amate a Belo Horizonte e San Paolo.
Focaccia genovese sul podio: un orgoglio tutto italiano
Al terzo posto si piazza la focaccia genovese, con una media di 4.60 punti. A Genova, ieri mattina, la notizia ha fatto subito il giro tra panifici e bar del centro storico: “Finalmente una soddisfazione – dice Silvana Ferrando, titolare di un forno in via San Vincenzo – Qui la focaccia è una cosa seria, si impasta alle cinque del mattino.” Qualcuno confessa senza pudore: “Ne mangiamo ogni giorno, fa parte della colazione,” racconta un pensionato che preferisce restare anonimo.
Per TasteAtlas, la focaccia “spicca per l’abbondanza di olio extravergine d’oliva e la sua crosta dorata”. La ricetta tradizionale prevede una doppia lievitazione e una cottura a temperature alte. L’ingrediente segreto? “L’acqua salata spruzzata sulla superficie poco prima del forno,” spiega Marco Galletti dell’Accademia della Focaccia.
Gli altri protagonisti e le reazioni nel mondo
Tra i primi dieci troviamo, oltre al naan indiano, il pão de queijo brasiliano e la focaccia genovese, anche la baguette francese, il simit turco, il sourdough americano e il pan de bono colombiano. L’Italia non si ferma qui: ci sono anche il pane carasau sardo (ottavo), il pane pugliese (dodicesimo) e poco sotto la ciabatta veneta. Da Parigi arrivano commenti pacati: “La baguette resta il pane della quotidianità, non certo una specialità per le guide,” dice Marc Leblanc, fornaio nel Marais.
In India la notizia ha fatto subito scalpore. Sui social impazzano messaggi d’orgoglio nazionale: “Finalmente il mondo riconosce la bontà del nostro naan,” scrive Shweta Menon da Mumbai. In Brasile le reazioni sono più moderate – qui il pão de queijo è soprattutto pane da colazione – ma questi piccoli pani rotondi hanno conquistato anche molti fan italiani negli ultimi anni.
Il pane come simbolo d’identità
Il successo del naan e della focaccia mette in luce quanto il pane sia più di un semplice alimento quotidiano: è un simbolo forte di identità culturale. “Ogni paese ha il suo pane,” ricorda Gabriele Zanini, storico dell’alimentazione all’Università di Parma, “spesso porta con sé ricordi collettivi che vanno oltre la semplice ricetta.” In Liguria, ad esempio, la focaccia non manca mai a matrimoni o feste patronali. In India invece accompagna ogni pasto dal nord al sud.
La prossima classifica TasteAtlas arriverà in autunno 2027. Nel frattempo questa notizia tiene banco tra appassionati e professionisti: “La vera sfida? Assaggiare tutti questi pani almeno una volta nella vita,” suggerisce a bassa voce un cliente in fila davanti a una panetteria milanese. Forse qui non serve essere perfetti: basta un po’ di lievito, mani esperte e tempo buono.