Città del Capo, 27 giugno 2026 – Immergersi tra gli squali senza gabbia può sembrare una pazzia. Eppure, ogni anno, decine di appassionati e professionisti lo fanno lungo le coste del Sudafrica, soprattutto a Gansbaai, a un paio d’ore da Città del Capo. Quell’esperienza che molti assocerebbero a film pieni di tensione e paura si trasforma per tanti in un incontro diretto con una delle creature più fraintese dell’oceano.
Lo shark diving senza gabbia cresce in popolarità
Negli ultimi anni, le immersioni con squali senza la protezione della gabbia hanno conquistato sempre più persone. Secondo l’associazione sudafricana Shark Dive SA, nel 2025 sono stati oltre 7.000 i subacquei che hanno scelto questa esperienza, con un aumento del 30% rispetto ai due anni precedenti. Gli organizzatori, come la società locale Marine Dynamics, precisano che le regole sono molto severe: solo sub esperti ammessi, gruppi di massimo quattro persone e guide qualificate sempre in acqua.
Sul molo di Kleinbaai, punto di partenza classico per queste spedizioni, l’atmosfera è carica di tensione ed eccitazione. “Le prime volte il cuore batte forte,” confida Tim Jacobs, istruttore inglese con oltre 120 immersioni alle spalle tra i grandi bianchi. Il briefing comincia alle 6 del mattino. Il vento qui punge il viso anche d’estate. Poi si salpa su piccole barchette per raggiungere il luogo dell’immersione: Shark Alley.
Sott’acqua: sfatare miti e paure
Entrare in acqua senza gabbia non è uno scherzo, serve preparazione e sangue freddo. Ma le guide spiegano che la realtà è meno minacciosa di quanto si pensi. “Gli squali non sono mostri,” dice Sarah Mthembu, biologa marina che segue il programma di monitoraggio degli squali a Gansbaai. “Sono predatori sì, ma per lo più ci ignorano.” Secondo lei, la paura nasce più dai media che dalla vera esperienza.
Durante un’immersione tipo i sub restano compatti e si muovono lentamente sul fondo sabbioso. I grandi bianchi – insieme ai bronzei e pinna nera – passano a pochi metri, spesso senza curarsi dei visitatori. Si avvicinano solo raramente. “Le regole sono sacre: niente movimenti improvvisi o esche,” ribadisce Jacobs.
Sicurezza al primo posto
Chi vuole provare lo shark dive senza gabbia deve superare una selezione rigida: servono certificazioni avanzate e almeno 50 immersioni precedenti. Le guide sono autorizzate dal South African Department of Environmental Affairs e Marine Dynamics garantisce sempre un rapporto uno a uno tra guida e subacqueo.
“Non si scherza,” spiega Mthembu. “Chi non rispetta le regole viene escluso.” Ogni immersione dura circa 45 minuti e viene interrotta appena si nota stress nei partecipanti. La Shark Spotters Foundation conferma: negli ultimi cinque anni non ci sono stati incidenti gravi in questa zona.
Un’esperienza che va oltre l’adrenalina
Per molti, l’incontro con gli squali è molto più di una sfida personale. “Dopo averli visti da vicino cambia tutto: la paura lascia spazio al rispetto,” racconta Anna Rossi, italiana appena rientrata da Gansbaai. Molti sottolineano anche il valore educativo delle immersioni: sensibilizzare contro la caccia agli squali e aiutare la loro conservazione.
Le associazioni locali ricordano come la presenza dei sub contribuisca al monitoraggio delle popolazioni e alla raccolta di dati utili per la ricerca scientifica. Inoltre il turismo legato allo shark diving ha portato benefici economici importanti alle comunità costiere.
Cambiare lo sguardo sugli squali
In fondo chi prova lo shark diving senza gabbia torna spesso a casa con una visione diversa rispetto a quella iniziale. “C’è ancora tanta ignoranza sugli squali,” conclude Jacobs prima di risalire sul pick-up per tornare a Cape Town. “Finché saranno solo mostri nei film, nessuno li proteggerà davvero.” Un modo concreto e nuovo di guardare al mare e ai suoi abitanti.