Milano, 7 ottobre 2026 – In queste settimane in cui sempre più persone sentono il bisogno di camminare, riscoprire paesaggi e, forse, anche se stesse, cresce l’attenzione verso i grandi cammini di pellegrinaggio che tagliano l’Europa e l’Asia. Dai sentieri antichi della Via Francigena ai percorsi spirituali del monte Kailash in Tibet, passando per le rotte di Santiago de Compostela e gli itinerari giapponesi dello Shikoku Henro, sono una dozzina i cammini considerati veri e propri classici per chi cerca qualcosa che vada oltre la vacanza tradizionale. Il motivo? Un mix di spiritualità, ricerca personale e la voglia di guardare il mondo con occhi diversi, spiega Paolo Sorrentino, escursionista esperto incontrato ieri mattina alla stazione centrale con lo zaino già in spalla: “Partire a piedi per la Francigena ti cambia, dentro e fuori”.
La Via Francigena: da Canterbury a Roma passando per quattro Paesi
La Via Francigena si estende per oltre 2.000 chilometri da Canterbury a Roma, attraversando Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia. Si parte dalla cattedrale di Canterbury – ancora oggi meta di pellegrini britannici – e si scende attraverso le campagne della Champagne e della Borgogna, si supera il valico del Gran San Bernardo e si arriva alle dolci colline della Val d’Aosta fino alle campagne toscane. La fine del viaggio è in piazza San Pietro. Questo percorso esiste almeno dal X secolo ed è documentato dall’arcivescovo Sigerico. Negli ultimi anni è tornato alla ribalta anche tra i turisti: si calcola che ogni anno siano circa 50mila i viandanti che lo percorrono. “A San Quirico d’Orcia abbiamo incrociato gruppi provenienti dalla Corea e dal Canada”, racconta Laura B., volontaria nei punti tappa della provincia di Siena. Ogni tappa ha il suo stile: ostelli comunali, piccoli rifugi o canoniche aperte all’accoglienza.
Santiago de Compostela: la meta più famosa al mondo
Il famoso Cammino di Santiago, che porta alla cattedrale galiziana dove si venera l’apostolo Giacomo, resta uno dei più noti a livello globale. Il percorso principale – il “camino francés” – copre circa 800 chilometri dai Pirenei fino a Santiago. Solo nel 2025 sono state consegnate oltre 380mila “compostelas”, gli attestati finali rilasciati dall’Ufficio del Pellegrino locale. Lungo il cammino si incontrano persone molto diverse: gruppi parrocchiali ma anche sportivi solitari in cerca di pace. “Non immaginavo ci fosse così tanto silenzio”, ci ha detto un giovane bergamasco incontrato in Galizia. Tra antiche croci di pietra, albergues e piccoli bar dove fermarsi per un bocadillo, il viaggio prosegue tra calma e riflessione.
Monte Kailash e Shikoku: l’Oriente che cammina
Più lontano dall’Europa c’è il monte Kailash in Tibet, uno dei luoghi spirituali più importanti per buddhisti e hindu. Il circuito rituale (kora) è lungo poco più di 50 chilometri ma si snoda a quote tra i 4.500 e i 5.600 metri, con accessi spesso complicati da permessi politici o ambientali. In Giappone invece il Shikoku Henro è un anello di oltre 1.200 chilometri intorno all’isola di Shikoku che collega 88 templi buddhisti della scuola Shingon. I pellegrini (henro) indossano ancora la giacca bianca tradizionale e portano il bastone kongō-zue; ogni anno migliaia provano a completare tutto il giro.
Altri cammini storici tra Europa e Medio Oriente
Oltre ai grandi classici resistono anche vie meno famose ma altrettanto radicate nella tradizione dei pellegrinaggi: il Cammino di San Tommaso, che collega Ortona a Roma passando per l’Appennino abruzzese; la suggestiva Via degli Dei tra Bologna e Firenze; oppure la rotta ortodossa verso il monastero di Valaam sul lago Ladoga in Russia settentrionale. Nel Medio Oriente poi c’è il percorso verso Gerusalemme – chiamato “la via dei patriarchi” – dove gruppi multietnici spesso camminano fianco a fianco in un’esperienza intensa anche sul piano umano.
Il nuovo volto dei pellegrini e le accoglienze moderne
Il profilo dei pellegrini sta cambiando: sono sempre meno quelli mossi solo dalla fede religiosa; oggi molti sono giovani che cercano una pausa dallo stress quotidiano o camminatori attratti dal contatto diretto con la natura. Anche le strutture si stanno adeguando: dai rifugi autogestiti alle app per prenotare facilmente un letto lungo il percorso. “Abbiamo creato una mappa digitale per chi fa la Francigena”, racconta Fabio R., operatore turistico nella provincia di Parma. “I bisogni non sono più quelli di una volta”.
Alla fine diventa chiaro che questi grandi cammini non significano solo raggiungere una meta – sia essa Roma o Santiago – ma soprattutto tutto quello che succede lungo la strada: incontri inattesi durante una pausa pranzo in una locanda valdostana, uno scambio silenzioso sotto la pioggia basca o le parole scritte a mano sulle bacheche degli ostelli. È forse questa atmosfera fatta di piccoli momenti che continua ad attirare viandanti da ogni angolo del mondo: un passo dopo l’altro, il cammino mostra davvero chi è davvero.