Milano, 24 luglio 2026 – Nuotare tra gli squali senza gabbia sembra un azzardo, eppure sempre più sub si buttano in questa avventura, spinti dalla voglia di sfidare paure e stereotipi. Succede nelle acque calde del Sudafrica, Bahamas, Fiji e persino in alcune aree protette del Mediterraneo, dove tour organizzati portano i partecipanti a pochi metri – spesso meno di tre – dagli squali. La motivazione? Scoprire, almeno una volta, se davvero questi animali sono i “mostri” raccontati dal cinema e dalle leggende.
Boom del turismo sub con gli squali
I dati della Global Shark Tourism Alliance parlano chiaro: le immersioni con squali senza gabbia sono cresciute del 17% nell’ultimo anno. In posti come Gansbaai (Sudafrica) o le Exuma Cays alle Bahamas, ogni mattina decine di gruppi si preparano a scendere in acqua: briefing di sicurezza all’alba, mute spesse addosso, pinne ai piedi e via verso le secche dove gli squali pattugliano. L’età media dei partecipanti è intorno ai 35-40 anni, ma non mancano giovani appassionati.
“Quando mi sono trovato davanti a un toro la paura era vera. Ma non mi ha mai attaccato, è rimasto a distanza”, racconta Giovanni Rossetti, milanese appena tornato dalle Fiji. “Ho capito che quello che si sente in tv spesso è esagerato”, aggiunge. Un pensiero condiviso da molte guide: “Gli squali sono predatori, certo. Ma non cercano l’uomo”, spiega Jason Mitchell, istruttore a Nassau.
Sicurezza: cosa dicono gli esperti
La sicurezza resta la priorità assoluta. Gli organizzatori autorizzati – che operano solo in certe aree e seguono regole ferree – vietano oggetti lucidi e movimenti bruschi in acqua per non attirare l’attenzione degli squali con segnali confusi o scambiabili per cibo. Gli incidenti sono rari: secondo l’International Shark Attack File dell’università della Florida nel 2025 ci sono stati 74 casi di incontri accidentali uomo-squalo nel mondo (nessuno fatale durante immersioni turistiche guidate).
“Il rischio zero non esiste – avverte la biologa marina Irene Silvestri – ma con le regole di oggi il pericolo di aggressione è quasi nullo”. Molte compagnie richiedono ai sub una certa esperienza: almeno 20 immersioni certificate e assenza di problemi cardiaci.
Economia e ambiente: un equilibrio delicato
Il fenomeno ha un peso anche sul piano economico. In Sudafrica – stima il Ministero del Turismo – lo shark diving vale circa 35 milioni di dollari all’anno. Situazione simile alle Bahamas, dove il turismo sub ha spinto le autorità a rafforzare la tutela marina. “Più persone vedono gli squali da vicino, più vogliono proteggerli”, dice Alison Ward, direttrice del parco marino di Bimini.
Il rovescio della medaglia? Alcune associazioni ambientaliste avvertono che il continuo passaggio dei turisti può cambiare le abitudini degli squali. Per questo si sperimentano limiti agli orari e restrizioni nei punti d’immersione. “Bisogna trovare un equilibrio – spiega Silvestri – altrimenti si rischia di disturbare gli animali e danneggiare l’ecosistema”.
Oltre la paura: cambiare idea sugli squali
Perché tutta questa attenzione agli squali? In parte è merito della cultura pop – “Lo Squalo” resta uno dei film più citati dai partecipanti –, ma anche della voglia di superare vecchie paure. “Ho provato rispetto”, racconta Carla Barone, romana, dopo aver nuotato accanto a uno squalo grigio nelle Isole Tremiti. “Non sono mostri, ma creature da conoscere”. E non è certo un’opinione isolata.
Il messaggio che arriva da guide e biologi è chiaro: uomo e squalo possono convivere. Basta rispettare le regole e conoscere i propri limiti naturali. “Se ci provi una volta – confida Rossetti –, vedi tutto con occhi diversi”. E spesso nasce la voglia di tornare… magari con qualche pregiudizio in meno nel bagaglio.