Johannesburg, 29 luglio 2026 – In cima ai monti del Lesotho, oltre i 3.200 metri, c’è un posto che sembra fuori dal tempo e dallo spazio africano: Afriski, il resort sulla neve che da venticinque anni attira sciatori e avventurieri nel cuore del continente nero. In questo paese senza mare, completamente circondato dal Sudafrica, Afriski è diventata una destinazione a sorpresa per chi vuole mettere gli sci o semplicemente godersi un paesaggio fuori dai soliti percorsi.
Afriski, il comprensorio sciistico più a sud dell’Africa
Circondato dalle valli dei Monti Maluti, Afriski mette a disposizione poco più di un chilometro di piste. Non ha nulla delle grandi stazioni alpine, e non ha bisogno di averlo. Nei mesi freddi – da giugno a settembre – le temperature spesso scendono sotto zero, garantendo neve naturale e soprattutto permettendo di usare gli impianti per la neve artificiale. Così si assicura la sciabilità anche quando la natura fa i capricci.
Nato nel 1999 tra mille difficoltà logistiche, il progetto sembrava quasi un azzardo. “All’inizio sembrava impossibile portare lo sci in Africa,” ricorda Peter Thirion, uno dei fondatori. Oggi Afriski conta una seggiovia, qualche skilift, una pista principale larga quaranta metri e lunga poco più di seicento metri, più un’area per i principianti e un funpark dedicato agli amanti dello snowboard.
Il turismo invernale prende piede nel Lesotho
Anche se piccola rispetto ai grandi comprensori europei, Afriski riesce ogni inverno ad attirare oltre 15.000 visitatori. La maggior parte arriva dal Sudafrica: famiglie, giovani e curiosi provenienti da Johannesburg e Pretoria che affrontano strade tortuose e passi spesso coperti di neve pur di raggiungere questo angolo unico.
I prezzi sono abbastanza contenuti: il biglietto giornaliero si aggira intorno ai 35 euro, mentre noleggiare l’attrezzatura completa costa circa 15 euro. Le lezioni collettive partono da 10 euro l’ora. Non cifre da capogiro, ma sufficienti a sostenere un piccolo miracolo economico locale. “Con Afriski abbiamo creato lavoro per oltre cento persone”, dice Tim Siebert, attuale direttore del resort.
Tra villaggi basotho e paesaggi fuori dal tempo
Attorno al comprensorio spuntano i villaggi dei basotho, con le loro case basse dai tetti in paglia: un richiamo forte al fatto che il Lesotho resta una terra antica dove tutto scorre con calma. Al tramonto il silenzio viene interrotto solo dal rumore degli sciatori che tornano alle baite in legno o dai bambini che giocano sulla neve con slittini improvvisati.
Il clima è secco e spesso ventoso, regalando cieli limpidi come pochi altri posti al mondo. L’aria rarefatta dell’altitudine si fa sentire: molti visitatori soffrono qualche piccolo fastidio da mal di montagna nelle prime ore. Quando arriva la notte più fredda – con temperature anche intorno a -10°C – la stufa a legna è una certezza indispensabile per riscaldarsi.
Oltre lo sci: bike park e trail d’alta quota
Ma Afriski non vive solo d’inverno: in estate le piste diventano sentieri per mountain bike e trekking d’alta quota. Qui si organizzano eventi come la “Sky Marathon” e raduni per biker provenienti da tutto il Sudafrica. “Vogliamo che Afriski sia una meta viva tutto l’anno”, spiega Siebert.
La cucina sposa sapori locali – stufati di agnello e pane cotto sul fuoco – insieme a piatti più semplici come hamburger per i turisti meno avventurosi. Nei weekend il bar principale del villaggio si anima con musica dal vivo e birra artigianale prodotta a Maseru.
Sfide ambientali e prospettive future
Il nodo più grosso rimane la gestione della neve artificiale. Negli ultimi anni le precipitazioni sono diventate meno regolari: anche sulle alture del Lesotho si sente il peso del riscaldamento globale. L’approvvigionamento idrico è sotto controllo – assicurano dalla direzione –, ma resta uno degli aspetti più delicati per il futuro di Afriski.
Secondo l’ente turistico locale, questo modello potrebbe essere replicato in altre zone dell’altopiano centrale per spingere un turismo più sostenibile. Per ora però Afriski resta un’esperienza unica: sciare tra villaggi di pastori sotto un cielo africano dove la neve è ancora una meraviglia che sorprende grandi e piccini.
Chi arriva qui lo capisce subito: non si viene ad Afriski solo per le piste, ma per vivere un pezzo di mondo dove inverno ed estate si confondono tra le montagne blu del cosiddetto “regno delle nuvole”.