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Busójárás di Mohács: il Carnevale tradizionale ungherese tra maschere e colori sul Danubio

Silvana Lopez by Silvana Lopez
7 Ottobre 2026
in Soggiorni e dintorni
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Soggiorni e dintorni

Mohács, 7 ottobre 2026 – A Mohács, la piccola cittadina ungherese sulle rive del Danubio, il Carnevale è molto più di una festa: è un’esplosione di colori, suoni e tradizioni antiche che ogni anno richiama migliaia di persone. Tra abitanti e turisti, le vie si riempiono di costumi stravaganti, riti secolari e una folla che non vuole perdersi questo appuntamento irrinunciabile. Il Carnevale di Mohács non è solo divertimento: è un momento in cui storia, mito e identità locale si intrecciano sotto le maschere dei “busó”, quei personaggi rumorosi e misteriosi che animano la festa.

Le radici del Carnevale: tra storia e leggenda

La festa si svolge sempre tra febbraio e marzo, nei giorni che precedono la Quaresima. Gli anziani raccontano da generazioni che questo rito serve a scacciare l’inverno e i suoi spiriti maligni. La leggenda più famosa parla dell’epoca dell’occupazione ottomana nel XVI secolo, quando gli abitanti del posto si sarebbero travestiti da mostri per spaventare gli invasori e riprendersi il villaggio. “I nostri nonni dicevano che bastava il suono delle campane e il frastuono dei busó per far scappare chiunque”, racconta Gabor Szegedi, maestro falegname da trent’anni impegnato a intagliare maschere di legno.

Girando per la piazza principale è impossibile non notare i dettagli curati con amore: pellicce grezze, maschere scolpite a mano e grossi campanacci legati in vita. I busó si muovono in gruppi, spaventano i bambini ma allo stesso tempo offrono noci e un bicchiere di pálinka agli adulti. Nel pomeriggio parte il corteo verso il Danubio dove viene acceso il tradizionale falò che sancisce la fine dell’inverno.

Un tesoro riconosciuto dall’UNESCO

Dietro l’atmosfera festosa c’è molto più: dal 2009, il Carnevale di Mohács è stato inserito tra i Patrimoni orali e immateriali dell’Umanità dall’UNESCO, un riconoscimento che ha portato alla festa più visibilità internazionale e un aumento costante di turisti. I numeri parlano chiaro: nel 2025 oltre 60.000 persone hanno partecipato agli eventi della settimana del Carnevale – quasi dieci volte la popolazione fissa del paese.

“Questa tradizione ci tiene stretti come comunità”, spiega Zsófia Nagy, assessore alla cultura. “Non è solo una festa; è un modo per tramandare ai giovani le storie e i costumi dei nostri antenati. Ogni famiglia custodisce almeno una vecchia maschera in soffitta”. Ed è proprio questo senso di condivisione che l’UNESCO ha voluto riconoscere: il Carnevale di Mohács resta uno degli esempi più vivi in Europa centrale di memoria orale e partecipazione collettiva.

Il lavoro dietro i costumi e i riti segreti

Le maschere sono veri pezzi d’arte, frutto di settimane di lavoro. Gli artigiani locali scelgono solo legno d’acero o salice per intagliare quei volti grotteschi tipici dei busó. Le pellicce arrivano spesso da allevamenti vicini; le corna di montone completano l’abito. Alcuni lavorano tutto l’anno per preparare il proprio costume perfetto: “Ogni particolare conta, qui non si lascia niente al caso”, confida Andrea Molnar, 27 anni, insegnante e partecipante con un gruppo di amici.

Il programma prevede appuntamenti ben scanditi: all’alba del sabato i primi raduni; a metà giornata dolci tipici come il fánk – simile a una soffice ciambella – vengono gustati mentre le bandiere colorate sventolano in piazza. Solo al tramonto si accendono i grandi falò tra urla gioiose, danze popolari accompagnate da tamburi e fisarmoniche. Nei bar si brinda con birra locale ai busó “più rumorosi dell’anno”.

Una tradizione proiettata al futuro

Negli ultimi anni il Carnevale ha saputo rinnovarsi senza perdere quel tocco autentico che lo rende unico. Sempre più giovani sono coinvolti: scuole, associazioni culturali e laboratori artigianali organizzano attività per bambini e visitatori curiosi. “È così che la tradizione continua a vivere”, dice sorridendo Katalin Varga, direttrice del museo etnografico locale. Per il 2027 sono già previsti nuovi corsi sulle antiche tecniche dell’intaglio del legno e visite guidate nei quartieri storici.

Il Carnevale di Mohács resiste dunque tra modernità e rispetto delle sue origini. E mentre l’eco dei tamburi si allontana lentamente lungo il Danubio, resta chiaro a tutti che almeno per una settimana all’anno qui l’inverno viene davvero scacciato a colpi di risate, maschere colorate e storie condivise.

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