Rinasce il sogno di Enrico Mattei: l’hotel Boite e la Corte Spa rivivono sulle Dolomiti

Giulia Ruberti

7 Agosto 2026

Cortina d’Ampezzo, 7 agosto 2026 – Il Villaggio Eni di Borca di Cadore, nato negli anni Cinquanta per volontà di Enrico Mattei tra i boschi alle porte delle Dolomiti, torna a battere con nuova vita. Dall’hotel Boite alle ville immerse nel verde, passando per la spa, il residence e il parco avventura, ogni angolo del complesso si riappropria di un ruolo diverso, sempre in dialogo con il territorio. L’annuncio è arrivato ieri pomeriggio, poco dopo le 17, nell’ex centro sociale: quella che era la sala dove si ballava dopo la messa del sabato, come ricordano gli operai Eni.

La rinascita di un luogo simbolo dell’architettura industriale

A quasi settant’anni dall’apertura, il villaggio progettato da Mattei come modello di welfare aziendale si prepara a una nuova vita. Non si tratta solo di restaurare: è un recupero che tiene conto di una storia lunga e a tratti complicata. Tra chi spinge per questa rinascita ci sono i figli e i nipoti di chi ha lavorato qui decenni fa – “nostro padre tornava con gli occhi felici”, ha raccontato Clara Piani da Mestre – ma anche giovani interessati a un turismo che mescola memoria industriale e natura.

“È un posto con un’anima – ha spiegato Gianni Bortoluzzi, sindaco di Borca di Cadore – ogni edificio custodisce storie di famiglie e sogni per il futuro. Non era scontato che rinascesse così, ma alla fine ha prevalso la forza del luogo”.

Hotel Boite e ville: tra design e racconto collettivo

Il fulcro della riapertura è l’hotel Boite, affacciato sulle cime del Pelmo e dell’Antelao. La struttura, disegnata da Edoardo Gellner e oggi rinnovata senza snaturarne le linee originali, offre quaranta camere con vista sui boschi. Appena entrati si sentono subito l’odore del legno, la moquette chiara e le luci soffuse: piccoli dettagli che raccontano un’epoca in cui il comfort per i dipendenti non era uno slogan vuoto.

Accanto all’albergo ci sono il residence – che negli anni Ottanta accoglieva tecnici Eni in vacanza con le famiglie – e alcune ville in cemento e vetro. Ognuna ha un nome proprio: “Villetta Luna”, “Casa Cervo”, inciso sulle targhe in ottone all’ingresso. Mantenere questi nomi è stata una scelta condivisa con gli eredi dei primi ospiti. “Le villette non erano solo case”, ricorda Marco Ruffini, storico locale, “erano piccole comunità. Gli architetti avevano pensato spazi comuni che ancora oggi sembrano all’avanguardia”.

Benessere tra storia e natura: spa e parco avventura

Una delle novità più interessanti è il ritorno della spa, ricavata negli ex locali tecnici: vasche riscaldate e percorsi benessere affacciati sul bosco. Insieme c’è anche un parco avventura dedicato a bambini e ragazzi. “Abbiamo voluto ripensare questi spazi senza stravolgerli”, confida Letizia Giordani, responsabile delle attività ricreative. I sentieri restano quelli tracciati negli anni Sessanta dagli operai forestali; accanto alle nuove attrezzature spiccano pannelli che raccontano ai visitatori la storia delle Dolomiti e delle comunità locali.

L’offerta punta a combinare turismo responsabile e rispetto per la memoria: “Molti ospiti sono nipoti di chi trascorreva qui le estati grazie a Mattei”, dice ancora Giordani. Gli orari sono pensati per garantire tranquillità, mentre le tariffe restano contenute rispetto agli standard di Cortina: 80 euro a notte per una camera doppia in bassa stagione, poco più per le ville.

Un’eredità che guarda avanti

La riapertura del villaggio segna anche il rilancio di un’idea: quella secondo cui l’architettura industriale può essere patrimonio comune, non solo ricordo privato. In paese molti ricordano ancora le gite domenicali dal Cadore al villaggio Eni – “si andava a vedere il cinema all’aperto”, racconta un anziano fuori dalla chiesa – o il brusio degli studenti in visita ogni giugno.

Ora che tutto il complesso torna ad essere uno spazio aperto e inclusivo – con laboratori d’arte, camminate guidate e appuntamenti per le famiglie già in calendario – la memoria degli anni passati si intreccia con le aspettative dei nuovi visitatori. Un luogo pieno di storie sospeso tra passato industriale e nuova vocazione che prova ancora a parlare alla comunità.

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