Usa aboliscono la Roadless Rule: nuove strade nelle foreste protette per combattere gli incendi

Silvana Lopez

20 Agosto 2026

Washington, 20 agosto 2026 – Il governo degli Stati Uniti ha annunciato nelle ultime ore l’intenzione di abrogare la Roadless Rule, la norma federale che dal 2001 vieta la costruzione di nuove strade e infrastrutture nelle aree selvagge delle National Forests. Dal Dipartimento dell’Agricoltura spiegano che questa decisione potrebbe aprire la porta a cambiamenti significativi su più di 23 milioni di ettari sparsi tra Alaska, Pacific Northwest e le Montagne Rocciose. Un provvedimento che, se confermato, potrebbe trasformare il volto delle foreste americane. E che ha già acceso un acceso dibattito tra amministrazione, ambientalisti e comunità locali.

Cosa cambia con la Roadless Rule e perché ora si vuole eliminarla

La Roadless Rule è stata introdotta nell’ultimo periodo dell’amministrazione Clinton, nel gennaio 2001, per proteggere le zone più remote delle foreste dal peso dell’uomo. In pratica, vietava nuove strade per bloccare l’accesso a minerarie, taglio del legname o progetti energetici. Ieri il segretario all’Agricoltura, Janet Thompson, ha detto chiaro che il governo vuole “modernizzare la gestione forestale”, puntando a “più flessibilità” nel valutare i progetti e dando spazio alle “opportunità economiche delle comunità rurali”.

Fonti della Casa Bianca sottolineano che superare questa norma serve a “favorire la crescita in aree svantaggiate” e dare una spinta alla filiera del legname. Ma molti esperti ricordano che aprire nuove strade significa anche più sfruttamento ambientale. Non solo: oggi quelle zone tutelano ecosistemi delicati, casa di specie rare come il lupo grigio o l’orso bruno.

Le prime reazioni: ambientalisti sul piede di guerra

La notizia ha provocato reazioni forti. Il Sierra Club e il Natural Resources Defense Council, tra i gruppi ambientalisti più importanti negli Stati Uniti, parlano di un “errore grave” nel voler cancellare la Roadless Rule. “Potremmo perdere un tesoro naturale per sempre”, ha detto Emily Rogers del Sierra Club durante una conferenza stampa improvvisata davanti al Dipartimento dell’Agricoltura.

Secondo alcune fonti interne all’agenzia forestale, le prime aree coinvolte dalla modifica potrebbero essere quelle dell’Alaska sud-orientale, dove le lobby del legname premono da tempo. Anche nelle montagne degli Appalachi, molte comunità locali sono preoccupate: temono che nuove strade portino con sé problemi idrogeologici. “Non siamo contrari allo sviluppo – ha raccontato al New York Times il sindaco di Juneau, Peter Nash – ma vogliamo regole chiare per proteggere l’acqua e la fauna”.

Economia contro ambiente: lo scontro aperto

Al centro della discussione c’è il classico nodo tra sviluppo economico e tutela ambientale. Da una parte le imprese del legname come Timberland Co., che evidenziano i vantaggi per l’occupazione: “Aprire queste aree significherebbe centinaia di nuovi posti di lavoro per le nostre famiglie”, ha spiegato Robert Haley, responsabile regionale della Timberland.

Dall’altra ci sono gli scienziati che avvertono: togliere protezioni alle zone senza strade significa mettere a rischio la capacità delle foreste di assorbire CO2, peggiorando la crisi climatica. “Questi territori sono veri serbatoi di carbonio”, spiega Richard Goldman, biologo forestale dell’Università dell’Oregon. “Permettere infrastrutture nuove sarebbe un passo indietro nelle politiche per mitigare il cambiamento climatico”.

I prossimi passi: consultazioni pubbliche e possibili ricorsi

Per ora il Dipartimento dell’Agricoltura ha aperto una fase di consultazione pubblica che andrà avanti fino a metà settembre. Nel frattempo al Congresso si parla già di ricorsi legali: vari gruppi ambientalisti hanno annunciato battaglia in tribunale se la decisione diventerà definitiva.

Solo dopo audizioni, raccolte firme e confronti accesi si capirà se il governo andrà avanti o farà marcia indietro. L’attenzione è alta anche negli Stati occidentali: il governatore della California, Mark Vance, ha avvertito che una revisione delle regole federali potrebbe avere “gravi effetti sulla qualità dell’aria e aumentare il rischio incendi”. Per ora però tutto è in stand-by.

Nei prossimi giorni questo tema continuerà a tenere banco da Washington fino alle vallate più isolate dell’Alaska. E gli occhi restano puntati su cosa succederà davvero alle grandi foreste americane. Una risposta certa ancora non c’è.

Change privacy settings
×