Si sveglia il gatto, poi l’amore: la solitudine di una giovane donna a Venezia nelle Giornate degli Autori

Silvana Lopez

8 Settembre 2026

Venezia, 8 settembre 2026 – Alla 23esima edizione delle Giornate degli Autori, la sezione parallela della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, questa mattina è stato presentato in anteprima “Tremanti attese”, il nuovo film firmato da Federico Francioni e Samuele Sestieri. Al centro della scena, sotto i riflettori, c’è Carlotta Velda Mei, giovane attrice romana. Il titolo circolava già da giorni tra il Lido, ma solo oggi — in una sala gremita di addetti ai lavori, studenti di cinema e qualche curioso turista — il film è finalmente arrivato davanti al pubblico.

Un racconto a quattro mani tra silenzi e inquietudini

Il film, girato tra la periferia sud di Roma, il quartiere Ostiense e alcuni interni a Trastevere, nasce da una scrittura condivisa, fatta di scambi continui tra i due registi. “Abbiamo voluto raccontare una solitudine che è anche una ricerca”, ha detto Francioni nel breve incontro con la stampa subito dopo la proiezione. Al suo fianco, più riservato ma deciso, c’era Sestieri, che ha aggiunto: “Non volevamo dare risposte ma far emergere domande, restituire quell’attesa che riguarda tutti”.

Al centro della storia c’è Marta, interpretata da Mei, una ragazza poco più che ventenne che si muove ai margini di una città scomposta, tra lavori precari, amicizie interrotte e la cura ostinata per una madre malata. Nei suoi occhi, in gesti semplici — come stringere le mani sulla maniglia del tram delle 7.20 o correre sotto la pioggia — si leggono le incertezze e la fatica di una generazione che fatica a farsi sentire.

Lavoro artigianale e ritmo sospeso

Girato in digitale con una troupe ridotta all’osso (una decina di persone tra tecnici, produzione e fonico), “Tremanti attese” si distingue per una fotografia cupa, giocata sulle luci naturali del primo mattino o del crepuscolo. La macchina da presa spesso resta ferma a osservare i personaggi con pudore quasi reverenziale. Il risultato — come ha spiegato Carlotta Velda Mei durante la conferenza stampa alle 12.30 nella sala Perla — è “un film che ti lascia spazio: ti costringe a restare fermo con lei, con Marta, a chiederti cosa farai dopo”.

Gli autori non nascondono le influenze del cinema francese contemporaneo e delle nuove narrazioni del documentario italiano. Tra i riferimenti citati: Alice Rohrwacher, Pietro Marcello, ma anche Chantal Akerman (“per la verità dei silenzi”, ha spiegato Sestieri). Le riprese sono state fatte tra novembre e gennaio; il freddo romano si sente nelle scene all’aperto, dove Marta si copre il viso con una sciarpa azzurra — un dettaglio notato da molti in sala.

Reazioni dal pubblico e dalla critica

Dopo la proiezione l’atmosfera nel foyer era raccolta. Qualcuno commentava sottovoce i piani sequenza lunghi (“Sette minuti in silenzio sul letto”, ha detto un ragazzo uscendo), altri si sono avvicinati a Mei per un veloce autografo. Tra i critici c’era Lucia Montanari, penna storica del settore: “Un film che rischia molto perché chiede pazienza. Ma se ci entri dentro qualcosa ti resta”. I giornalisti stranieri sembravano colpiti soprattutto dalla scelta di un racconto così lento rispetto ai ritmi frenetici del cinema attuale.

La distribuzione resta ancora un’incognita. Gli autori hanno ammesso che “Tremanti attese” potrebbe avere difficoltà nei circuiti commerciali tradizionali (“Ma nei festival sì: speriamo viaggi”), puntando sul passaparola dei cinefili e sulla spinta dei social network.

Il percorso degli autori e le prospettive

Per Francioni e Sestieri non è la prima volta insieme: avevano già firmato il documentario “Luce nascosta” (2023), premiato al festival Visioni Italiane di Bologna. Entrambi quarantenni e originari dell’Appennino umbro-marchigiano, si definiscono “fedeli al cinema fatto con pochi mezzi ma tanta cura”. La scelta di lavorare ancora con Carlotta Velda Mei — già vista in alcuni cortometraggi sperimentali — nasce da un rapporto costruito sul set.

Il futuro del film dipenderà dalle prossime tappe festivaliere: Rotterdam e Marsiglia sembrano già opzioni concrete, secondo fonti vicine alla produzione. A Venezia intanto resta l’impressione — diffusa tra chi ha visto il film stamattina — di aver assistito a qualcosa che avanza piano, senza rumore. Proprio per questo difficile da dimenticare.

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