Aumento Tasse di Soggiorno in Italia nel 2026: Ecco Dove Pagherai di Più per Pernottare

Simona Carlini

23 Aprile 2026

Roma, 23 aprile 2026 – Nel 2026, le tasse di soggiorno in Italia continuano a salire, sia per quanto riguarda le tariffe sia per il numero dei comuni coinvolti. Un fenomeno in crescita che, secondo le stime dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), potrebbe fruttare 1,2 miliardi di euro entro fine anno. La scelta – che interessa grandi città d’arte, località balneari e anche centri più piccoli – nasce dalla necessità degli enti locali di rafforzare le casse pubbliche e far fronte alle crescenti richieste sui servizi per i turisti.

Tariffe più alte e comuni in aumento

Quest’anno, secondo i dati ANCI e del Ministero del Turismo, i comuni italiani che applicano la tassa di soggiorno hanno superato quota 1.400, rispetto ai circa 1.200 del 2024. Venezia, Firenze, Roma e Milano restano in cima alla classifica per incassi, ma anche molte località minori hanno deciso di adottare la tassa. La tariffa media è salita a 2,80 euro a notte nelle grandi città e a 1,70 euro nei piccoli centri. In alcune zone come Venezia sono previste fasce più alte per gli hotel di lusso: fino a 10 euro per le strutture a cinque stelle.

Perché questo aumento? «La pressione sui bilanci comunali è cresciuta – spiega Roberto Pella, vicepresidente ANCI – e il turismo richiede interventi continui su sicurezza, pulizia e trasporti. I fondi della tassa servono anche per migliorare l’accoglienza». Molti sindaci ammettono di essere stati costretti ad alzare le tariffe per far quadrare i conti.

Incassi in crescita e distribuzione sul territorio

Gli incassi attesi arrivano a quota 1,2 miliardi, con un balzo superiore al 15% rispetto al 2025. Roma – dove la tassa varia dai 3 ai 7 euro a notte secondo la struttura – dovrebbe superare i 210 milioni di entrate annue. Firenze si ferma intorno ai 75 milioni, mentre Venezia (che ha aggiunto un contributo d’accesso separato per i visitatori giornalieri) sfiora i 60 milioni.

«Le città più turistiche incassano di più, ma anche le province stanno aumentando il loro contributo» conferma Anna Paola Del Prete, assessore al turismo della Città Metropolitana di Napoli. Uno studio dell’Istituto Demoskopika pubblicato a marzo mostra come la ripresa dei flussi internazionali (+7% nei primi mesi) stia spingendo gli incassi delle grandi mete ma anche l’introduzione della tassa in località meno conosciute in Lombardia, Puglia e Lazio.

Cosa cambia per turisti e operatori

Gli operatori turistici reagiscono in modo diviso. Federalberghi ricorda che «la tassa non deve diventare un freno al turismo» e chiede più trasparenza sull’uso dei fondi raccolti. Nei piccoli comuni alcune associazioni lamentano che aumentare le tariffe potrebbe scoraggiare il turismo interno o quello “mordi e fuggi”. Dall’altra parte però c’è chi difende la misura: «È un piccolo contributo – dice il sindaco di Cefalù Daniele Tumminello – destinato solo a servizi extra per residenti e visitatori».

Per chi arriva dall’estero l’aumento è una voce in più da mettere in conto. Alla reception degli hotel molti si informano solo al momento del check-in: «Non tutti lo sanno prima – racconta Carla Rossi, receptionist romana – ma ormai quasi nessuno si stupisce». Le informazioni sono comunque obbligatorie sui siti delle strutture e nelle prenotazioni online.

Obiettivi futuri: investimenti mirati

Secondo il Ministero del Turismo, circa l’80% delle somme raccolte dalle tasse di soggiorno viene investito in mobilità urbana, manutenzione dei beni culturali e promozione locale. Il resto serve a finanziare sicurezza e verde pubblico. «L’obiettivo – dice il ministro Daniela Santanchè – è che chi visita l’Italia contribuisca a mantenerla bella ed efficiente».

Nei prossimi mesi sono attese linee guida nazionali per mettere ordine su come riscuotere e usare la tassa: una richiesta arrivata forte dagli operatori per evitare differenze troppo nette tra territori o confusione normativa. Nel frattempo il dibattito resta acceso: c’è chi spinge per una quota fissa nazionale; altri vogliono mantenere libertà agli enti locali.

Intanto un dato è certo: nel 2026 le tasse di soggiorno in Italia pesano sempre di più sull’esperienza dei turisti e sui bilanci comunali. Una sfida aperta tra esigenze di accoglienza e sostenibilità economica da risolvere ancora tutta.

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