Avventura estrema in Perù: immersione tra squali senza gabbia a Machu Picchu

Silvana Lopez

22 Agosto 2026

Milano, 22 agosto 2026 – Immergersi nell’oceano aperto, circondati dalle onde e da quelle ombre sfuggenti appena sotto la superficie: è l’esperienza che hanno vissuto, negli ultimi mesi, chi ha scelto il shark diving senza gabbia. Un’avventura che, sulla carta, sembra davvero da brividi. Eppure, tra le acque del Sudafrica e delle Bahamas, centinaia di appassionati – insieme a qualche novizio curioso – stanno riscrivendo il rapporto tra uomo e squalo. È l’attrazione per l’ignoto, la voglia di confrontarsi con uno degli animali più fraintesi del pianeta: il fascino resta forte, indiscutibile.

Shark diving senza gabbia: dove e come si fa

Le destinazioni ormai sono conosciute: le acque limpide delle Bahamas, specialmente intorno a Bimini e Tiger Beach, e la costa di Gansbaai, in Sudafrica. Qui alcune agenzie specializzate – come Shark Explorers a Cape Town o Stuart Cove’s Dive Bahamas – offrono immersioni guidate fianco a fianco con squali tigre, martello e limone. Senza nessuna barriera tra il subacqueo e il predatore. Le uscite iniziano all’alba: appuntamento al porto verso le 6 del mattino, poi un briefing dettagliato sulle regole da seguire (niente braccia agitate o luci puntate negli occhi degli squali), prima di salpare verso i banchi dove i predatori si avvicinano con più frequenza.

Chi ha vissuto l’esperienza racconta di un mix unico di “adrenalina e calma”. Luca Ferretti, sub milanese, spiega: “I primi secondi sott’acqua sono i più intensi. Vedi lo squalo passarti a meno di tre metri ma non ti guarda nemmeno. Non è aggressivo, sembra proprio che non gli importi”. Una sensazione confermata anche dalle guide. Per esempio, Chris Fischer, biologo marino americano, dice che “gli squali sono molto meno interessati a noi di quanto immaginiamo”. E i numeri lo confermano: ogni anno si registrano meno di 80 incidenti – spesso non gravi – su milioni di incontri in acqua.

Lo squalo, tra mito e realtà

Nella testa della gente – complice il cinema e la tv – lo squalo è ancora sinonimo di paura. Ma i fatti raccontano un’altra storia. Secondo l’International Shark Attack File, nel 2025 in tutto il mondo ci sono stati solo 6 attacchi seri contro l’uomo. Nel frattempo però la pesca illegale ha ucciso almeno 100 milioni di squali all’anno. “Il vero pericolo siamo noi”, riassume Fischer, sottolineando come questa specie sia sotto pressione per la richiesta di pinne e carne in Asia.

Ma una volta immersi in acqua cambia tutto. Soprattutto nei programmi educativi legati al shark diving, le guide cercano di abbattere paure e stereotipi. “Molti clienti arrivano terrorizzati – racconta Emma Duval, istruttrice francese alle Bahamas – ma dopo pochi minuti capiscono che qui non siamo in un film horror tipo Lo Squalo. Questa è semplicemente la natura”.

Le regole (e i rischi) della sicurezza

Non c’è spazio per improvvisazioni: chi vuole provare un’immersione senza gabbia deve avere un brevetto subacqueo avanzato (PADI o simili) e seguire corsi specifici organizzati dalle agenzie. A volte serve anche esperienza con squali in cattività o immersioni profonde. Le regole sono rigide: il gruppo resta unito, i movimenti devono essere calmi e mai bruschi. A bordo c’è sempre un medico con tutta l’attrezzatura d’emergenza.

Il rischio zero non esiste però. Gli organizzatori non lo nascondono: “Può capitare che uno squalo si avvicini troppo o diventi troppo curioso”, ammette Ferretti. “In quei momenti serve sangue freddo”. La chiave sta nel restare immobili e mantenere la calma: così si evita che una situazione potenzialmente pericolosa degeneri.

Un’esperienza che cambia la percezione

Per tanti sub l’impatto più forte arriva dopo l’immersione: “Quando risali porti con te qualcosa che prima mancava”, racconta Ferretti. “Un rispetto diverso”. Le stesse guide confermano: molti ex partecipanti diventano poi veri sostenitori della tutela degli squali, impegnandosi in progetti o raccolte fondi per salvaguardare il mare.

A fine giornata restano immagini indelebili: uno squalo che scivola lento a pochi metri; il silenzio ovattato dell’oceano; la consapevolezza che senza gabbie – fisiche ma anche mentali – anche le paure più radicate possono cambiare faccia. Lontani dalla riva, nell’Atlantico o nell’Indiano, basta poco per guardare gli squali con occhi nuovi. E capire che spesso quel mostro esiste solo nella nostra testa.

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