Mohács, 5 agosto 2026 – Nel gelido inverno ungherese, il piccolo centro di Mohács si risveglia come per magia. Le strade silenziose si riempiono di grida, tamburi rimbombanti, fuochi e maschere colorate: è il momento del Carnevale di Mohács, una festa che affonda le radici nelle tradizioni slave e magiare e che ogni anno attira migliaia di visitatori. Quel paesaggio tranquillo sulle rive del Danubio, tra case basse e il mercato del pesce, per sei giorni viene travolto da un’energia quasi frenetica fatta di maschere, sfilate e fuochi. Lo scopo? Allontanare l’inverno con un rito antico che la comunità sente ancora vivo dentro di sé.
Carnevale di Mohács, tra mito e tradizione secolare
Le origini della festa sono un intreccio tra leggenda e storia, come racconta Gábor Farkas della biblioteca municipale. “Si dice che già nel Settecento gli abitanti si travestissero da ‘busó’, figure grottesche con maschere di legno e pellicce, per spaventare i turchi e sperare nella fine del freddo”, spiega Farkas. Ancora oggi, sotto i ciottoli bagnati della piazza Szent István tér, sono i busó i protagonisti indiscussi: con bastoni intagliati e campanacci al collo invadono cortili e strade principali, regalando spesso piccoli spettacoli improvvisati che coinvolgono grandi e piccini.
Da giorni a Mohács non si parla d’altro. Nei bar lungo Kossuth Lajos utca, dove l’odore del paprika si mescola a quello del vino caldo, la gente scambia storie delle edizioni passate: “Lo facciamo da generazioni, con lo stesso entusiasmo di sempre”, confida Tamás Sipos, 62 anni e una delle maschere storiche, al termine delle prove.
La città prende vita tra maschere di legno e fuochi sul Danubio
La cerimonia d’apertura del Carnevale – fissata la domenica prima del Mercoledì delle Ceneri – richiama visitatori da tutta l’Ungheria ma anche dai vicini Croazia e Serbia. Secondo il municipio, quest’anno alla prima sfilata c’erano più di 25mila persone, a dimostrazione dell’appeal sempre più forte dell’evento oltre i confini nazionali.
Il momento più atteso resta il martedì grasso: al tramonto le maschere si radunano sull’argine per accendere un grande falò – simbolo di rinascita – su una piattaforma galleggiante. Il rumore dei tamburi si mescola al crepitio del legno che brucia; nell’oscurità illuminata solo dalle lanterne artigianali si respira quel mix di timore e festa che accompagna questo rito da secoli. Non mancano poi cibo tradizionale – fánk fritti, salsicce affumicate e vini locali – oltre a mercatini dove i busó più giovani scambiano nuove maschere o pezzi di stoffa.
“Da bambino pensavo che i busó fossero mostri veri”, racconta sorridendo László Takács, uno degli organizzatori più attivi mentre sistema la segnaletica nell’area pedonale. La polizia locale segue i flussi ma non segnala problemi: “È una festa della comunità”, spiega l’agente Katalin Szűcs, “le famiglie tengono molto all’atmosfera tranquilla”.
Un tesoro Unesco che fa tornare giovani e famiglie
Il Carnevale di Mohács è stato riconosciuto nel 2009 come patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco. Non è solo folklore: l’evento ha portato un bel giro d’affari alla città. Secondo la camera di commercio locale l’indotto supera i mezzo milione di euro nei sei giorni della festa — un dato in crescita rispetto all’anno passato.
Negli ultimi anni sono cresciuti i pacchetti turistici dedicati; alcune pensioni sono prenotate mesi prima. Ma il cuore del Carnevale resta la gente del posto: lo dimostrano le scolaresche che partecipano alle sfilate con costumi fatti in classe o a casa. “Per noi è come una seconda famiglia”, dice Zsófia Révész, insegnante alla scuola elementare József Attila. “Ogni bambino sogna almeno una volta di mettere la maschera da busó”.
Mohács in festa: un legame forte tra passato e presente
Nel centro storico le facciate colorate ospitano mostre fotografiche sulla storia della festa. Nelle vetrine spiccano maschere intagliate a mano da artigiani come Ferenc Kovács — uno degli ultimi a scolpire seguendo le tecniche tramandate dai nonni. Il museo civico organizza visite guidate negli archivi storici.
Nonostante il successo internazionale gli organizzatori vogliono mantenere lo spirito locale. “Il Carnevale appartiene a chi lo vive ogni giorno”, ha ribadito il sindaco Imre Császár dal palco d’apertura. Parole semplici ma sentite da giovani come anziani che ricordano ancora le prime maschere cucite in famiglia.
Così anche quest’anno Mohács saluta il Carnevale tra tamburi rimbombanti, maschere grottesche e falò sulle rive del Danubio. Con quel pizzico d’orgoglio — forse anche un po’ di nostalgia — che già guarda all’edizione futura.