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Gen Z e turismo in Italia: come i giovani cambiano la mappa delle destinazioni più amate

Simona Carlini by Simona Carlini
27 Ottobre 2026
in Esperienze
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Esperienze

Roma, 27 ottobre 2026 – Anche quest’anno, l’Italia si conferma la meta turistica più ambita al mondo, secondo il nuovo rapporto del Centro Studi sul Turismo Internazionale presentato stamattina in una sala gremita all’Hotel Nazionale di Piazza Montecitorio. I dati raccolti non raccontano più soltanto il solito Belpaese, quel “museo a cielo aperto” che tutti conoscono. Gli esperti avvertono: questa immagine non basta più.

Italia, meta da sogno: ma serve un cambio di passo

Il rapporto si basa sulle preferenze di oltre 30 mila viaggiatori provenienti da Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Cina. In testa alla classifica c’è proprio l’Italia, che lascia dietro Spagna e Grecia grazie a un mix vincente di patrimonio culturale, offerta enogastronomica e paesaggi diversi tra loro. “Siamo ancora i primi, ma rischiamo la saturazione”, ammette Claudia Riva, responsabile ricerca del Centro Studi. Tra le ragioni più citate dagli intervistati spiccano i “centri storici”, la “cucina regionale” e i “villaggi costieri”.

Ma non mancano segnali d’allarme. “Il rischio è restare incastrati in una narrazione statica”, avverte Riva. Insomma, l’Italia rischia di essere vista solo come un grande contenitore di monumenti e vecchie glorie, senza innovazione o esperienze nuove.

Dai dati alle preoccupazioni: il nodo della sostenibilità

Il punto su cui insiste il rapporto è chiaro: non basta più attirare visitatori, bisogna anche saperli gestire. Nel 2026 gli arrivi stranieri hanno già superato i 67 milioni, con picchi pesanti a Venezia, Firenze, Roma e Milano. Solo a Roma, questa estate, nei weekend nel centro storico si sono contate fino a 400 mila presenze al giorno – numeri che mettono sotto pressione trasporti e servizi.

Da tempo gli operatori parlano di “overtourism”. “Se continuiamo così, sarà dura reggere – spiega Marco De Santis, direttore di Federalberghi Lazio – servono regole nuove per distribuire i flussi e investimenti su destinazioni meno battute”. A agosto solo il 17% delle prenotazioni alberghiere è finito in aree rurali o interne.

La richiesta dei turisti: esperienze, non solo selfie

Dalle interviste ai visitatori emerge una cosa netta: vogliono autenticità. Oltre l’80% cerca “esperienze locali”, incontri veri con abitanti e artigiani, non solo la solita visita ai monumenti. Un cambiamento che spinge l’industria turistica italiana a riflettere. “Non possiamo vivere solo dell’immagine da cartolina”, sottolinea Martina Ferri, guida turistica a Venezia. Lei stessa nota una crescita nelle richieste di tour gastronomici nei quartieri popolari o laboratori artigianali.

Anche nel lusso qualcosa si muove: cresce chi è disposto a spendere per attività personalizzate – dalla raccolta delle olive in Toscana a dormire in masseria in Puglia – piuttosto che per un hotel stellato nel centro città.

Le nuove sfide: digitalizzazione e formazione

Un capitolo importante riguarda la digitalizzazione del turismo italiano. Solo il 54% delle strutture ha un sito aggiornato e multilingue; nelle zone appenniniche e nelle isole minori il dato scende sotto il 30%. Gli esperti chiedono un piano nazionale per aiutare soprattutto le piccole imprese familiari a migliorare la presenza online e intercettare meglio i turisti stranieri.

La formazione è un altro nodo da sciogliere: manca un percorso chiaro per le professioni del settore. “Servono competenze digitali e linguistiche migliori”, dice Edoardo Marini dell’Università di Torino. Altrimenti le nuove generazioni rischiano di vedere il turismo solo come un lavoro stagionale senza prospettive.

Conclusione: Italia prima nei sogni, ma serve innovazione

L’Italia resta saldamente al vertice nelle preferenze dei turisti stranieri – lo confermano i dati e gli operatori del settore. Ma oggi si trova davanti a un bivio: continuare a puntare sull’immagine tradizionale o rinnovarsi investendo su sostenibilità, esperienze nuove e formazione. La sfida vera sarà questa nei prossimi anni. Perché ormai non basta più essere semplicemente un “museo a cielo aperto”. Solo così quel primato potrà davvero durare nel tempo.

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