Reykjavík, 19 maggio 2026 – Sei giorni lungo la costa meridionale dell’Islanda si trasformano in un viaggio quasi intimo: tra geyser, cascate e spiagge nere, lontano dal solito caos turistico. Chi arriva qui a maggio lo capisce subito, con un leggero senso di spaesamento. Sotto quel cielo chiaro che non si spegne mai del tutto, la luce si posa sulle pietre laviche e trasforma i paesaggi in una sorta di silenziosa sequenza, interrotta solo dal ritmo regolare dello sbuffo del geysir Strokkur. Ogni tappa regala una sorpresa – una curva dopo la quale la vista si apre improvvisa e invita a fermarsi.
Tra geyser e paesaggi vulcanici: la potenza della natura islandese
La giornata parte presto. Sono appena le otto quando, lasciata Reykjavík alle spalle, ci si ritrova subito immersi nella campagna islandese. I prati sono ancora bagnati dalla pioggia della notte; sulle colline qualche cavallo sembra prendersela comoda. A Þingvellir, il Parco Nazionale, i sentieri si snodano tra fratture di lava e muschio: è qui che, secondo le guide locali, la storia del Paese è iniziata mille anni fa con il primo parlamento vichingo. Poco più avanti, il geysir Strokkur spara ogni sei-otto minuti un getto d’acqua bollente nell’aria. Una famiglia tedesca si avvicina cauta; il bambino resta a bocca aperta, stringendo forte la mano del padre.
Vicino a Haukadalur l’odore di zolfo è pungente e ti resta addosso. Si resta lì a guardare: il suolo vibra per un attimo, poi l’acqua schizza in alto per poi ricadere pesante nel cratere. Un fotografo francese racconta: “Ho aspettato più di venti minuti per scattare la foto giusta, ma non puoi mai prevedere esattamente quando succederà.”
Cascate e silenzi, da Gullfoss a Skógafoss
Poco più a est si incontra la prima grande cascata, la potente Gullfoss. L’acqua cade a gradoni su due livelli prima di sparire nella gola sottostante. Sul sentiero vicino alla cascata le goccioline sospese creano arcobaleni improvvisi – anche se spesso bisogna tirare su il cappuccio per via del vento gelido. Secondo alcune stime locali in questa stagione passano non più di cento persone al giorno.
Lungo la statale 1, la famosa Ring Road, l’itinerario continua verso sud. Qui la natura si fa ancora più selvaggia: davanti alla cascata Skógafoss, alta circa sessanta metri, il fragore copre qualsiasi altro rumore. Un gruppo di ragazzi italiani prova ad avvicinarsi ma viene respinto dalla nebbia d’acqua.
Lagune di diamanti e spiagge nere: i contrasti del Sud
Solo oltrepassati i grandi ghiacciai ci si ritrova davanti a uno degli spettacoli più noti – ma mai troppo affollati – dell’Islanda: la laguna glaciale Jökulsárlón. I blocchi di ghiaccio galleggiano lentamente sull’acqua fino alla riva opposta, dove le onde li spezzano sulla cosiddetta Diamond Beach. Sono passate da poco le tre del pomeriggio quando una guida locale spiega che nelle giornate limpide si possono contare decine di foche intorno alla laguna. Alcuni turisti danesi scattano foto; altri ammirano le pietre di basalto che emergono come sculture lungo la sabbia nera.
La giornata finisce nei piccoli centri costieri – Hofn è uno di questi –, dove le case colorate sembrano sparse senza un ordine preciso lungo la costa. Nei ristoranti già alle sette si cena: zuppe calde di pesce e pane nero serviti da ragazzi del posto che raccontano storie di tempeste e inverni lunghissimi.
Lontani dal turismo di massa: un altro ritmo
Qui nel sud dell’Islanda, specialmente fuori stagione, il tempo sembra allungarsi. Gli alberghi sono mezzi vuoti e per strada incontri più pecore che macchine a noleggio. Una turista polacca dice: “Volevamo stare lontani dalla folla e non immaginavo che qui il silenzio potesse fare così tanto rumore.” I prezzi restano alti (una camera doppia arriva quasi a 180 euro a notte), ma l’esperienza restituisce un contatto diretto con una natura vera.
I sei giorni finiscono quasi senza accorgersene. Rimane addosso quella sensazione di aver attraversato una terra giovane dove le forze naturali sono sempre sul filo del rasoio. Chi parte porta con sé lo scricchiolio del ghiaccio sotto i passi e il rombo lontano di una cascata – dettagli che anche dopo settimane continuano a fare compagnia.