Filadelfia, 1 novembre 2026 – Dopo più di cinquant’anni di immobilità lungo un molo del porto di Filadelfia, la leggendaria SS United States si prepara a compiere la sua ultima traversata: sarà affondata per trasformarsi in una barriera corallina artificiale. La decisione, presa nelle ultime ore, è stata ufficializzata dagli amministratori della “SS United States Conservancy”, l’associazione che da anni lotta per salvare il celebre transatlantico.
Una scelta che si aspettava da tempo
Per tanti, la SS United States è molto più di una semplice nave. Costruita nel 1952 nei cantieri Newport News Shipbuilding in Virginia, detiene ancora oggi un record imbattuto: attraversare l’Atlantico in appena tre giorni, dieci ore e quaranta minuti. “Era la nave dei record”, ha ricordato con voce sommessa Richard O’Connell, ex macchinista novantenne, contattato telefonicamente ieri pomeriggio. Negli ultimi trent’anni però il transatlantico è rimasto ancorato al molo 82 del fiume Delaware, consumato dalla ruggine e dal tempo, in attesa di un futuro che – per motivi economici e logistici – non è mai arrivato.
Il piano per una rinascita sotto il mare
La svolta è arrivata dopo l’ultima riunione del Consiglio della Conservancy, quando la presidente Susan Gibbs ha ammesso: “Le risorse sono finite. O lasciamo che la nave si deteriori lentamente o scegliamo una fine che abbia senso”. Così è nata l’idea di affondare la nave al largo della costa del New Jersey, dove diventerà una barriera corallina artificiale, un rifugio per flora e fauna marina. Un destino simile hanno avuto altre navi negli Stati Uniti, come la USS Oriskany vicino alla Florida. Secondo gli ingegneri che coordinano le operazioni – tra cui il tecnico ambientale Mark Taylor –, l’affondamento è previsto “entro la primavera 2027”, dopo mesi di lavori di bonifica e rimozione delle sostanze inquinanti.
Un simbolo nazionale verso il silenzio
Ex membri dell’equipaggio e storici navali hanno accolto la notizia con sentimenti contrastanti. “Era un pezzo d’America”, ha sospirato Robert Dickson, autore del libro “L’ultimo viaggio”. L’idea di trasformarla in un museo galleggiante era stata spesso discussa, ma i costi del restauro – oltre 200 milioni di dollari – avevano spento ogni speranza. Negli anni recenti erano rimasti solo pochi elementi originali; gran parte degli arredi era stata rimossa o andata perduta.
Impatto ambientale e reazioni dalla comunità
Secondo gli esperti dell’Environmental Protection Agency (EPA), l’intervento dovrà rispettare protocolli severi per proteggere l’ecosistema marino. Verranno rimossi motori, oli industriali e materiali tossici; lo scafo sarà forato appositamente per far entrare acqua e favorire la colonizzazione da parte dei coralli. “Non possiamo permetterci sostanze nocive nell’oceano”, ha spiegato Elizabeth Moran, biologa marina dell’università di Rutgers. Intanto sul porto si vedono curiosi e nostalgici: qualcuno si ferma al bar “Dockside” a commentare a bassa voce la notizia appena diffusa. “Era ora”, confida tra un sorso e l’altro un operaio del porto, “almeno così potrà servire ancora a qualcosa”.
Memoria e malinconia in città
Per Filadelfia, che aveva fatto della nave uno dei suoi simboli silenziosi (la sagoma bianca e blu era visibile da South Columbus Boulevard), questa partenza segna una pagina nuova ma anche malinconica. Alcuni cittadini chiedono che almeno qualche frammento dello scafo o qualche elemento decorativo venga conservato nei musei locali. Secondo le prime voci, il Consiglio Comunale sta valutando una cerimonia pubblica prima che la nave venga spostata verso il mare aperto. La data non è ancora stata decisa.
Un’eredità difficile da replicare
La SS United States aveva trasportato presidenti (Eisenhower e Kennedy tra i tanti), attori come Marilyn Monroe, campioni dello sport e migliaia di emigranti diretti oltreoceano verso una nuova vita. Un lungo viaggio carico di ricordi che ora trova una conclusione sotto acqua, tra pesci e correnti. Non tutti però condividono questo destino: gruppi di appassionati e associazioni storiche continuano a chiedere soluzioni alternative anche se – come spiega Susan Gibbs – “le possibilità sono ormai esaurite”.
L’ultimo viaggio della nave dei record sarà forse più silenzioso dei precedenti, ma nelle acque dell’Atlantico lascerà un segno indelebile della sua lunga storia americana.