Le 7 Foreste Rinascimentali da Scoprire in Italia: Natura Incontaminata per l’Estate 2024

Giulia Ruberti

19 Agosto 2026

Milano, 19 agosto 2026 – In Italia, dove i boschi di pianura si diradano sempre di più a causa di disboscamenti e crisi economiche, succede il contrario tra le valli interne e le montagne: lì dove l’uomo ha fatto fagotto, le foreste tornano a farsi spazio. Non solo sulle Alpi e sugli Appennini. I dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) raccontano che in dieci anni la superficie boschiva nazionale è aumentata di circa 180.000 ettari, una storia che dice molto sul rapporto difficile tra economia e ambiente.

Le foreste arretrano in pianura

A soffrire di più sono soprattutto le aree di pianura – Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto – dove l’agricoltura, la crescita delle città e ultimamente l’incertezza del mercato immobiliare spingono a tagliare ancora. “Venti anni fa qui i filari erano il doppio”, spiega Luca Verdi, che guida una piccola cooperativa nel Parco del Ticino. Ci sono i disboscamenti autorizzati per fare spazio a vigneti o mais, ma pure i tagli abusivi, un fenomeno che la Guardia Forestale (ora parte dell’Arma dei Carabinieri) non riesce a frenare.

Ma non è solo questione di modernità. In molti casi sono proprio gli agricoltori a rinunciare ai boschi per difficoltà economiche: “Quando mancano i soldi, il bosco diventa solo legna da bruciare”, racconta un coltivatore del Cremonese. E i segni si vedono bene: tra Brescia e Mantova, le siepi nelle zone di risorgiva spariscono a vista d’occhio.

L’Appennino riconquista i boschi

Poi arriva il contrario. Dove i paesi si svuotano – sull’Appennino piacentino, in Lunigiana, nelle alte valli del Cilento – la foresta torna padrona. Pascoli abbandonati si trasformano in fitte macchie di aceri, carpini e noccioli in meno di vent’anni. “Solo nel mio comune sono sparite cinque stalle in dieci anni”, conferma Stefania Bertolini, assessore all’ambiente di Farini (PC). “Ora molti sentieri sono impraticabili perché i boschi hanno preso il sopravvento”.

L’Ispra parla chiaro: questa crescita riguarda soprattutto quote intermedie tra 600 e 1200 metri d’altitudine. Si tratta però di boschi giovani e spesso difficili da raggiungere. “Qui la natura non ha bisogno dell’uomo”, sottolinea Elena Granelli, botanica all’Università di Parma. La biodiversità aumenta: più cinghiali, caprioli e piccoli carnivori – ma con qualche grattacapo per chi ancora abita la zona.

Economia e clima: la partita resta aperta

La contraddizione è evidente: mentre le foreste in pianura spariscono minacciando aria pulita e fauna locale, il ritorno dei boschi sulle montagne porta nuove sfide. C’è chi ci vede un’opportunità anche turistica. Gli esperti di forest bathing segnalano un crescente interesse per aree intatte come Val Borbera e Alta Valtiberina: percorsi poco battuti, aria fresca e silenzio quasi totale.

Ma non mancano le tensioni. “Non sempre lasciare fare alla natura è una buona notizia”, avverte Andrea Dini della Società Italiana di Selvicoltura. Questi nuovi boschi non producono legname pregiato e possono aumentare il rischio incendi senza una gestione attenta. Più ombra significa anche meno pascoli e minore biodiversità legata agli spazi aperti.

I custodi del verde: memoria viva

Nel mezzo restano quelli che hanno scelto di vivere fra gli alberi. Come Paolo Mainardi, ex maestro elementare trasferitosi da Milano a Castelsaraceno (PZ), che ogni mattina controlla sentieri e fontanili: “Il bosco va rispettato – confida –, ci vuole delicatezza”. Una presenza discreta ma fondamentale: senza questa attenzione molte zone rischiano l’abbandono completo.

Secondo Coldiretti oggi quasi 1 italiano su 4 cerca esperienze nel verde: camminate organizzate, soggiorni in rifugi o raccolta castagne. Un ritorno che riguarda però più il tempo libero che il lavoro vero.

Ecco allora il paradosso: mentre la modernità allontana i boschi dalle pianure fertili, altrove — nei luoghi dimenticati — la natura riprende possesso del territorio. Regala angoli dove sembra che tutto sia rimasto com’era, anche se poi ogni storia è sempre diversa da quella precedente.

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