Milano anni Settanta rivive in I convitati di pietra di Michele Mari, Premio Strega 2026

Simona Carlini

9 Luglio 2026

Milano, 9 luglio 2026 – Un gioco tra amici di vecchia data ha riportato ieri sera nel centro di Milano quell’aria unica degli anni Settanta, fatta di chiese nascoste, trattorie tranquille e passeggiate senza una meta precisa nei quartieri più eleganti. Tutto è partito, come raccontano, da un caffè al bar Jamaica in via Brera, poco dopo le 18: tre uomini intorno ai settant’anni – Franco Bellini, ex funzionario delle poste; Carlo Maggi, con un passato in casa editrice; Gigi Rossi, memoria storica di Porta Venezia – si sono lanciati una sfida: “Riusciamo a passare una serata come quelle di cinquant’anni fa, senza smartphone né orologi?”. Così è iniziato il loro viaggio tra ricordi e presente.

La scommessa prende vita nei luoghi simbolo

I tre – spesso visti insieme vicino a corso Garibaldi, “sempre insieme da una vita”, racconta la barista Lucia Porro – sono partiti alle sette precise da via Solferino, senza appuntamenti. Da lì hanno camminato fino alla chiesa di San Marco, un punto fisso delle loro gioventù. “Qui venivamo a chiacchierare sulle scale o a rifugiarci dalla pioggia”, ha ricordato Maggi mentre Bellini rideva al ricordo di quella volta che il sagrestano li cacciò perché troppo rumorosi.

Nel quartiere Brera la luce calda del tramonto illuminava i marciapiedi consumati. Il trio si è fermato al ristorante Il Liberty: dicono che un tempo era tappa fissa per un “risotto giallo che non sbagliava mai”. Marco Bruni, il proprietario di oggi, li ha riconosciuti subito: “Non cambiano mai. Si siedono, ordinano quello che prendevano da giovani e chiacchierano per ore”.

Milano cambia ma resta quella di sempre

La città intorno era diversa: più rumore di traffico, qualche negozio chiuso e taxi che sfrecciavano anche in seconda fila. Eppure per quei tre amici sembrava che il tempo si fosse fermato. Rossi si è soffermato davanti alla vetrina della vecchia libreria in via Statuto, ora trasformata in boutique. “Un tempo passavamo qui i pomeriggi – adesso i libri li trovi solo online”, ha detto con una punta di malinconia.

Durante il percorso hanno incrociato anche il piccolo cinema Arlecchino, riaperto da poco dopo anni di chiusura. Un segno che qualcosa si salva ancora: “Da ragazzi vedevamo film in bianco e nero qui dentro. Ora fanno retrospettive sugli stessi registi”, ha sottolineato Maggi.

Ricordi condivisi e nuove abitudini

Secondo la barista Porro la serata è finita all’osteria Antica in via Fiori Chiari. Al tavolo sono arrivate polpette, un bicchiere di vino rosso della casa e “due risate come non se ne sentivano da tempo”. Solo allora – come un rito – è spuntato fuori un vecchio album con foto scattate con una Kodak Instamatic. Le immagini ingiallite mostravano volti familiari: amici ormai lontani, fidanzate di allora e persino postini seduti su una panchina sotto il sole d’agosto.

“Erano altri tempi ma certe cose restano”, ha detto Bellini mentre la notte calava sul centro città. A pochi passi i giovani seduti fuori dai locali li guardavano sorridendo con curiosità. Un momento silenzioso e quasi sospeso.

Il senso vero della scommessa nostalgica

Perché questa sfida? Maggi spiega: “Non era solo nostalgia; volevamo vedere se Milano è ancora quella città dove basta camminare per sentirsi a casa”. Una città che cambia ma conserva angoli nascosti e storie semplici. Rossi aggiunge: “Ci sono rituali che non perdono senso, nemmeno ora che tutto corre troppo veloce”.

La cronaca della serata già gira tra i tavolini dei bar del centro. E forse questa passeggiata senza orologi né cellulari rimarrà tra le piccole storie di quartiere a dimostrare che anche nella metropoli dei grattacieli può esserci spazio per legami veri e ricordi condivisi.

Milano, vista dagli occhi di tre amici che non hanno mai smesso di camminare insieme.

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